Io non parlerei di “civiltà” perché sembra di parlare esclusivamente di razza umana, si dovrebbe pensare a forme di intelligenza, che poi evolvano tutte quante in un aspetto umanoide ci consentirebbe un approccio di un qualche tipo.
Considerando che l’universo ha 13,8 mld di anni e l’homo sapiens è apparso sulla Terra dopo 4 mld di anni, là fuori hanno avuto 13,8 – 4 = 9,8 mld di anni perché si sviluppino forme di intelligenza, molte di esse forse si sono auto estinte, non sono sopravvissute alla propria stella, oppure si sono evolute così tanto da essere in grado di cercarsi di che vivere in altri sistemi stellari, quindi sarebbero diventati dei viaggiatori cosmici o abitanti del cosmo con un notevole adattamento del corpo fino a non aver bisogno di un vero pianeta che diventerebbe un’opzione.
Un pianeta servirebbe solo per le sue risorse e forse usano direttamente le stelle per fare il pieno d’energia.
Dalle ricerche fatte sulla ISS le conseguenze dell’assenza di gravità sul corpo umano fanno supporre che le estremità si riducano e la testa aumenti di dimensioni, si riducono i globuli rossi, il sistema immunitario diventa meno forte, le radiazioni cosmiche sono mutagene, ora provate ad immaginare come evolveremmo fisicamente una volta che abbiamo risolto gli ultimi due punti se fossimo costretti a cercare casa per millenni o milioni d’anni nella Via Lattea.
La nostra immagine (vedi copertina) finale non sarebbe per nulla dissimile da come siamo abituati a vederci rappresentati gli extraterrestri.
Ci sarebbe anche una seconda via, immaginate che TUTTI gli aspetti negativi che la lunga permanenza nello spazio procura al nostro corpo, siano risolti, significa che avremmo un super DNA autoriparante, d’altronde anche oggi in scala minore è chiamato a fare questo compito parecchie volte. Ma un super DNA potrebbe darci forza sufficiente per vivere anche su pianeti con una gravità maggiore di quella che ha la Terra, vivere a lungo nello spazio in attesa che sul suolo di un nuovo pianeta abitabile si sia potuto mettere delle basi sostenibili, durature e rispettose dell’ambiente poi un gruppo scenderebbe per iniziare una nuova civiltà. Gli altri rimasti nello spazio essendo oramai votati ad una missione di sopravvivenza dell’uomo proseguono nella ricerca di nuovi pianeti abitabili. In futuro quando decidono di tornare sui loro passi, potrebbe essere passato così tanto tempo che le fondamenta che avevano preparato si sono distrutte e l’uomo ha dovuto ripartire da zero.
Tutto questo non fa altro che aumentare la nostra curiosità su molte storie raccontate nei vecchi manoscritti di nostra conoscenza, ad esempio gli Anunnaki che a questo punto non sarebbero solo divinità dei sumeri ma qualcosa di più tangibile. D’altronde sappiamo abbastanza su qual’è il processo di divinizzazione di un qualcosa o un’entità sconosciuta e nulla ci vieta d’ipotizzare che gli eventi spingano in una direzione piuttosto che un’altra lo sviluppo della vita.

La risposta alla domanda è sì, ma debbo dire che è molto più probabile che sia verosimile la storia degli Anunnaki rispetto a quella d’individuare e metterci in contatto con intelligenze aliene usando i nostri mezzi.
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