Introduzione
Stiamo parlando di un Paese che la maggior parte delle persone sul pianeta associa al petrolio, sanzioni e oggi a titoli di giornale, ma quasi mai a invenzioni che cambiarono il corso della civiltà. Questo paese oggi si chiama Iran e nei prossimi minuti la tua comprensione di esso cambierà per sempre.

Mappa impero Persiano – Ciro il Grande raggiunse vette alte nella gestione dei territori.
Se vi capita di leggere nell’art. che una certa invenzione fu realizzata da qualcuno a Baghdad oggi capitale dell’Iraq o altra città che oggi vi sembra al di fuori dei confini dell’Iran, ciò non rende errata l’attribuzione alla Persia. Nel periodo storico a cui ci riferiamo, infatti, gran parte di questi territori rientrava nell’orbita culturale e politica dell’Impero persiano o del mondo islamico fortemente influenzato dalla tradizione persiana.
Le principali città di quell’area costituivano centri di produzione e trasmissione del sapere, dove studiosi provenienti da diverse regioni si incontravano, studiavano e contribuivano allo sviluppo delle conoscenze. In questo contesto, molte innovazioni maturarono grazie a un sistema culturale condiviso, in cui il contributo persiano ebbe un ruolo centrale.
Quanto segue viene quindi presentato come parte dell’eredità scientifica, tecnica e culturale sviluppata in ambito persiano o sotto la sua influenza. È possibile che alcune invenzioni o principi siano emersi anche in altre civiltà, in tempi diversi e in modo indipendente: un fenomeno noto nella storia della scienza.
Ciò non riduce il ruolo della Persia come uno dei principali centri di elaborazione e diffusione di conoscenze fondamentali per lo sviluppo della civiltà. Al contrario, ne evidenzia la capacità di sistematizzare, sviluppare e trasmettere innovazioni che hanno avuto un impatto duraturo nel tempo.
Algebra
Muhammad Al-Khwarizmi: il padre dell’algebra

Muhammad Al-Khwarizmi, matematico persiano vissuto tra il 780 e l’850 d.C., fu una figura di spicco presso la Casa della Saggezza di Baghdad e svolse un ruolo fondamentale nel progresso della matematica e dell’astronomia. Tradusse e ampliò opere matematiche e astronomiche greche e indiane, e i suoi scritti influenzarono profondamente la matematica islamica ed europea.
Autore di “Al-Kitab al-mukhtasar fi hisab al-jabr wa’l-muqabala”, il testo fondamentale dell’algebra, da cui deriva il termine “algebra“.
Introdusse metodi sistematici per la risoluzione di equazioni di secondo grado, tra cui il “completamento del quadrato” e il “bilanciamento” delle equazioni.
Sviluppò il concetto di riduzione algebrica e classificò le equazioni in sei forme standard.
Sostenne l’uso del sistema numerico indiano (0-9), che in seguito divenne noto come sistema numerico indo-arabo, rivoluzionando il calcolo matematico.
Fu un pioniere nell’uso del metodo a griglia (o moltiplicazione a reticolo) per la moltiplicazione di grandi numeri, successivamente reso popolare in Europa da Fibonacci.
Diede contributi significativi all’astronomia, tra cui la creazione del primo quadrante e una versione riveduta della Geografia di Tolomeo.
Conclusione: l’opera di Al-Khwarizmi gettò le basi per l’algebra e i sistemi numerici moderni, e la sua influenza si estese in Europa attraverso le traduzioni latine, plasmando la traiettoria del pensiero matematico per secoli. Oltre ad aver dato un nome ad una scienza come “algebra“, anche la parola “algoritmi” è una derivazione del suo nome Al-Khwarizmi.
Pensate un po’ da quale paese venite e provate a nominare almeno un connazionale che abbia legato il suo nome ad un ramo della scienza.
I fratelli Banū Mūsā
Pionieri della scienza e dell’ingegneria islamica, furono figure di spicco durante l’Età d’oro islamica, contribuendo in modo significativo alla matematica, all’astronomia e all’ingegneria.
Erano tre fratelli – Muhammad, Ahmad e Al-Ḥasan ibn Mūsā – figli dell’astronomo Mūsā ibn Shākir le cui opere erano indistinguibili e quasi sempre si fa riferimento ai Banū Mūsā brothers. Ricevettero il patrocinio del califfo abbaside al-Ma’mun ed erano affiliati alla Casa della Saggezza di Baghdad. Tradussero opere scientifiche greche, promuovendo la conoscenza in geometria, astronomia e meccanica. Eseguirono misurazioni geodetiche per calcolare la circonferenza terrestre, ottenendo un valore di circa 39.000 km.
Furono autori di quasi 20 libri, di cui tre opere sono giunte fino a noi:
– il Kitāb Maʿrifah masāḥat al-ashkāl al-basīṭah wa-al-kuriyyah (sulla geometria),
– il Kitāb al-Hay’a (sull’astronomia).
– il Kitāb al-Hiyal al-Naficah (sui dispositivi meccanici),
L’ultimo libro descrive circa 100 dispositivi meccanici, tra cui fontane automatiche, automi musicali e distributori d’acqua.
Introduce le prime forme di sistemi di controllo automatico, come i circuiti di retroazione e i controlli di livello dei fluidi a due stadi.
È stato un pioniere nell’uso di valvole coniche e manovelle automatiche, con innovazioni nei sistemi pneumatici e idrostatici.
Include invenzioni originali come una fontana a energia eolica, un suonatore di flauto programmabile e una pinza a forma di conchiglia per il recupero subacqueo.
Ha influenzato l’ingegneria islamica ed europea successiva, con i suoi concetti che potrebbero aver raggiunto l’Europa attraverso al-Andalus.
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Si dice che nel libro ci sono schemi per una maschera antigas o dispositivo atto ad affrontare ambienti con rischio di gas. Ciò è credibile perché con migliaia di Qanat e alcuni anche a 100 metri di profondità è probabile che abbiano dovuto risolvere in modo pratico il rilascio di gas improvviso durante gli scavi.
Conclusione: Il Libro dei Dispositivi Ingegnosi rappresenta un contributo fondamentale all’ingegneria meccanica, mostrando sofisticati meccanismi di automazione e controllo che hanno preceduto di diversi secoli sviluppi simili in Europa. Volendo si può dire che hanno creato la basi per i futuri “player” musicali.
Ciro il Grande
Ora facciamo un salto indietro, al 539 a.C., quando il re persiano, Ciro il Grande, conquistò Babilonia. Qualunque altro sovrano del mondo antico in una situazione del genere avrebbe compiuto massacri, saccheggiato templi e ridotto in schiavitù la popolazione, perché è quello che hanno fatto tutti. Ciro ha fatto esattamente il contrario. Liberò gli schiavi, permise ai deportati di ritornare in patria e dichiarò la libertà di religione per tutti i sudditi.
Ordinò che i suoi decreti fossero incisi in caratteri cuneiformi su un cilindro d’argilla, che gli archeologi trovarono durante gli scavi a Babilonia nel 1879. Oggi questo manufatto è conservato al British Museum e presso la sede delle Nazioni Unite a New York viene conservata una sua copia. Molti studiosi definiscono il Cilindro di Ciro la prima Dichiarazione dei Diritti Umani della storia, anteriore di quasi 2.000 anni alla Magna Carta inglese. Naturalmente, gli storici discutono se si trattasse di un codice di diritti o di una tradizionale iscrizione babilonese sull’incoronazione. Ma il fatto resta. Ciro formulò principi ai quali l’Europa sarebbe arrivata solo dopo più di due millenni. Thomas Jefferson, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, studiò la Cyropaedia di Senofonte, un’opera che descrive Ciro il Grande come modello di sovrano ideale, influenzando il pensiero politico dell’epoca illuminista.
Le Donne persiane
Le donne nell’antica Persia non solo erano molto rispettate ma, in molti casi, considerate alla pari dei maschi. Le donne potevano possedere terre, condurre affari, ricevere la stessa retribuzione, viaggiare liberamente da sole e, nel caso delle donne reali, tenere le proprie riunioni del consiglio sulla politica.
I titoli di rispetto accordati alle donne reali persiane sembrano derivare dal precedente Elamite cultura e, molto probabilmente, l’Impero mediano che fu l’immediato precursore del Achemenide Impero persiano (C. 550-330 a.C.) fondata da Ciro il Grande (rc 550-530 a.C.) Ciro stabilì il paradigma persiano della libertà di religione ed espressione nel suo impero ma era anche responsabile del mantenimento della dignità e dell’autonomia delle donne di ogni classe.

Questo stesso paradigma è stato mantenuto dal Impero dei Parti (227 a.C. – 224 d.C.) anche se, a causa della perdita di documenti e opere d’arte in seguito Partiala caduta al Impero sasanide (224-651 d.C.), non si sa molto chiaramente dei dettagli della vita delle donne durante questo periodo. Il periodo sasanide è tuttavia ben documentato e i diritti delle donne sono stati mantenuti allo stesso livello –o superiore– rispetto al periodo dell’Impero achemenide. Le donne persiane continuerebbero a godere di questo status elevato in antica cultura persiana fino alla caduta dell’Impero sasanide nelle mani degli invasori arabi musulmani nel 651 d.C. Successivamente, il riconoscimento di lunga data delle donne come individui autonomi, capaci di decidere del proprio destino, è stato sostituito dal concetto di donne come cittadine di seconda classe, intrinsecamente peccatrici e che richiedono guida e controllo maschile.
Conclusione.
Quando l’Impero sasanide cadde nel 651 d.C., con esso diminuì anche lo status delle donne, che vennero considerate cittadine di seconda classe. Le donne non potevano più viaggiare senza un consorte e un permesso maschile, non potevano possedere o condurre affari propri e non erano più libere di scegliere il proprio compagno. Tuttavia, le donne persiane non accettarono semplicemente questo attacco ai loro diritti e si unirono ai loro uomini nel resistere all’oppressione delle forze occupanti.
La figura più nota in questo senso è Banu, moglie di Babak Khorramdin (m. 838 d.C.), che guidò con sé una cellula di resistenza finché non furono traditi, catturati e giustiziati sotto il Califfato abbaside. Tuttavia, l’eredità delle forti donne persiane continuò anche dopo Banu e continua a essere motivo di orgoglio ancora oggi. Durante l’anno si svolgono numerose feste iraniane in onore della terra, degli elementi e delle donne, e durante la festa di Esfandgaan – dove viene sottolineata in modo particolare la gratitudine verso le donne – continuano a essere raccontate le storie delle grandi donne del passato, non solo in loro onore ma anche per incoraggiare lo stesso livello di rispetto per le donne nel presente che i grandi imperi persiani accordavano loro in passato.
Questa parte del capitolo delle Donne nella Persia, è estratto da: https://www.worldhistory.org/article/1492/women-in-ancient-persia/ (Di cui leggete la parte introduttiva e quella finale). Data 30 gennaio 2020
Nell’art. sopra citato si rileva quale ruolo hanno avuto le donne nella storia della Persia con le varie dinastie e come hanno saputo mantenere alta la loro dignità di persona nella società per millenni fino al 651 d.C. Spesso oggi quando protestano non solo rivendicano un diritto, ma una condizione storico culturale molto più profonda della parentesi successiva alla fine della www2, la storia dà a loro un background che le fa sentire forti e autorizzate.
Il quadro che emerge nella condizione della donna in Persia se raffrontata con altri popoli è chiaro:
– L’Europa altomedievale risulta generalmente più arretrata sotto quasi tutti i parametri.
– La Persia pre-islamica rappresenta uno dei sistemi più avanzati dell’antichità per quanto riguarda autonomia e dignità femminile.
– Il mondo islamico iniziale introduce diritti importanti ma all’interno di una struttura non paritaria.
Come l’ingegno ha reso fertile il deserto
Qanat (canali sotterranei)
![]() | Sezione trasversale di un sistema Qanat iraniano. |
![]() | Un Kariz emerge in Niavaran, un distretto nella capitale iraniana di Teheran, attualmente utilizzato per irrigare i terreni della Biblioteca nazionale e archivi dell’Iran, 2005. By Zereshk at the English-language Wikipedia, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=16377679 |
I persiani inventarono anche un sistema di irrigazione chiamato Qanat, costituito da canali sotterranei per evitare l’evaporazione, che utilizzando pendenze e pozzi verticali, trasportavano l’acqua dalle fonti sotterranee ai campi e ai giardini. Quando un Qanat arriva nei paesi si ramifica in canali più piccoli chiamati Kariz. I canali hanno già 3.000 anni e in Iran ne esistono ancora circa 50.000. Alcuni sono funzionanti. Queste condutture idriche sotterranee trasformarono i deserti senza vita in giardini fioriti. Fu grazie a loro che la Persia divenne un impero con una ricca agricoltura. A proposito, la stessa parola paradiso nelle lingue europee deriva dall’antica parola persiana Pairidoeza, che significa giardino recintato. I persiani hanno letteralmente inventato il concetto di paradiso in terra e poi lo hanno costruito utilizzando calcoli ingegneristici.
I Qanat furono così rilevanti nella vita persiana che dovettero fare un manuale legale per dirimere conflitti che riportava come erano stati risolti altri casi. realizzare questi canali lunghi decine di km con la pendenza corretta senza l’utilizzo di laser, gps o altro richiedeva comunque dell’ingegneria non da poco per l’epoca. Per regolare la velocità dell’acqua mettevano sul fondo del canale pezzature di ciotoli differenziati secondo le esigenze. I Qanat hanno praticamente accompagnato la vita dei persiani nei millenni e molti sono ancora in uso ai nostri giorni, tanto che l’UNESCO ha iscritto il Qanat tra i patrimoni dell’umanità.
Orologio ad acqua

“Secondo Callistene, i persiani stavano usando orologi ad acqua nel 328 a.C. per garantire una distribuzione giusta ed esatta dell’acqua dai qanat ai loro azionisti per l’irrigazione agricola. L’uso degli orologi ad acqua in Iran, in particolare nei Qanat di Gonabad e Kariz Zibad, risale al 500 a.C. Successivamente vennero utilizzati anche per determinare gli esatti giorni santi delle religioni preislamiche, come la Nowruz, Chelah, o Yaldā – i giorni e le notti più brevi, più lunghi e di uguale durata degli anni. L’orologio ad acqua, o Fenjaan, era il dispositivo di cronometraggio più accurato e comunemente utilizzato per calcolare la quantità o il tempo in cui un agricoltore doveva prelevare l’acqua dai Qanat di Gonabad fino a quando non fu sostituito da orologi attuali più accurati.” Fonte: Wikipedia

Una storia di oggi.
La difesa e valorizzazione di un antico orologio ad acqua
Nel 2013 nella città di Najafabad, in Iran, un gruppo di giovani attivisti culturali ha dimostrato un forte senso di responsabilità civica e storica opponendosi ai piani del comune che prevedono la distruzione del Pengkhaneh (vedi foto a lato), una piccola struttura cubica che custodisce un antico orologio ad acqua utilizzato per regolare i turni di irrigazione agricola.
In una lunga notte di protesta, questi giovani – insieme ad altri cittadini – hanno presidiato il sito per impedire l’abbattimento non solo della struttura, ma anche di un intero ecosistema di giardini storici e alberi secolari. Il loro obiettivo è salvaguardare un sistema ingegnoso sviluppato nei secoli passati, quando, in assenza di strumenti moderni, la gestione dell’acqua – risorsa vitale per un’economia basata sull’agricoltura – veniva regolata tramite un semplice ma efficace meccanismo: un contenitore metallico forato che, riempiendosi a intervalli regolari, permetteva di misurare il tempo di irrigazione assegnato a ciascun campo sotto la supervisione del Mirab.
Di fronte a questa mobilitazione consapevole e informata, emerge invece una gestione locale percepita come miope, più orientata allo sviluppo infrastrutturale (come la costruzione di una nuova strada) che alla tutela di un patrimonio storico, tecnico e ambientale unico.
Il contrasto è evidente: da una parte giovani cittadini che, sfidando freddo e pressioni, difendono un’eredità millenaria legata alla principale economia del territorio; dall’altra istituzioni che rischiano di cancellare non solo un manufatto, ma anche la memoria di un’ingegnosità antica e perfettamente integrata con il paesaggio.
La speranza degli attivisti è che proprio grazie a questa mobilitazione il Pengkhaneh venga riconosciuto come patrimonio nazionale, trasformando un potenziale atto di distruzione in un’occasione di valorizzazione culturale. (Fonte della notizia sul Pangkhaneh: https://web.archive.org/web/20140429163019/http://amordadnews.com/neveshtehNamyesh.aspx?NId=6010)
Yakhchāl (refrigerazione antica)
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![]() | Un persiano ab anbar con torri eoliche collegate a un qanat |
Immaginiamo ora un deserto dove la temperatura sale sopra i 50° durante il giorno, e il ghiacciaio più vicino è a centinaia di chilometri di distanza. Fu in tali condizioni che i persiani inventarono il frigorifero, oltre 400 anni a.C., quando mancavano ancora 23 secoli all’elettricità. Il dispositivo era chiamato yakhchal, che letteralmente significa pozzo di ghiaccio in farsa.
Era un’enorme struttura a forma di cupola fatta di argilla, sabbia, albume d’uovo, calce, lana di capra e cenere, che poteva raggiungere un’altezza di 20 m. Sotto la cupola c’era un deposito sotterraneo, dove veniva conservato il ghiaccio in inverno, d’estate veniva preservato grazie a spessi muri e grazie all’abbinamento ad un sistema di ventilazione chiamata “Torre eolica”.
I persiani non si limitavano a immagazzinare il ghiaccio nel deserto, lo usarono per creare un dolce che a tutti gli effetti è l’antenato del gelato.
Questo dessert si chiamava Bastani ed era preparato con succo d’uva, frutta, additivi dolci e il freddo di yakhchal gli ha permesso di mantenere la sua forma e temperatura.
Quindi ogni volta che prendi un cono gelato, ricorda che questa idea è stata realizzata per la prima volta da persone vissute 4 secoli prima di Cristo.
Il mulino a vento

Andiamo avanti, perché l’elenco delle invenzioni persiane diventerà sempre più sorprendente. Il mulino a vento, simbolo dell’Olanda e dell’ingegno europeo, fu in realtà inventato in Persia, nella provincia del Sistan, al confine tra l’attuale Iran e l’Afghanistan. I primi mulini apparvero lì tra il VII e il IX secolo, 300 anni prima che strutture simili iniziassero ad essere costruite in Europa. Tuttavia i mulini persiani si differenziavano, erano del tipo Panemone con un asse verticale, a differenza di quelli orizzontali olandesi a noi familiari. Le torri di mattoni a due piani alte fino a 20 m, catturavano i famosi venti di Sistan che soffiano per 120 venti giorni ogni anno con velocità fino a 100 km/h e ciò ha probabilmente influito le scelte costruttive. Il vento faceva ruotare le pale di legno, ricoperti di stoffa, che azionavano le macine al piano inferiore, trasformando il grano in farina. Quando i Mongoli invasero l’Iran nel XIII secolo, erano così entusiasti di questi mulini che, secondo la leggenda, cercarono di rapire gli ingegneri persiani per poterli ricostruire ad est. Nel villaggio di Nasthifan, nel nord-est dell’Iran, ci sono ancora mulini che hanno circa mille anni e alcuni di essi sono ancora in funzione. In effetti, questo è il primo prototipo di energia rinnovabile nella storia umana. Ed è stato inventato non nella Silicon Valley, ma nel deserto persiano.
La medicina
Passiamo ora a ciò che ha salvato milioni di vite e continua a farlo ogni giorno: la medicina.
Nel III secolo d.C., il re persiano Shapur fondò per primo la città di Gundishapur, dove sorse un’accademia, comprendente un’università, una biblioteca e un ospedale universitario. Questa è stata la prima clinica nella storia in cui gli studenti imparavano la medicina non dai libri, ma dal capezzale del paziente, sotto la guida di medici esperti. La biblioteca di Gundishapur aveva 400.000 libri, e sul portale dell’Accademia c’era incisa un’iscrizione: “La conoscenza e la virtù sono superiori alla spada e al potere”.
Greci, indiani e siriani andavano lì per studiare. Ed è stato Gundishapur a diventare il modello per tutti gli ospedali islamici, e poi anche per quelli europei. Secoli dopo la fondazione di Gundishapur, lo scienziato persiano Ibn Sina, conosciuto in Europa come Avicenna, scrisse un’opera che eclissò tutto ciò che era venuto prima di lui. Il Canone della Medicina, completato nel 1125, divenne un’enciclopedia medica in cinque volumi, in cui furono integrate le conoscenze della medicina greca, indiana, cinese e persiana.
Questo trattato rimase il principale libro di testo di medicina nelle università europee per 700 anni, fino al XVII secolo.
Avicenna è stato il primo a descrivere le regole per la conduzione delle sperimentazioni cliniche sui farmaci, il primo a sistematizzare la diagnostica per organi e sistemi e fu il primo a formulare i principi della medicina basata sull’evidenza.
Un persiano della città di Bukhara gettò le basi su cui poggia tutta la moderna farmacologia e pratica clinica.
La prossima volta che il vostro medico vi prescriverà un ciclo di cura, sappiate che l’idea di testare i farmaci prima di prescriverli è nata mille anni fa in Persia.
La fama di Avicenna (in un film)
The Physician (in italiano Il medico – The Physician) è un film storico-drammatico del 2013 diretto da Philipp Stölzl, tratto dall’omonimo romanzo di The Physician. Ambientato nell’XI secolo, racconta il viaggio di un giovane inglese che attraversa l’Europa e il Medio Oriente per studiare medicina. È noto per la sua ricca ambientazione medievale e la produzione internazionale di ampio respiro.
Trama e ambientazione
Ambientato nell’Inghilterra dell’XI secolo, il film segue Rob Cole, un orfano che scopre la sua vocazione medica dopo la morte della madre. Deciso a comprendere l’arte della guarigione, viaggia fino alla Persia per studiare sotto la guida del leggendario Avicenna (Ben Kingsley) a Isfahan. La storia intreccia il conflitto tra fede e scienza, cultura occidentale e islamica, in un contesto di scoperta e tolleranza.
Fondamentalmente il film rispecchia la medicina occidentale dell’epoca, il cui “successo” spingeva la gente a rivolgersi ai guaritori di strada che arrivavano in paese per vendere pozioni magiche e fuggire prima dell’alba prima che si accorgano che era una truffa. Nella storia del film un giovane aiutante di uno di questi ciarlatani, voleva davvero imparare e intraprese un viaggio per giungere alla corte del famoso Avicenna in Persia.
Non vi sono prove che giungessero in Persia fin dall’Inghilterra, come vi narra il film, ne che i cristiani non fossero ammessi, erano ben tollerati, c’è della drammatizzazione e ovviamente è un film che ruota intorno alla fama di Avicenna e la sua medicina, fatto storicamente vero, il resto è cinema. Nel film il giovane aiutante voleva imparare la cura della cataratta, la imparò ma rimuovevano solo il cristallino restituendo una visione sfocata chiamata afachia che era meglio di un unico color panna luminoso a causa della cataratta. Al contrario nel film sembra che i pazienti ottenessero piena vista come in un moderno intervento chirurgico. Solo qualche secolo dopo in Europa (Italia) cominciarono ad usare gli occhiali per la messa a fuoco dopo la rimozione del cristallino, ma permetteva di vedere dettagli o leggere solo a 30~50 cm.

La Persia nell’antichità non era l’unico paese in cui si trattava la cataratta, ma il più famoso luogo di medicina in cui si facevano anche interventi simili. Ma l’interesse dei medici persiani sull’oftalmologia risulta essere millenaria perché nella città Shahar Esukhti (tradotto significa: città bruciata) è stato rinvenuto la protesi di un occhio risalente al 2800 a.C. in cui dimostrarono conoscenze non superficiali e questo è già notevole visto che si parla di 4800 anni fa.
Nell’immagine il cranio della donna su cui è stata rinvenuta la protesi.
Fonte immagine: https://www.tappersia.com/blog/shahre-sukhte-the-burnt-city/
La chimica
Parallelamente ad Avicenna visse un altro genio persiano Abu Bakr Muhammad ibn Zakariya Arazi, che gli europei conoscevano come Roses.
Fu lui il primo a ottenere l’acido solforico mediante distillazione secca di minerali e il primo a isolare l’alcol etilico puro.
L’acido solforico è oggi diventato il cavallo di battaglia dell’industria chimica. È coinvolta nella produzione di fertilizzanti, esplosivi, coloranti, plastica e batterie.
E l’alcol è alla base della disinfezione medica, della profumeria e, ovviamente, dell’intera industria degli alcolici sul pianeta. L’ironia è che un paese che oggi vieta severamente il consumo di alcolici, ha dato al mondo la tecnologia per la sua produzione.
A proposito di profumi, l’arte di estrarre le essenze floreali e conservarle piccoli contenitori, apparvero per la prima volta tra gli Zarostriani in Persia perché gli aromi avevano un ruolo chiave nelle loro cerimonie religiose.
Quindi Parigi, la capitale mondiale dei profumi, deve la sua arte agli antichi sacerdoti persiani. E visto che abbiamo iniziato a parlare di zorastriani, vale la pena parlare sul contributo fondamentale della Persia alla vita spirituale dell’umanità.
Lo zoroastrismo
Lo zoroastrismo, fondato dal profeta Zarathustra circa 3.500 anni fa nella città di Yast, è considerata la religione monoteista più antica del mondo.
Furono gli Zarostriani i primi a formulare l’idea della lotta tra il bene e il male, il concetto di giudizio nell’aldilà, del paradiso e inferno, libero arbitrio e responsabilità personale davanti a Dio.
Queste idee successivamente hanno avuto un’influenza diretta sulle tre religioni abramitiche: ebraismo, cristianesimo e islam.
In effetti, il fondamento spirituale su cui poggia metà del mondo moderno è stato posto dal profeta persiano molto prima della Bibbia e del Corano.
Gli zoroastriani hanno anche regalato al mondo qualcosa di quotidiano, la tradizione di festeggiare i compleanni, di cui si parla la prima volta nel loro libro sacro Avestā scritto nel II secolo a.C.. Alcune delle prime celebrazioni di compleanno registrate possono essere fatte risalire all’antico Egitto e confermano le sue origini antiche. Ciò è reso possibile solo dopo l’invenzione del calendario, che vedremo più sotto.
Pantaloni, chitarra, backgammon e scacchi
La Persia ha lasciato il segno anche nel tuo guardaroba, e questa non è una metafora, i pantaloni indossati oggi in tutto il mondo erano un’invenzione persiana. Né i greci, né i romani, né gli egiziani conoscevano i pantaloni.
Nell’antico persiano erano chiamati sharwal, e questa parola è attraverso l’arabo, la lingua spagnola, turca e ungherese si è diffusa in tutto il continente.
![]() | Parts of the Iranian setar: 1. Pegbox 2. Pioli 3. Premere sopra il dado 4.Noce 5. Tasti principali 6. Tasti laterali o tasti secondari 7. Collo8. Ciotola 9. Fori sonori 10. Ponte 11. Portacorde o portafilo 12. Corde By fa:کاربر:Leyth and w:User:Shabdiz – Original was a Wikimedia Commons image:File:Setar-PointingLines.jpgThe image was also derived from a Wikimedia Commons image:File:Setar.jpg, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=100214181 |
Anche la chitarra ha le sue radici in Persia. La parola tar in farsi significa corda, e il setar (vedi immagine sopra), strumento a tre corde, divenne il progenitore di tutti gli strumenti a corda, compresa la chitarra europea. Quando un musicista rock prende in mano una chitarra elettrica, ha in mano un discendente diretto del setar persiano, che ha circa 5.000 anni.
Il backgammon è uno dei giochi da tavolo più antichi della Terra, anch’esso originario dell’Iran. Durante gli scavi a Shahr-e Sukhte trovarono un set con due dadi e sessanta pedine, che ha 5.000 anni.
Gli scacchi, nella forma in cui divennero un gioco mondiale, attraversarono la Persia e acquisirono la terminologia persiana. La parola shamath, divenuta inglese check-mate, nel farsi significa lo Scià è morto. Alcuni dei pezzi degli scacchi più antichi del mondo, scolpiti nell’avorio, sono stati ritrovati dagli archeologi in Iran.
La città bruciata
Spostiamoci ora nel Sud-Est dell’Iran, nella provincia del Sistan e del Baluchestan, dove giacciono nel deserto le rovine di una città, il cui nome si traduce letteralmente come città bruciata.
Shahr-e Sukhte fu fondata circa 5.200 anni fa ed esistette per circa 1.400 anni finché non fu distrutta da un incendio. Gli archeologi italiani iniziarono gli scavi qui nel 1967 e ciò che trovarono andava oltre ogni immaginazione. Sicuramente all’epoca veniva considerata una grande città
Tra i reperti c’era una coppa di argilla, che raffigura cinque disegni consecutivi di uno stambecco, che salta verso un albero per mangiarne le foglie e ruotando la tazza, le immagini si fondono in un movimento continuo, creando l’effetto che oggi chiamiamo animazione. Questa coppa ha 5.200 anni ed è conservata nel Museo Nazionale dell’Iran a Teheran. In effetti, il primo personaggio dei cartoni animati della storia umana è uno stambecco del deserto persiano, apparso più di 4000 anni prima che i fratelli Lumière proiettassero il primo film.
Nella stessa città bruciata hanno trovato l’occhio artificiale di cui abbiamo già parlato nel capitolo: La fama di Avicenna (in un film).
Lì hanno trovato anche i dadi più antichi del mondo, un set completo per un gioco da tavolo e tracce di un intervento chirurgico al cervello che risale a circa 4.000 anni fa.
Oltre che leggere quel che dice wikipedia sulla città bruciata Shahr-e Sukhte, penso che sia normale diventare curiosi e leggere anche altre fonti per scoprire cose nuove o nuove scoperte sulla medesima città, se fate parte di questa categoria questa pagina vi interesserà. Dopotutto una città che era grande come un quadrato con il lato di circa 1300 metri con inventori, come vivevano? Come mai non hanno trovato nessuna arma? Cosa rendeva sicura questa culla di cultura dell’antica Persia? Non si tratta di elogiare qualcuno o qualcosa, ma conoscere il passato di un popolo per saper interagire meglio con quello di oggi.
Una singola città nel deserto deteneva più innovazioni di molte altre città al mondo per millenni a venire.
Banche private
Durante il periodo Achimenide apparvero le prime banche private, la più famosa delle quali fu la Banca Egibi, che accettava depositi, concedeva prestiti e operava con beni impegno. I principi in base ai quali ha agito sono notevolmente simili alle moderne banche commerciali, ma ben 2.500 anni fa.
Il sistema postale persiano
E non abbiamo ancora finito, perché la Persia ha inventato anche qualcosa di assolutamente quotidiano, a cui non avete mai pensato. L’ultima volta che hai inviato un pacco o ricevuto una lettera, hai utilizzato un sistema inventato da Ciro il Grande nel VI secolo a.C. Il sistema postale persiano si chiamava Chaparkhani e operava sulla base di una rete di stazioni, che si estendeva lungo la strada reale per 2.500 km. I cavalieri su cavalli freschi si passavano il messaggio l’un l’altro come un testimone di staffetta, senza fermarsi né nella neve né sotto la pioggia o con il caldo. Erodoto rimase così stupito da questo sistema che lo descrisse nei suoi scritti. E la sua frase sui corrieri che nulla può fermare, divenne in seguito il motto non ufficiale del servizio postale degli Stati Uniti.
Sistema fiscale persiano
Ebbene sì, l’America ha preso in prestito il suo slogan postale dalla Persia, e poche persone lo sanno. Dario primo successore di Ciro ha migliorato la gestione del paese e ha creato il primo sistema fiscale regolamentato al mondo, dove le tasse non finivano nelle tasche dello zar, ma nel tesoro dello stato e venivano spese per bisogni pubblici. 25 secoli fa i persiani inventarono questo principio che molti stati moderni hanno raggiunto solo nel XX secolo.
Calendario
Omar Khayam, che tutto il mondo conosce come poeta e autore del Rubaiyat sul vino e amore, fu sia un brillante matematico che un astronomo. Nel 1279 elaborò un calendario che risultò essere più preciso di quello gregoriano, adottato dall’Europa solo 500 anni dopo.
Il calendario Khayam è impreciso di un giorno ogni 5.000 anni, mentre il calendario gregoriano lo è ogni 3.220 anni. Il poeta iraniano considerava le stelle con maggiore precisione dei papi europei e questa non è una metafora poetica, ma un fatto matematico.
L’Iran moderno
L’Iran moderno continua a sorprendere il mondo, anche se raramente se ne parla al di fuori delle riviste scientifiche.
Un Paese schiacciato da decenni di sanzioni è riuscito a diventare il nono al mondo nel lanciare satelliti di propria produzione sui propri veicoli di lancio.
Nel 2009, l’Iran ha lanciato in orbita il satellite Omid, diventando uno dei dieci paesi capace di farlo senza aiuto esterno.
Nel 2022, il telescopio nazionale iraniano ha scattato la sua prima immagine dello spazio profondo. E nel 2024, gli scienziati iraniani hanno condotto il primo studio al mondo della galassia stellare M33 utilizzando la propria matrice di obiettivi.
Un paese a cui rifiutano i componenti e proibiscono l’acquisto di attrezzature, costruiscono telescopi e lancia razzi.
Le università iraniane producono più ingegneri pro capite della maggior parte dei paesi europei e il tasso di crescita di pubblicazioni scientifiche in Iran sono tra i più alti del pianeta. Le donne in Iran rappresentano il 60% dei laureati contro il 40% degli uomini.
Pierre Amidyar, figlio di immigrati iraniani, nel 1995 fondò un’azienda che ha cambiato per sempre il commercio mondiale. Questa società si chiama eBay e il suo creatore è diventato miliardario a 31 anni, dimostrando che il genio ingegneristico iraniano non è vincolato dalla geografia.
E qui sorge una domanda che tutti dovrebbero porsi. Perché una civiltà che ha inventato l’algebra, i diritti umani, il frigorifero, il mulino a vento, il sistema postale, l’animazione, l’acido solforico, il primo ospedale universitario e la prima medicina basata sull’evidenza si ritrova ai margini dell’attenzione mondiale?
Perché alla parola Iran ti vengono in mente missili e ayatollah invece di Al-Kharizmi e Avicenna?
La risposta è semplice e scomoda. La storia è scritta da chi controlla i flussi di informazione, non da chi crea le fondamenta su cui sono in esecuzione.
Ogni algoritmo che regola la diffusione delle notizie, funziona secondo le leggi che prendono il nome da un matematico persiano.
Ogni medico nel mondo eredita una tradizione fondata da scienziati persiani a Gundishapur.
Ogni corriere in motocicletta che ti porta un pacco è un lontano discendente dei Chapors di Ciro il Grande. L’Iran non è solo un paese dalla storia antichissima. È l’apparato radicale che nutre l’albero della civiltà moderna, anche quando l’albero stesso ha dimenticato da dove provengono le sue origini.
Forse la lezione più importante che ci viene dalla Persia è che le grandi idee non appartengono a epoche o confini specifici. Appartengono a chiunque sia pronto a coglierle, anche se per farlo, occorre guardare dove normalmente nessuno si azzarda a posare lo sguardo.
🇮🇷 Siti UNESCO in Iran
La lunga tabella che segue riguarda l’opera dell’uomo considerata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. I siti rappresentano la cultura e lo stato di conservazione in cui ci sono giunti a noi città sepolte nel deserto risalenti ai primi anni dell’Impero Persiano, a villaggi di poche centinaia di persone che vivono ancora in autonomia come i trogloditi, senza aver mai mutato le loro abitudini dall’epoca pre-imperiale.
Lunghi periodi di stabilità, la vita in un ambiente arido e il ruolo di crocevia lungo la Via della Seta hanno favorito uno sviluppo tecnologico spesso anticipato di oltre mille anni rispetto all’Europa medievale, nei campi della cultura, filosofia, astronomia, matematica, meccanica e tecnologia.
I siti UNESCO aiutano a confermare la plausibilità della precocità iraniana rispetto al resto del mondo. In alcuni casi, si tratta di perfezionamenti di idee note altrove, ma il ruolo dell’Impero Persiano come richiamo per le menti brillanti è stato determinante per lo sviluppo e la diffusione della conoscenza.
| 🏛️ Siti storici e archeologici | . |
|---|---|
![]() | 1) Naqsh-e Jahan a Isfahan |
![]() ![]() | 2) Persepoli Pianta generale di Persepoli Fondazione: 520 a.C. Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1557369 Sotto, il palazzo Tachara di Persepoli Di درفش کاویانی – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=17932908 |
![]() ![]() | 3) Tchogha Zanbil |
![]() | 4) Takht-e Soleymān |
![]() | 5) Pasargade. |
![]() | 6) Bam e il suo paesaggio culurale |
![]() | 7) Cupola Soltaniye (Estate 2016) |
![]() ![]() | 8) Iscrizioni di Bisotun |
![]() | 9) Complessi monastici armeni in Iran |
![]() | 10) Sistema idraulico storico di Shushtar |
![]() | 11) Complesso storico del bazar di Tabriz Autore: Immagini dell’Iran/Mohammad Tajik |
![]() | 12) Mausoleo dello sceicco Safi al-Din (Ardabil) |
![]() | 13) Giardino persiano |
![]() | 14) Moschea Jameh di Isfahan |
![]() | 15) Gonbad-e Qabus (torre) |
![]() ![]() | 16) PALAZZO GOLESTAN |
![]() | 17) Città bruciata (Shahr-e Sukhteh) |
![]() ![]() | 18) Paesaggio culturale di Meymand |
![]() | 19) SUSA |
![]() | 20) Deserto di Lut (primo sito naturale iraniano) |
![]() | 21) Città storica di Yazd |
![]() | 22) Paesaggio archeologico sasanide del Fars |
![]() | 23) Foreste ircane (Hyrcanian Forests) Foresta di faggi, Mazandaran Per la notevole biodiversità: 3200 specie di piante, 180 specie di uccelli e 58 specie di mammiferi. Presenti predatori al vertice. Autore: Fariba Babaei Diritto d’autore: © Fariba Babaei Fonte: File di nomina |
| N. | Altri siti UNESCO inseriti più di recente | Risalente a… |
|---|---|---|
| 25 26 27 28 29 | Il caravanserraglio persiano (2023) Ferrovia Transiraniana (2021) Egmataneh (2024) Siti preistorici della valle di Khorramabad (2025) Paesaggio culturale di Hawraman/Uramanat (2021) | 559 a.C. 1938 d.C. VII secolo a.C. 63.000 anni fa 3.000 a.C. |

L’età media calcolata dei siti UNESCO iraniani è di circa 2.417 anni, collocando il cuore della civiltà iraniana nell’epoca achemenide, molto prima della nascita della maggior parte dei patrimoni europei. Il calcolo esclude i siti UNESCO che riguardano deserto, foresta e il sito preistorico, che avrebbero, secondo la mia opinione, falsato il dato oltre il merito riconoscibile.
L’IRAN in una classifica del 2025 risulta al decimo posto tra chi ha più siti UNESCO al mondo, in testa, ovviamente, c’è l’ITALIA ma con siti che hanno un’età con quasi 1000 anni di meno. Ma penso che a riguardo i siti archeologici legati agli Estruschi abbiamo fatto poco, dovremmo valorizzarli di più, in questo caso potremmo inserire più siti che appartengono ad un periodo variabile tra 900 a.C. e 27 a.C.
L’Iran di sicuro non ha dedicato all’archeologia tutte le risorse necessarie alla preservazione del proprio patrimonio storico soprattutto quello ancora da scoprire, alla pari dei paesi occidentali, come ad esempio l’Italia, altrimenti oggi il paese dell’Impero Persiano avrebbe una posizione e rilevanza mondiale migliore.
Gli USA hanno 24 siti UNESCO, la metà è dedicata alla natura ambientale, quelli culturali rimanenti hanno un’età media molto più bassa in quanto sono lo specchio di una colonizzazione e della sua cultura esportata, non degli autoctoni.
Oggi gli USA mostrano tutta la loro immaturità nel cercare di distruggere la più antica e solida civiltà iraniana la cui evoluzione, cultura e adattamento hanno origini che precedono di molto il 391 a.C., cioè la data media dei siti UNESCO.
Per fortuna che Thomas Jefferson, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, studiò la Cyropaedia di Senofonte, un’opera che descrive Ciro il Grande come modello di sovrano ideale!
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