Identifichiamo i cavi
Utilizzo dei nuovi cavi sottomarini
Perché nei paesi del Golfo?
Investitori dei Data Center del Golfo
Possibili danni dal taglio dei cavi sottomarini
Identifichiamo i cavi
Secondo valutazioni la banda globale dei cavi sottomarini dello Stretto di Hormutz rappresentano l’1% del globale, ma penso che poche regioni al mondo fanno migliaia di miliardi di dollari di fatturato come quelli del Golfo.
Perciò scopriamo le caratteristiche dei cavi che passano nello Stretto di Hormutz.

GBICS/MENA, posato nel 2012, lunghezza 5.270 km.
Proprietari Ponte Internazionale del Golfo
Fornitori PublicCom
URL gbiinc.com
Note: GBI possiede l’intero sistema. Telecom Egypt possiede una delle coppie di fibre ottiche che collegano l’unità di diramazione vicino all’Oman a Mumbai, acquisita dalla MENA Cable Company. GBI possiede una coppia di fibre ottiche sul cavo MENA che collega l’Oman all’Italia.
Punti di approdo: Bahrein – India – Iran – Iraq – Kuwait – Oman – Qatar – Arabia Saudita – Emirati Arabi Uniti.
Questo cavo attraversa due volte lo Stretto di Hormutz e serve esclusivamente per dare accesso a internet ai paesi del Golfo.

2Africa, posato nel 2024, lunghezza 45.000 km.
Proprietari Bayobab, China Mobile, Meta, Orange, Telecom Egypt, Vodafone, WIOCC, center3
Fornitori ASN
URL 2africacable.com
Punti di approdo per paese: Angola – Bahrain – Comoros – Congo 2 – Costa d’Avoiro – Gibuti – Egypt 4 – France – Gabon – Ghana – Greece – India – Iraq – Italy – Kenya 2 – Kuwait – Madagascar – Mozambique 2 – Nigeria 2 – Oman 2 – Pakistan – Portugal – Qatar – Arabia Saudita 2 – Saudi Arabia 2 – Senegal – Seychelles – Somalia 2 – South Africa 2 – Sudafrica 2 – Spagna 2 – Sudan – Tanzania – Emirati Arabi Uniti 2 – Regno Unito.
Situazione attuale: Nel marzo 2026, quando il Golfo Persico è diventato una regione inaccessibile, la società di produzione ha dichiarato lo stato di emergenza. Ora il corpo principale del cavo si trova sul fondale marino, ma i lavori di collegamento alla riva (gli ultimi chilometri) sono stati abbandonati.
I paesi del Golfo saranno collegati a internet con una derivazione di questo cavo, la sua interruzione comporterà esclusivamente un ritardo indefinito delle future espansioni, ma non impedirà al cavo principale di funzionare correttamente dall’India fino all’Europa.

AAE-1, posato nel 2017, lunghezza 25.000 km.
Proprietari China Unicom, Djibouti Telecom, Hyalroute, Metfone, Mobily, National Telecom, OTEGLOBE, Ooredoo, PCCW, Pakistan Telecommunications Company Ltd., Reliance Jio Infocomm, Retelit, TIME dotCom, TeleYemen, Telecom Egypt, VNPT International, Viettel Corporation, Zain Omantel International, e&
Fornitori NEC, SubCom
URL aaeone.com
Punti di approdo per paese: Cambogia – Cina – Gibuti – Egitto 2 – Francia – Grecia – India – Italia – Malesia – Myanmar – Oman – Pakistan – Qatar – Arabia Saudita – Tailandia 2 – Emirati Arabi Uniti – Vietnam – Yemen.
I paesi del Golfo sono collegati a internet con una derivazione di questo cavo, la sua interruzione comporterà l’esclusione da internet dei paesi del Golfo, ma non impedirà al cavo principale di funzionare correttamente dall’India fino all’Europa.

FIG, completamento previsto per Dicembre 2027, lunghezza 1.931 km.
Proprietari Ooredoo
Fornitori ASN
URL ooredoo.com
Punti di approdo: Bahrein – Iraq – Kuwait – Qatar – Arabia Saudita – Emirati Arabi Uniti.
Situazione attuale: Questo progetto è stato praticamente vittima degli eventi dello «Stretto di Hormuz», i suoi lavori di costruzione sono stati interrotti all’inizio del 2026 a causa delle tensioni marittime.
Questo cavo sottomarino serve per portare dentro al Golfo internet tramite un nodo principale in Oman, un’espansione della banda dati ma solo nel momento in cui l’opera sarà completata. Il suo taglio ritarderà indefinitamente questa espansione.

SeaMeWe-6, posato entro 2027, lunghezza 21.700 km.
Proprietari Bahrain Telecommunications Company (Batelco), Bangladesh Submarine Cable Company Limited (BSCCL), Bharti Airtel, China Unicom, Dhiraagu, Djibouti Telecom, Microsoft, Mobily, Orange, PCCW, Singtel, Sri Lanka Telecom, Telecom Egypt, Telekom Malaysia, Telin, Transworld
Fornitori PublicCom
URL: …
Note: Il ramo di SeaMeWe-6 nel Golfo si estende fino al Bahrain. Gli approdi in Bahrain, Oman, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, insieme ad ulteriori coppie di fibre sul cavo principale dal Bahrain all’Oman, sono interamente di proprietà di Batelco, che la società chiama Al Khaleej. Airtel possiede coppie di fibre private che si estendono da Singapore a Chennai e Mumbai.
Punti di approdo: Bahrein – Bangladesh – Gibuti – Egitto 2 – India 2 – Malesia – Maldive – Oman – Pakistan – Qatar – Arabia Saudita – Singapore – Sri Lanka – Emirati Arabi Uniti.
Situazione attuale: Il cavo avrebbe dovuto sostituire più rapidamente il vecchio cavo SMW5, ma a causa di problemi di sicurezza nel Mar Rosso, il suo lancio è stato posticipato alla fine del 2027.
I paesi del Golfo con questo cavo ottengono l’accesso a internet ma il suo taglio non incide sul cavo principale. Il suo taglio nella situazione attuale implica un ritardo indefinito dei futuri ampliamenti della banda dati a tempo indeterminato soo nel Golfo.

FALCON, posato nel 2006, lunghezza 10.300 km.
Proprietari BANDIERA
Fornitori ASN
URL flagtel.com
Punti di approdo: Bahrein – Egitto – India 2 – Iran 2 – Iraq – Kuwait – Maldive – Oman 2 – Qatar – Arabia Saudita 2 – Sri Lanka – Sudan – Emirati Arabi Uniti – Yemen 2.
Questo cavo attraversa due volte lo Stretto di Hormutz e il suo taglio interrompe i collegamenti con i paesi extra Golfo con cui sono collegati.

OMRAN/PEG, posato nel 2013, lunghezza 600 km.
Proprietari Vodafone, Zain Omantel International
Fornitori ASN
URL omantel.com
Punti di approdo: Iran 2 – Oman 3.
Questo cavo potrebbe salvarsi dal taglio perché di 5 approdi 4 sono nel Golfo di Oman e servono per tenere in comunicazione Iran e Oman e con le reti internazionali. Tagliarlo significa interrompere tra loro due approdi in Oman (uno prima dello stretto e uno dopo).
| Approdi | GBICS/ 51,2Tbps MENA 5,76Tbps | 2Africa 180Tbps | AAE-1 100Tbps | FIG 720Tbps | SeaMe We-6 132Tbps | FALCON 2,56Tbps | OMRAN/ PEG 4Tbps |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Bushehr, Iran | 2012 | ||||||
| Bandar Abbas, Iran | 2006 | ||||||
| Jask*, Iran | 2013 | ||||||
| Chabahar*, Iran | 2006 | 2013 | |||||
| Al Faw, Iraq | 2012 | Futuro | Futuro | 2006 | |||
| Al Safat, Kuwait | 2006 | ||||||
| Al Khobar, Arabia Saudita | 2012 | Futuro | Futuro | 2006 | |||
| Manama, Bahrain | Futuro | Futuro | 2006 | ||||
| Al Hidd, Bahrain | 2012 | Futuro | |||||
| Al Ghariya, Qatar | Futuro | ||||||
| Al Daayen, Qatar | 2012 | ||||||
| Doha, Qatar | Futuro | 2017 | Futuro | 2006 | |||
| Abu Dhabi, U.A.E. | Futuro | Futuro | Futuro | ||||
| Dubai, U.A.E. | 2006 | ||||||
| Fujairah*, U.A.E. | 2012 | 2017 | |||||
| Kalba*, U.A.E. | Futuro | ||||||
| Khasab, Oman | 2006 | 2013 | |||||
| Diba*, Oman | 2013 | ||||||
| Barka*, Oman | Futuro | Futuro | 2013 | ||||
| Al Seeb*, Oman | 2012 | 2006 | |||||
| Muscat*, Oman | Futuro | ||||||
| Al Bustan*, Oman | 2017 | ||||||
| Salalah**, Oman | Futuro |
* Approdi nel Golfo di Oman
** Approdi nel Mar Arabico
L’UAE ha approdi nel Golfo di Oman e l’Oman sia nel Golfo di Oman che nel Mar Arabico con cavi già esistenti, ciò permette loro di conservare una connessione diretta con le reti internazionali e diventeranno dei tramite per coloro che ne sono tagliati fuori.
| Stati del Golfo Persico | Tbps Attuali | Tbps Futuri | Tbps TOTALE | Tbps dopo taglio cavi |
|---|---|---|---|---|
| Iran | 63,52 | – | 63,52 | 6,56 |
| Iraq | 59,52 | 900 | 959,52 | 0 |
| Kuwait | 2,56 | – | 2,56 | 0 |
| Arabia Saudita* | 59,52 | 900 | 959,52 | 0 |
| Bahrain | 59,52 | 1032 | 1091,52 | 0 |
| Qatar* | 159,52 | 1032 | 1.191,52 | 0 |
| Emirati Arabi Uniti* | 159,52 | 1.032 | 1.191,52 | 156,52 |
| Oman | 163,52 | 1032 | 1195,52 | 163,52 |
1 Tbps = 1.000.000 Mbps – Tbps = Tera bit per secondo, Mbps = Mega bit per secondo.
* Paesi in cui era stato pianificato di realizzare grandi data Center per Cloud e IA.
Coloro che hanno l’approdo dei cavi solo nel Golfo Persico potranno continuare ad utilizzare i cavi terrestri che avevano steso prima del 2006, con capacità in Tbps molto ridotte. Tre Paesi vedranno cadere in modo drastico la loro banda internet, sono il Qatar, il Bahrein e il Kuwait, lo schema che segue mette in luce attraverso chi si potranno collegare alla rete internazionale.

La «gravità» del taglio dei cavi sottomarini sarà Molto elevata per Kuwait, Qatar e Bahrein, Elevata per l’Iraq e Moderata per Arabia Saudita, e Lieve per UAE, Oman e Iran.
Gli operatori dovranno reinstradare il traffico attraverso i router secondo nuovi criteri e accordi con i gestori internet. Comporterà un rallentamento elevato delle reti anche in paesi non direttamente coinvolti.
Nello schema non è indicato che l’UAE ha due approdi diretti con i cavi terrestri esistenti sul Golfo di Oman ma sostanzialmente occorre vedere con quali cavi terrestri si sopperisce alla perdita globale di 159,52 Tbps di cavi sottomarini tagliati.
L’Arabia Saudita e Oman rappresentano due importanti paesi di passaggio per gli altri paesi del Golfo verso le reti internazionali, mentre l’Iraq offre un ulteriore corridoio terrestre verso la Turchia e infine l’Europa.
Attualmente nella penisola Arabica ci sono tre cavi terrestri per internet:
- BGN (batelco Gulf Network) che collega i sei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo. È lungo 1400 km ed una capacità totale di 17,6 Tbps da ridurre a 8 perché la restante banda è protetta (suppongo per uso militare e intelligence)
- MEETS – Middle East-Europe Terrestrial System. È lungo anch’esso 1400 km, collega Kuwait City – Kuwait, Ghunan – Arabia Saudita, Jasra – Bahrain, Dubai – Emirati Arabi Uniti e Doha – Qatar. La capacità è di 2,3 Tbps (all’inizio era di soli 200 Gbps)
- Silk Route Transit – Iraq. È una rete terrestre irachena che collega o punta a collegare l’Iraq con i Paesi confinanti: Turchia, Siria, Iran, Kuwait, Arabia Saudita. Il suo obiettivo è creare un corridoio terrestre fra Europa e Asia, attraverso l’Iraq e la Turchia. Nel gennaio 2025 iQ Networks dichiarava oltre 1 Tbps di capacità di transito terrestre. La rete era ancora in espansione.
Quindi i paesi del Golfo si ritroverebbero che da un totale di (159,52+11,3) = 170,82 Tbps, a soli 11,3 Tbps.
La loro banda si ridurrebbe di circa 15,1 volte.
Questo numero da solo spiega quanto siano strategici in caso di conflitto i cavi sottomarini, puntare tutto su di essi senza aggiornare prima quelli terrestri non si è rivelato, indipendentemente dal conflitto, un investimento equilibrato.
Utilizzo dei nuovi cavi sottomarini
Attualmente i cavi sottomarini previsti per future connessioni sono stati posati in fondo al mare per l’equivalente di miliardi di dollari già spesi, gli approdi non sono completi non si sa quanti ne mancano, quindi, la situazione attuale/futura di approdi per il Golfo Persico è 23/45, per l’Iran 5/5 per l’Europa 3/10.
Perciò i paesi che si affacciano sul Golfo Persico (Iraq, Kuwait, Arabia Saudita, Bahrein, Qatar e Oman) non solo si ritrovano con i loro progetti di raddoppio dei nodi bloccati, ma con il rischio di perdere l’utilizzo dei vecchi cavi sottomarini nel caso in cui la banda di criminali composta dall’accoppiata di Israele e USA decidessero di fare insieme o singolarmente un nuovo attacco militare contro l’Iran, facendo arretrare nei paesi del Golfo, di 20 anni le capacità di connessione a internet.
Ma se confrontiamo la capacità di trasmissione dei vecchi cavi con i progetti da completare, si evidenzia un danno molto maggiore. Abbiamo per i vecchi cavi 157,76 Tbps a cui si aggiungono altri 1.032 Tbps con i futuri cavi sottomarini, quindi, ottenendo un incremento di 6,54 volte i Tbps attuali. Considerando che 1 Tbps vale 1 milione di Mbps, perciò l’espansione prevista vale circa 20 milioni di utenze da 50 Mbps.
Ma se nei paesi del Golfo hanno tutti accesso a internet, a parte l’Iraq ancora all’81%, a che cosa serve tutta quella potenza di fuoco dei nuovi cavi marini?
Doveva servire per i futuri data center dedicati al cloud e all’IA che alcune società avevano pianificato di fare, penso almeno 4~5 anni fa.
Perché nei paesi del Golfo?
Perché nei paesi del Golfo l’energia costa circa 8~10 volte meno che da noi nonostante debbano aggiungere un costo per desalinizzare l’acqua di raffreddamento dei server. Alcune proiezioni fatte su un Data Center ipotetico di 600.000 server, si suppone che si possa risparmiare solo in energia elettrica circa 50 milioni di euro all’anno, per non parlare delle agevolazioni fiscali, esenzioni doganali e il Qatar che fornisce un sostegno fino al 40% delle spese ammissibili, fanno diventare i paesi del Golfo una vera manna per chi intende investire nel Cloud e IA. Considerando lo sviluppo accelerato di queste tecnologie che vedono la Cina presentarsi al mondo come competitor agguerrito, era fondamentale abbattere i costi per non fare bagni di sangue, come purtroppo siamo stati costretti a fare per alcune scelte dal 2020 e su cui sorvoliamo in questa sede. Quindi potete immaginare come le grandi aziende tecnologiche si siano buttate a capofitto in nuovi progetti proprio nei paesi del Golfo, nonostante l’enormità di capitali di cui dispongono da permettergli di realizzarli nel proprio paese senza problemi, per i quali però avrebbero incontrato parecchi ostacoli per la sostenibilità ambientale, erosione di risorse d’acqua destinate per il consumatore, costo energia elettrica, sostegni economici, che avrebbero irritato la popolazione, trattata sempre come una mandria di schiavi.
In base ad un test fatto dalla Microsoft, un data center in una capsula sottomarina con 855 server nell’arco di due anni ha avuto un ottavo dei guasti rispetto un data center di controllo a terra, oltre ad un risparmio nel consumo di energia per il raffreddamento, zero consumo di acqua dolce, zero consumo di territorio, vulnerabilità inferiore e aggiungo che nei paesi occidentali riceverebbe la massima approvazione per il minor impatto ambientale. Ma siccome la Microsoft pur avendo avuto riscontri positivi, il loro sito con i dati e prove dell’esperimento non è più online da due anni, quindi, abbandonano l’idea. Per contro i cinesi, invece, hanno colto positivamente questi test ed hanno costruito e messo in funzione un primo data center marino con 400 server equivalenti a 30.000 PC da gioco.
Ma allora perché non hanno pensato la stessa cosa anche per i futuri data center del Golfo? Perché i recupero energetici sono marginali, l’acqua la ottengono desalinizzando quella del mare i terreni spesso sono gratis, a meno che non siano vicini ad una città o zona industriale.
Investitori dei Data Center del Golfo
Le principali società e multinazionali che hanno annunciato investimenti o progetti per data center dedicati all’IA nei paesi del Golfo sono queste.
| Paese | Società | Attività |
|---|---|---|
| Emirati Arabi Uniti | G42 | È il principale partner locale del progetto Stargate UAE e partecipa allo sviluppo del campus IA da 5 GW previsto ad Abu Dhabi. |
| “ | OpenAI | Utilizzerà capacità di calcolo del progetto Stargate UAE, insieme a Oracle |
| “ | Oracle | Partner per la costruzione e l’esercizio del cluster informatico da 1 GW previsto nel progetto Stargate UAE. |
| “ | Microsoft | Ha annunciato investimenti in cloud e IA negli Emirati, anche attraverso la partecipazione in G42 e collaborazioni per l’espansione dei data center. |
| “ | NVIDIA Cisco SoftBank Group | Partner di Stargate UAE: rispettivamente acceleratori per IA, reti e infrastruttura tecnologica, e investimento e supporto al progetto. |
| Arabia Saudita | HUMAIN | Società sostenuta dal fondo sovrano saudita PIF, sviluppa data center, infrastrutture di calcolo e servizi IA. |
| “ | DataVolt | Sviluppa campus di data center per IA, tra cui il progetto di Oxagon, a NEOM. |
| “ | Amazon Web Services (AWS) | Ha annunciato una regione cloud saudita e un’AI Zone in collaborazione con HUMAIN. |
| “ | Google Cloud | Ha annunciato un hub IA in collaborazione con il fondo sovrano PIF. |
| “ | AMD e Cisco | Collaborano con HUMAIN allo sviluppo di infrastrutture di calcolo e data center IA, con una prospettiva di espansione fino a 1 GW. |
| Qatar | Qai e Brookfield | joint venture da 20 miliardi di dollari per infrastrutture IA in Qatar e in altri mercati selezionati. |
| “ | Ooredoo/Syntys | espansione dei data center regionali e dei servizi cloud. |
| “ | Microsoft e MEEZA | infrastrutture cloud e servizi locali, comprese le zone di disponibilità Azure in Qatar. |
Ci sarebbero anche gli impianti di desalinizzazione e quelli di raffreddamento dei server e per questi ultimi non si possono applicare sistemi di condizionamento standard e probabilmente faranno degli accordi localmente per convogliare l’acqua eccedente nei momenti meno caldi, verso condutture per l’impiego civile.
I paesi del Golfo non sono alla prima esperienza con i Data Center, ne hanno installati già parecchi, sicuramente di dimensioni più contenute rispetto a quelli futuri per il Cloud e IA che saranno proporzionati all’espansione dei Tbps con i cavi sottomarini. Ad esempio in Arabia Saudita ce ne sono 11, in Qatar 3, in Kuwait 4, in UAE 14, in Oman 3, in Bahrein 2, in Iraq 6. Non tutti i Data Center elencati sono di clienti stranieri.
Per analizzare il rischio di un’interruzione dei cavi di Hormuz, il dato più importante da associare a ciascuna struttura sarebbe il suo collegamento con le reti internazionali: la sola ubicazione del data center non dimostra che dipenda da uno specifico cavo sottomarino, però l’elevato numero di Data Center stranieri, non fa pensare che siano collegati a quei pochi Tbps terrestri che abbiamo visto.
Possibili danni dal taglio dei cavi sottomarini
Nell’anno 2024 il commercio estero globale (importazione ed esportazione) di Iraq, Kuwait, Arabia Saudita, UAE, Bahrein, Qatar e Oman è stato di $ 2.458.241,20 milioni in base ai dati di countryeconomy.com.
A parte che fintanto che lo Stretto di Hormutz rimarrà chiuso, e molte raffineria del Golfo sono danneggiate, c’è poco da fare commercio estero, ma sappiamo che per i carburanti l’esigenza di fare molte transazioni non ci sono, se ne fanno poche ma con valori in $ molto alti e molto probabilmente è quasi la metà di tutto il commercio estero.
L’altra metà quante transazioni richiedono, qual è il traffico generato dalla politica, dal turismo, dall’industria, dai negozi, dall’uso domestico sul web?
Nell’ipotesi in cui vengano tagliati i cavi e che l’Iran impedisca attivamente la loro riparazione fintanto che i nemici non firmano una resa incondizionata secondo i loro termini, c’è da supporre che ci sarà un danno economico notevole e molte società saranno costrette ad abbonarsi a Star Link per avere un minimo di banda dedicata.
Questi rimedi sporadici non saranno sufficienti ad evitare una crisi di internet nella penisola arabica.
Azzardando si possono supporre minori transazioni per valori compresi tra 700 milioni di $ e 1.400 milioni di $ al giorno con un impatto negativo tra il 10 e il 20% sulla base dei dati del 2024 con un picco iniziale molto alto e una ripresa lenta secondo il ritmo delle riparazioni ma solo dopo che la guerra contro l’Iran è finita veramente.
Ovviamente anche l’Italia ne risentirà del taglio dei cavi, ma credo mai quanto hanno fatto la carenza di carburanti, la speculazione su di essi e tutti gli extra costi energetici mentre le aziende energetiche, belliche e banche realizzano extra profitti come non mai.
A fine conflitto penso che i data center previsti, se non sono migrati altrove, potranno riprendere tranquillamente la loro realizzazione, tanto serviranno anni prima di completarli e in quel tempo anche i cavi sottomarini tagliati, saranno riparati.
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