Dichiarazione dell’IRAN nel primo giorno di guerra. Giorno in cui USA ed Israele attaccano l’Iran e uccidono la Guida Suprema Khamenei e 170 bambine in una scuola a Minab.
La paura fa 90 ed ogni segnale di rischio viene amplificato, ma potrebbe accadere che gli iraniani prima della fine della guerra, desiderino lasciare un segno tangibile agli americani, in casa loro.
Con questo post spero d’iniziare un ciclo per conoscere meglio i paesi di cui la cronaca si occupa solo quando gli USA l’aggrediscono “preventivamente”.
Jeffrey Sachs quando rilascia interviste è quasi sempre per dare avvisi affinché chi di dovere ne tenga conto secondo il suo senso di visione e dovere verso il paese. Ma i politici occidentali, salvo rare occasioni, hanno perso il senso di responsabilità di quel che fanno.
Politicamente parlando non si poteva cogliere meglio la situazione di “servitori” in cui ci troviamo con la frase di Vannacci. Qualche “giornalone” avrà il coraggio di spiegare il perché e non limitarsi a fare delle citazioni? Era possibile sfruttare questa posizione in modo vantaggioso e non pecoreccia?
Sembra impossibile che l’Italia riesca ad attirare a se esclusivamente i problemi. In futuro non sono escluse partecipazioni militare attive all’estero.
Una versione non superficiale di quel che accade in Iran, offre una prospettiva diversa su come, perché e quando, sta succedendo nel paese della lingua persiana.
Erano gli anni ’90 e insegnavo italiano ai dirigenti di una multinazionale che si dedicava alle estrazioni petrolifere. Chiacchieravamo molto. Arrivò un pezzo grosso dal Venezuela, mi raccontava che il governo era al loro servizio e che nessun tentativo del Venezuela di controllare le proprie risorse petrolifere sarebbe mai stato tollerato…
L’arsenale di missili dell’Iran non è da meno di quello della Russia, per tecnologia e consapevoli di non avere l’arma nucleare ne producono quantità elevate.