OGM – Grano Creso

Il grano Creso ha aperto le porte ad un’ampia gamma di prodotti da forno grazie al suo maggior contenuto di glutine. Il rovescio della medaglia è un aumento dell’intolleranza.
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I contenuti dell’articolo sotto citato mi erano già noti, vi si arriva facilmente interessandosi all’intolleranza al glutine e così da qualche sito spuntano le vicende di casa nostra, che ovviamente a posteriori dovrebbero insegnarci qualcosa, come ad esempio a togliere dal mercato il grano Creso per evitare di creare una generazione d’allergici.

Ma approvare questo, significa un blocco immediato di tutti gli OGM, importazione e produzione, ivi compreso quello per alimentazione animale la cui carne è destinata all’alimentazione umana. La nostra salute è un affare cui anche la politica si piega di fronte allo strapotere acquisito dalle multinazionali.

Spiga di grano Creso (Fonte immagine: Wikipedia)

La specie di grano più diffusa ed utilizzata per il pane e la pasta, che consumiamo quotidianamente, si chiama Creso. Nasce dall’incrocio della varietà messicana Cymmit e quella italiana Cp B144, quest’ultima ottenuta con una modificazione genetica della varietà Senatore Cappelli ormai coltivata solo da aziende biologiche.
La varietà Senatore Cappelli è stata largamente usata fino al 1975. Ottenuta nel 1915 per selezione genealogica a Foggia, divenne il grano duro più coltivato nel meridione. La pianta è alta più di un metro e ottanta ed a rischio di allettamento (il fusto con pioggia e vento tende a piegarsi complicando le operazioni di raccolta). Così il grano Senatore Cappelli fu bombardato con raggi X o gamma per modificarne la struttura genetica ed ottenere un grano più produttivo e più basso. A causa dell’irradiamento fu modificata la proteina gliadina che provoca l’enteropatia infiammatoria e quindi l’intolleranza al glutine. Nel 1974 nel Centro di studi nucleari del CNEN della Casaccia (Roma), infine, dal grano OGM si giunse ad ottenere il Creso che impegna il 90% della coltivazione italiana.
I produttori di pane e pasta italiani impongono al mercato il consumo di questo grano geneticamente modificato, non offrendoci la possibilità di scegliere secondo coscienza. Solo alcuni produttori di nicchia, poco diffusi sul territorio, producono qualche pagnotta sana coi grani antichi Senatore Cappelli o Kamut.
Possiamo, noi cittadini e consumatori, chiedere ai sindacati dei panificatori di introdurre sul mercato tipi di pane prodotti senza grano OGM?

Fonte: http://www.magozine.it/il-grano-duro-e-ogm

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