In un incidente stradale in auto da solo a 120 km/h, sono scivolato in curva perché c’era bagnato con l’aggravante di un po’ di ghiaietta che solitamente non c’è mai.
Piano campagna 2 mt più in basso.
Ho capottato, ho visto il cielo sotto il cofano, buio e un istante dopo stavo rotolando per inerzia sul prato, macchina fermata col muso puntato verso la strada.
Mi sono alzato e avvicinato all’auto che era a una decina di mt per risalire e continuare il viaggio verso casa, ma mancava il parabrezza e non si avviava (nella marmitta si era conficcata della terra per una profondità di 30 cm). Comportamento da automa, come se facendo qualcosa potessi cancellare, resettare quanto era successo.
Ho avuto la fortuna che si sono fermate due o tre macchine, uno che si è accorto che avevo qualcosa che non era a posto mi ha portato in PS e poi mi hanno ricoverato fermo a letto per una settimana con traumi, contusioni ed escoriazioni multiple.
Poi ho analizzato tutte le cause e fattori dell’incidente. All’epoca stavo preparando un programmino in basic che serviva a me per calcolare Trasportatori a Nastro a norme UNI, su quelli che venivano chiamati handeld computer, ne avevo uno della Canon l’X-07 che tra l’altro possiedo ancora, ma dovevo presentarmi presso un’azienda dove il lavoro fatto avrebbe dovuto permettermi di fare in poche ore quello che si fa in una settimana.
Il problema era che la volontà di finirlo mi fece fare in bianco la notte precedente e dormito poco quelle prima, e dopo aver fatto bella figura dal cliente, verso le 15 tornai a casa (saltando il pranzo) per seguire in TV il ritorno in F1 di Niki Lauda in Sud Africa, era il 1982 e la gara si svolgeva il sabato.
Quindi, la fretta, fondo stradale non idoneo, gomme ricoperte (non rigenerate come fanno oggi), la velocità, ma soprattutto lo stress accumulato anche se la stanchezza non la sentivo non permettevano d’essere riflessivi quanto serve.
Ovviamente conoscersi ha evitato che capitasse di nuovo, per due volte mi sono fermato in autostrada in un’area di servizio, dicendomi che se mi addormento non importa dopo quante ore mi sveglio, si vede che ne avevo bisogno. Ed ho fatto bene. Mi sceglievo comunque posti in vista, chiunque entrava od usciva dal bar volendo poteva scorgermi, lo facevo per sentirmi sicuro e non rimanere sveglio a fare la guardia.
La cosa più sorprendente che ho scoperto scambiando due parole con le persone che conoscevo su questo incidente, è che nessuno pur avendone avuto uno grave, ha mai ammesso le sue responsabilità, solo uno riconobbe come un pregio l’autoanalisi che mi ero fatto. In definitiva non capivo perché gli altri non avrebbero dovuto cercare le ragioni vere di un loro incidente, se facevano finta o se non volevano farmi capire di non averlo fatto.