Azathoth

Un'immagine visionaria e onirica ispirata al racconto *Azathoth* di H. P. Lovecraft. In primo piano, un uomo solitario visto di spalle, affacciato a una stretta finestra di una vecchia stanza immersa nell'oscurità, con il corpo ancora sospeso tra il mondo reale e il sogno. Fuori dalla finestra, le grigie e opprimenti architetture di una città industriale si dissolvono in un immenso abisso cosmico. Oltre la città si apre un universo sconfinato, attraversato da correnti di luce violetta, nebulose dorate, vortici di polvere stellare e oceani cosmici illuminati da soli lontanissimi. Al centro della visione, una misteriosa costa verde emerge dalle acque di un mondo sconosciuto, avvolta da una luce irreale. Fiori di loto e grandi piante acquatiche punteggiate di fiori rossi ricoprono la riva. L'immagine deve suggerire il passaggio dalla soffocante realtà industriale alla libertà sconfinata del sogno, il viaggio oltre i confini della percezione umana e la nostalgia per un mondo meraviglioso ormai perduto. Atmosfera di sublime cosmico, mistero, malinconia e meraviglia. Estetica simbolista e fantastica dei primi decenni del Novecento, pittura visionaria, dettagli raffinati, profondità atmosferica, illuminazione cinematografica. Palette dominata da blu notte, viola, verde smeraldo e oro. Composizione orizzontale 16:9. Nessuna scritta, nessun titolo, nessun elemento moderno.
Un’immagine visionaria e onirica ispirata al racconto *Azathoth* di H. P. Lovecraft. In primo piano, un uomo solitario visto di spalle, affacciato a una stretta finestra di una vecchia stanza immersa nell’oscurità, con il corpo ancora sospeso tra il mondo reale e il sogno. Fuori dalla finestra, le grigie e opprimenti architetture di una città industriale si dissolvono in un immenso abisso cosmico. Oltre la città si apre un universo sconfinato, attraversato da correnti di luce violetta, nebulose dorate, vortici di polvere stellare e oceani cosmici illuminati da soli lontanissimi. Al centro della visione, una misteriosa costa verde emerge dalle acque di un mondo sconosciuto, avvolta da una luce irreale. Fiori di loto e grandi piante acquatiche punteggiate di fiori rossi ricoprono la riva. L’immagine deve suggerire il passaggio dalla soffocante realtà industriale alla libertà sconfinata del sogno, il viaggio oltre i confini della percezione umana e la nostalgia per un mondo meraviglioso ormai perduto. Atmosfera di sublime cosmico, mistero, malinconia e meraviglia. Estetica simbolista e fantastica dei primi decenni del Novecento, pittura visionaria, dettagli raffinati, profondità atmosferica, illuminazione cinematografica. Palette dominata da blu notte, viola, verde smeraldo e oro. Composizione orizzontale 16:9. Nessuna scritta, nessun titolo, nessun elemento moderno.
Il protagonista è semplicemente un uomo anonimo che, attraverso il sogno, evade dalla desolazione del mondo moderno e raggiunge una dimensione fantastica. Azathoth – di H. P. Lovecraft – Giugno 1922.
5–7 minuti

Quando la vecchiaia calò sul mondo e la meraviglia svanì dalle menti degli uomini; quando grigie città innalzarono verso cieli fumosi torri alte, tetre e ripugnanti, alla cui ombra nessuno poteva più sognare il sole o i prati fioriti della primavera; quando il sapere spogliò la terra del suo manto di bellezza e i poeti non cantarono più se non di contorti fantasmi, scorti con occhi annebbiati e rivolti all’interno; quando tutto questo fu compiuto e le speranze infantili svanirono per sempre, vi fu un uomo che si mise in viaggio fuori dalla vita, alla ricerca degli spazi verso i quali erano fuggiti i sogni del mondo.

Del nome e della dimora di quest’uomo poco è stato scritto, poiché entrambi appartenevano soltanto al mondo della veglia; si dice tuttavia che fossero entrambi oscuri. Basti sapere che abitava in una città dalle alte mura, dove regnava un crepuscolo sterile, e che trascorreva le giornate affaccendato fra ombre e tumulti, tornando la sera in una stanza la cui unica finestra non dava sui campi e sui boschetti, bensì su un cortile buio, dove altre finestre fissavano il vuoto con muta disperazione. Da quella finestra non si potevano scorgere che muri e finestre, salvo talvolta, sporgendosi molto e volgendo lo sguardo verso l’alto, intravedere le piccole stelle che transitavano nel cielo. E poiché la vista di soli muri e finestre avrebbe presto condotto alla follia un uomo incline a sognare e a leggere molto, l’abitante di quella stanza aveva preso l’abitudine, notte dopo notte, di sporgersi e guardare in alto, per cogliere qualche frammento delle cose che si celavano oltre il mondo della veglia e il grigiore delle alte città. Dopo anni cominciò a dare un nome alle stelle che veleggiavano lentamente nel cielo e a seguirle con la fantasia quando scivolavano, malinconiche, fuori dalla sua vista; finché, a poco a poco, la sua visione si aprì su molte prospettive segrete, della cui esistenza nessun occhio comune sospetta. E una notte un immenso abisso fu colmato, e i cieli infestati di sogni si riversarono sulla finestra del solitario osservatore, fondendosi con l’aria stagnante della sua stanza e facendolo partecipe delle loro favolose meraviglie.

In quella stanza irruppero impetuosi flutti di mezzanotte violetta, scintillanti di polvere d’oro; vortici di polvere e fuoco, turbinanti dagli spazi più remoti e carichi di fragranze provenienti da oltre i mondi. Vi si riversarono oceani d’oppio, illuminati da soli che nessun occhio mortale avrebbe mai potuto contemplare e popolati, nei loro gorghi, da strani delfini e ninfe marine provenienti da abissi impossibili da ricordare. L’infinito silenzioso turbinò intorno al sognatore e lo trascinò via senza neppure sfiorare il corpo, rimasto rigidamente proteso dalla solitaria finestra; e per giorni che non trovavano posto nei calendari degli uomini, le maree di sfere lontane lo trasportarono dolcemente verso i sogni ai quali anelava: quei sogni che gli uomini hanno perduto. E nel corso di molti cicli, lo deposero teneramente addormentato su una verde riva al sorgere del sole; una riva verde, fragrante di fiori di loto e punteggiata di stelle rosse formate dai camalotes.

H.P. Lovecraft (giugno 1922)
Traduzione dall’inglese: ChatGPT

Nota terminologica: mantenuto camalotes nella forma originale, perché indica una particolare vegetazione acquatica sudamericana, anziché sostituirla con un generico «fiori acquatici». Inoltre sono state mantenute alcune costruzioni solenni e arcaizzanti, come «si mise in viaggio fuori dalla vita», per non attenuare il carattere onirico e visionario della prosa di Lovecraft.


When age fell upon the world, and wonder went out of the minds of men; when grey cities reared to smoky skies tall towers grim and ugly, in whose shadow none might dream of the sun or of spring’s flowering meads; when learning stripped earth of her mantle of beauty, and poets sang no more save of twisted phantoms seen with bleared and inward-looking eyes; when these things had come to pass, and childish hopes had gone away forever, there was a man who travelled out of life on a quest into the spaces whither the world’s dreams had fled.
Of the name and abode of this man but little is written, for they were of the waking world only; yet it is said that both were obscure. It is enough to know that he dwelt in a city of high walls where sterile twilight reigned, and that he toiled all day among shadow and turmoil, coming home at evening to a room whose one window opened not on the fields and groves but on a dim court where other windows stared in dull despair. From that casement one might see only walls and windows, except sometimes when one leaned far out and peered aloft at the small stars that passed. And because mere walls and windows must soon drive to madness a man who dreams and reads much, the dweller in that room used night after night to lean out and peer aloft to glimpse some fragment of things beyond the waking world and the greyness of tall cities. After years he began to call the slow-sailing stars by name, and to follow them in fancy when they glided regretfully out of sight; till at length his vision opened to many secret vistas whose existence no common eye suspects. And one night a mighty gulf was bridged, and the dream-haunted skies swelled down to the lonely watcher’s window to merge with the close air of his room and make him a part of their fabulous wonder.
There came to that room wild streams of violet midnight glittering with dust of gold; vortices of dust and fire, swirling out of the ultimate spaces and heavy with perfumes from beyond the worlds. Opiate oceans poured there, litten by suns that the eye may never behold and having in their whirlpools strange dolphins and sea-nymphs of unrememberable deeps. Noiseless infinity eddied around the dreamer and wafted him away without even touching the body that leaned stiffly from the lonely window; and for days not counted in men’s calendars the tides of far spheres bare him gently to join the dreams for which he longed; the dreams that men have lost. And in the course of many cycles they tenderly left him sleeping on a green sunrise shore; a green shore fragrant with lotus-blossoms and starred by red camalotes.

H.P. Lovecraft (giugno 1922)
Traduzione dall’inglese: ChatGPT


Questo manoscritto rivisto è un frammento di un romanzo mai completato (vedi HPL a Lillian D. Clark, 28 maggio 1925). Pubblicato per la prima volta in Leaves, 2 (1938). Scritto a penna e matita sul retro delle lettere ricevute da Lovecraft da: Daas, Edward F. (26 maggio 1922) e Martin, Harry E. (15 maggio 1922).

Azathoth 1
Azathoth 1
Azathoth 2
Azathoth 2
Azathoth 3
Azathoth 3
Azathoth 4
Azathoth 4

https://repository.library.brown.edu/studio/item/bdr:425216


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