La guerra finirà solo con la sconfitta totale dell’Europa.

Tucker Carlson intervista Sergei Karaganov
Tucker Carlson intervista Sergei Karaganov
20–30 minuti

La pace richiede la caduta dei regimi europei, oppure la caduta dei regimi europei, oppure la caduta delle élite che domina le scelte permettendo un rinnovo delle guide europee a personaggi di spessore, con capacità critiche, di analisi e che proteggano la cultura che ci ha resi forti in passato.

Lillin, 18 gennaio 2026. Un messaggio inquietante dalla Russia
Nicolai Lillin

Secondo Nicolai Lillin, una notizia estremamente preoccupante arriva dalla Russia e riguarda una recente intervista realizzata dal giornalista statunitense Tucker Carlson a Sergei Karaganov, uno degli intellettuali e consiglieri più influenti del Cremlino.

Il ruolo di Tucker Carlson nel dialogo USA–Russia

Lillin ricorda che Tucker Carlson è stato il giornalista scelto per rompere il gelo tra Stati Uniti e Russia durante il ritorno di Donald Trump sulla scena politica. In un contesto in cui, sotto le amministrazioni democratiche, ogni tentativo di spiegare il punto di vista russo veniva etichettato come propaganda o tradimento, Carlson è stato inviato in Russia per dare voce diretta alle posizioni del Cremlino.

La sua celebre intervista a Vladimir Putin ha raggiunto decine di milioni di visualizzazioni in poche ore e miliardi a livello globale, dimostrando l’esistenza di un vasto pubblico interessato a una narrazione alternativa rispetto a quella dominante in Occidente.

Chi è Sergei Karaganov

Sergei Karaganov viene descritto come politologo, economista e storico russo, membro di quella ristretta cerchia di intellettuali che incontrano regolarmente Vladimir Putin. Secondo Lillin, Karaganov partecipa direttamente alla produzione di rapporti strategici su geopolitica, economia e sicurezza globale, destinati al Cremlino e al Ministero degli Esteri russo.

È inoltre uno dei fondatori del Club di Valdai, una piattaforma permanente di dialogo internazionale che riunisce leader politici, economici e intellettuali di alto livello, e che svolge un ruolo centrale nella costruzione della visione geopolitica russa.

Karaganov è noto anche per le sue posizioni spesso più radicali rispetto a quelle di Putin: in passato ha criticato il presidente russo per eccessiva prudenza, soprattutto in relazione alla Crimea e alla gestione del conflitto ucraino.

La dichiarazione che ha allarmato molti osservatori

Durante l’intervista con Tucker Carlson, Karaganov ha espresso una previsione che, secondo Lillin, non può essere liquidata come una provocazione o una boutade mediatica. Con tono calmo e controllato, Karaganov ha affermato che entro uno o due anni, e forse anche prima se i processi geopolitici dovessero accelerare, la Russia potrebbe colpire con armi nucleari la Gran Bretagna e la Germania.

Lillin sottolinea che Karaganov non è una figura marginale né un commentatore qualsiasi, ma una persona le cui analisi in passato si sono spesso rivelate corrette. Proprio per questo motivo, la dichiarazione assume un peso particolare.

Perché proprio Karaganov?

Secondo Lillin, la scelta di Carlson di intervistare Karaganov non è casuale. In Russia esistono numerosi analisti più noti e mediaticamente più “presentabili”. Karaganov, invece, è considerato troppo vicino al potere e spesso viene tenuto in secondo piano proprio perché non può parlare liberamente senza autorizzazioni implicite.

Da qui l’ipotesi centrale di Lillin: questa intervista sarebbe stata concordata e utilizzata come messaggio politico, non solo russo ma anche statunitense, indirizzato principalmente all’Unione Europea.

Stati Uniti, Europa e nuovo ordine multipolare

Secondo l’interpretazione di Lillin, gli Stati Uniti avrebbero modificato profondamente la propria strategia di sicurezza. L’Unione Europea non sarebbe più una priorità strategica, e l’attuale linea europea di confronto duro con la Russia danneggerebbe persino gli interessi statunitensi.

Karaganov, nell’intervista, avrebbe sostenuto che il vero fattore di instabilità globale non sono Russia e Stati Uniti, ma Gran Bretagna ed Europa occidentale, incapaci di accettare il nuovo mondo multipolare. In questo scenario, grandi potenze come USA e Russia sarebbero in grado di accordarsi sulla divisione delle rispettive zone di influenza, mentre gli europei continuerebbero a provocare conflitti senza avere la forza reale per sostenerli.

La minaccia diretta all’Europa

Secondo quanto riportato da Lillin, Karaganov ha affermato che, se l’Europa continuerà a sostenere militarmente l’Ucraina e a colpire indirettamente la Russia tramite missili e droni, Mosca potrebbe smettere di colpire l’Ucraina e attaccare direttamente i paesi che sostengono Kiev.

In questo contesto, Gran Bretagna e Germania vengono indicate come obiettivi probabili. Karaganov avrebbe inoltre dichiarato di essere “sicuro al 100%” che gli Stati Uniti non risponderebbero militarmente a un simile attacco, poiché non avrebbero più interesse a difendere un’Europa percepita come problematica e destabilizzante.

Il significato del messaggio

Per Lillin, queste dichiarazioni non sono improvvisate. Se Karaganov ha potuto pronunciarle pubblicamente, significa che il messaggio è stato autorizzato ai massimi livelli. Si tratterebbe di un segnale durissimo rivolto all’Europa: o cambia atteggiamento, o rischia di essere lasciata sola davanti a uno scenario estremo.

Lillin conclude affermando che gli Stati Uniti starebbero utilizzando la Russia come strumento di pressione sull’Unione Europea, facendo intendere che, in caso di escalation, Washington potrebbe semplicemente voltarsi dall’altra parte.


Il video dell’intervista di Tucker Carlson a Sergei Karaganov – ITA

Karaganov intervistato da Tucker Carlson:"La guerra finirà solo con la sconfitta totale dell'Europa"
Karaganov intervistato da Tucker Carlson:”La guerra finirà solo con la sconfitta totale dell’Europa”
Traduzione video di Visione TV – (35′ 53″)

L’influente consigliere del Cremlino Karaganov spiega la vera natura del conflitto in corso. “Non stiano combattendo contro l’Ucraina ma contro l’Europa. Il Presidente Putin è un uomo troppo cauto, ma è chiaro che a breve saremo costretti ad usare il nostro potenziale nucleare per punire Paesi come la Germania, luogo che troppo spesso ha partorito idee infami che hanno infettato il mondo”


Trascrizione intera dell’intervista resa leggibile – ITA

Indice domande di Tucker Carlson a Karaganov:


01 – Signor Karaganov, grazie mille per essere qui con noi. Come crede che finirà questa guerra?

Questa guerra dovrebbe finire solo quando la Russia otterrà la sconfitta totale dell’Europa, sperando di non eliminarla. Non stiamo combattendo l’Ucraina, stiamo combattendo di nuovo l’Europa, che è stata la fonte di tutti i mali nella storia dell’umanità. In due guerre mondiali l’Europa ci ha invaso diverse volte.
L’ultima volta è stato apertamente nel 1941-1945, quando il 90-95% dei Paesi europei sono venuti qui, sotto le insegne di Hitler. Ora, incredibilmente, dopo tutte le loro sconfitte, non hanno imparato la lezione: stanno di nuovo spingendo per una grande guerra. La ragione è ovviamente che si tratta del fallimento totale di quelle che sono le élite europee. Quindi, quando parliamo della fine di questa guerra, non si tratta di eliminare la guerra in Ucraina, ma la sua fonte, che è la malvagia Europa.

Europa che ha trascinato gli Stati Uniti diverse volte in guerra e che è stata la fonte delle cose peggiori nella storia dell’umanità, incluse ovviamente le guerre mondiali, il razzismo, il colonialismo e molte altre cattive cose, incluso ora il fatto di essere stata la fonte principale dei valori post-umani che ha esportato; valori che, voglio dire, hanno in parte inquinato anche gli Stati Uniti. Non parlo di tutta l’Europa: è meglio dire che ci sono molte persone per bene e persino buoni Paesi lì, ma il punto è che l’Europa sta tornando a dove si trovava 500 anni fa, e quella è la fonte di tutto il male nella storia dell’umanità.

02 – Quindi cosa significa sconfiggere l’Europa? La guerra non può finire finché la Russia non sconfigge l’Europa, ha detto. Cosa significa?

Per il momento stiamo pensando a un accordo graduale, a un armistizio che è stato proposto dal presidente Trump in buona fede. Finché la volontà delle élite europee non vorranno smettere lo scontro per salvare se stesse e coprire tutti gli errori commessi, la guerra non si fermerà.

Quindi sono piuttosto scettico sulle possibilità a breve termine di un accordo parziale. Tuttavia, certo, se lungo il cammino riuscissimo a ottenere qualcosa e la gente smettesse di essere uccisa, beh, l’opportunità andrebbe colta. Ma sono certo che il loro problema sia molto più profondo: non è l’Ucraina, non è Zelensky o chiunque altro; è che l’Europa sta di nuovo tornando a esprimere il peggio di ogni male nella storia dell’umanità.

03 – Quindi perché pensa che sia così? Voglio dire, credo che da una prospettiva americana sia ovvio che i leader europei, nei grandi paesi, Germania, Francia, Gran Bretagna, puntino sulla Russia. La leadership di tutti e tre i paesi vede la Russia come la minaccia perché pensa che sia così.

È molto semplice. Sono un fondatore dell’Istituto d’Europa e, 40 anni fa, ero un eurofilo. Poi li ho conosciuti meglio e sono diventato molto scettico. Sono dei fallimenti totali sotto ogni punto di vista: morale, politico, economico, eccetera.

L’Europa sta affondando. Inoltre, ora non possono più sfruttare il mondo e succhiarne la rendita che avevano ottenuto grazie alla loro superiorità militare negli ultimi 500 anni. Questo si è fermato negli anni ’60 e ’70, ma già allora erano entrati in una profonda crisi. A quel tempo, per ogni sorta di ragione, l’Unione Sovietica crollò e loro credevano che la loro età dell’oro sarebbe continuata. Ora, invece, capiscono che è finita e sono disperati. Capiscono che non potrebbero vivere con i soldi degli altri.

Iniziano anche a capire che non potrebbero vivere sotto la protezione degli Stati Uniti che sono stanchi di loro e non ne hanno più bisogno. Quindi c’è una disperazione totale, un senso di smarrimento in questo strato di globalisti alla cui guida ci si arriva per antimeritocrazia voluta dalle cosiddette élite europee liberali.

Mai nella storia d’Europa abbiamo avuto un livello così basso di capacità intellettuali nella leadership politica della maggior parte dei paesi europei: non di tutti, ma della maggior parte.

04 – Quindi l’Europa è praticamente a secco, è senza energia, sta morendo e quindi lei sostiene che la loro leadership veda la sconfitta della Russia come l’unica via d’uscita.

All’inizio pensavano alla possibilità di una sconfitta della Russia, che era una sorta di illusione fantastica. Ma ancora oggi alcune persone, a causa della loro – tra virgolette – incapacità intellettuale, ne parlano. Ma cos’è, davvero, la sconfitta della Russia? Se la Russia si avvicinasse anche solo un po’ a una sconfitta, significherebbe che userebbe le armi nucleari e l’Europa sarebbe fisicamente distrutta.

È semplicemente impossibile anche solo immaginarlo, ma ne hanno parlato perché hanno bisogno di una guerra per giustificare la loro permanenza al potere, per giustificare la loro resistenza.

Ormai non si tratta nemmeno più della sconfitta della Russia. Si tratta semplicemente di andare avanti con un’Unione Europea che fallisce, con un’economia che crolla e con la posizione europea nel mondo che svanisce. Tutti nel mondo ora ridono dell’Europa, che un tempo era uno dei centri nevralgici del potere mondiale e ora è diventata una barzelletta.

Naturalmente non parlo di tutta l’Europa. Sappiamo che ci sono europei per bene, europei intelligenti. Tuttavia, nella mia cerchia – la classe politica dei pensatori europei e degli esperti di politica estera e difesa – sono rimaste solo una o due persone. Non farò i loro nomi perché questo li metterebbe a rischio agli occhi del pubblico; nessun altro. Non ho più alcun interlocutore, quasi nessuno, in Europa ormai.

05 – Quando dice “tutti sanno che il governo russo se messo alle strette userebbe armi nucleari contro l’Europa”, questa è la mia domanda, pensa che gli europei lo capiscano?

No, perché gli europei si trovano innanzitutto in uno stato di degrado intellettuale e culturale, successivo alla loro cosiddetta pseudo‑rivoluzione del 1968, che, secondo molti studiosi e osservatori, ha ucciso o comunque gravemente compromesso gran parte dell’istruzione superiore europea, privando le nuove generazioni di una solida formazione accademica e di un pensiero critico approfondito. A questo si aggiunge un’antimeritocrazia sempre più diffusa e radicata nel moderno sistema democratico europeo, che spesso premia la mediocrità invece dell’eccellenza.

Non capiscono, oppure non sono in grado di capire appieno, in modo chiaro e consapevole, cosa stia realmente accadendo nel contesto attuale della società europea e mondiale. Inoltre, stanno portando avanti quello che io chiamo parassitismo strategico. Parassitismo — non so nemmeno come definirlo — perché credono che la guerra non arriverà mai sul loro territorio.

Si sono dimenticati della guerra, e questo è terribile, perché sono stati la fonte della maggior parte delle guerre nella storia dell’umanità. Ma ora non hanno più alcuna paura, come invece accadeva in passato.

Di conseguenza, in questo momento uno dei compiti principali e fondamentali della Russia, oltre ai molti altri che già le competono, è proprio quello di farli rinsavire, riportandoli alla ragione. Si spera senza dover ricorrere all’uso di armi nucleari, ma semplicemente con la minaccia, anche solo con la possibilità del loro utilizzo.

Sto criticando il mio governo per essere troppo prudente e troppo paziente con loro. Prima o poi, se continueranno a sostenere questa guerra sacrificando altri milioni di ucraini e altri ancora, la Russia, qualora la loro presunta perseveranza dovesse progressivamente assottigliarsi o venire meno, sarebbe costretta a intervenire con fermezza. In tal caso, dovremmo punirli in modo severo e appropriato, adottando misure rigorose per sottolineare la gravità delle loro azioni e garantire che simili comportamenti non si ripetano in futuro all’interno della nostra comunità. Si spera in senso limitato.

06 – È interessante che lei dica che i loro leader non temono più le armi nucleari. Si penserebbe che tutti temano le armi nucleari, data la loro capacità distruttiva. Perché mai una persona non dovrebbe temere la minaccia di un attacco nucleare?

Noi crediamo che siano come noi, ma non lo sono. Hanno subito un degrado totale della classe pensante e della classe dirigente. Quando il cancelliere, tra virgolette, della Germania parla di ricreare una Bundeswehr, un esercito, il più forte d’Europa, cosa significa? Significa che condanna il suo Paese all’eliminazione.

Ho parlato con gli europei per gran parte della mia vita adulta. Ho smesso di farlo nel 2013, quando ci fu un incontro di leader europei al quale partecipai e dissi che, se avessero continuato su questa strada, ci sarebbe stata una grande guerra, milioni di ucraini sarebbero morti. Delle 70 o 80 persone che c’erano, nessuno osò guardarmi negli occhi.

La maggior parte di loro, sa, si è degradata a tal punto da essere diventata composta da idioti pericolosi o da idioti morali.

07 – Lei è citato in un punto in cui dice che non temono più Dio, quindi non temono più la guerra. In che modo le due cose sono correlate?

Assolutamente. Hanno perso — beh, non tutti, lo ripeto, ci sono persone normali — l’Europa ha perso il suo nucleo morale, politico e spirituale. Come sa, la maggior parte di loro ha perso il timore e la fiducia in Dio.

Questo non significa solo una perdita di normalità, ma anche la perdita di gran parte dei loro tratti umani. L’Europa, sotto questa leadership, sta diventando antieuropea in termini di Europa storica, persino antiumana.

Hanno portato il nazismo, che era profondamente antiumano, disumano, eccetera. Ora hanno portato da noi — voi siete stati infettati in misura minore — qualcosa di assolutamente antiumano: la perdita di rispetto verso la famiglia, verso l’amore tra uomo e donna, verso gli anziani, verso il patriottismo, eccetera. E naturalmente la perdita della fiducia in Dio.

Che cos’è allora l’Europa? Cosa resta? Un buco morale. Ovviamente, non parlo di tutti gli europei: ci sono persone normali.

Non posso parlarci perché sono diventati interlocutori “immaginari”. A loro è vietato parlare con noi e, se lo fanno, vengono poi chiamati e convocati dalla polizia o dai servizi di sicurezza. Quindi ho molti, probabilmente ancora molti amici in Europa, ma non ho contatti con loro perché è proibito, perché le élite impediscono loro di parlarci apertamente. Le stesse élite li stanno preparando alla guerra, almeno sul piano morale, sebbene non riescano a capire che, se una guerra vera e grande dovesse scoppiare in Europa, e se questa guerra in Ucraina dovesse degenerare, non ci sarebbe più un’Europa.

Grazie a Dio, abbiamo cambiato la nostra dottrina nucleare di recente. Il nostro presidente ha parlato in modo molto cauto e molto educato, ma ha detto qualcosa di estremamente importante: se l’Europa entrerà in un vero conflitto diretto, non ci sarà più nessuno in Europa con cui parlare.

Spero e prego, nel modo in cui prego, che né lui né noi si debba mai prendere una simile decisione. Come ho già detto, l’Europa è stata la fonte della maggior parte dei mali e sta tornando ai suoi tempi peggiori.

08 – Nell’ultimo anno, gli ucraini hanno cercato almeno due volte di uccidere il vostro presidente, il presidente Putin. Questa è la mia interpretazione, perché pensa che l’abbiano fatto. Qual è il ragionamento dietro?

È molto semplice: sono bellicosi. Alcuni credono che si possa risolvere il “problema Russia” uccidendo il nostro presidente.

Il problema è che il nostro presidente è troppo cauto. Loro non sono cauti, mentre lui mostra troppa perseveranza. Lo sto criticando indirettamente, o talvolta anche direttamente, come in questa nostra conversazione. Ma non potrebbero ucciderlo: si tratta semplicemente dell’odio viscerale di persone che hanno perso la testa.

La questione di sbarazzarsi dei leader di Paesi stranieri è, ovviamente, una questione americana. Come sa, stanno alimentando l’odio verso la Russia in modo frenetico.

Sono in parte uno storico e devo dire che persino la Germania di Hitler, nel suo livello di propaganda antirussa o di russofobia, era forse — forse, forse — uguale, o almeno paragonabile, a ciò che sta accadendo oggi in Europa.

09 – Cosa accadrebbe se il suo presidente venisse assassinato? Dagli ucraini o dall’Europa o dagli Stati Uniti? Quale sarebbe il passo successivo

Vabbè, speriamo che questo non accada.

Ma, ovviamente, ciò significherebbe che puniremmo gli Stati Uniti, mentre l’Europa verrebbe cancellata dalla mappa dell’umanità: dovrebbe essere estromessa dalla mappa geopolitica e geostrategica, perché è diventata un fastidio. Spero che non venga punita fisicamente, anche se inizio a pensare che questi idioti non capiscano altro che il dolore fisico, prima o poi.

Se non fermano questa guerra insensata e l’ostilità in Ucraina e nei territori circostanti, dovremmo iniziare ad attaccare l’Europa con armi convenzionali e poi il passo successivo sarebbe un’ondata di testate nucleari tattiche.

Spero che non si arrivi a questo punto, perché usare armi nucleari — in realtà qualsiasi arma — è un peccato; ma usare armi nucleari è un doppio peccato e non voglio che la Russia sia un peccatore così grande. Abbiamo tutti i nostri peccati, ma, se necessario, dobbiamo eliminare la minaccia europea per l’umanità.

10 – Quanto siamo lontani dall’uso di armi nucleari da parte della Russia contro l’Europa?

Due anni.
Se non si fermano, un anno.
Ho chiesto al mio governo di intensificare gli sforzi e di fermarli prima di giungere a quel momento, ma il presidente Putin è molto religioso ed è cauto. Abbiamo cambiato la nostra dottrina nucleare, abbassando la soglia nucleare e incrementando il nostro potenziale nucleare in Europa e altrove, nella speranza di poterli fermare prima di superare quella soglia.

Come ho detto, penso che Putin creda che usare armi nucleari sia un peccato, ma potrebbe essere necessario per salvare l’umanità. È per questo che ho chiesto un uso nucleare limitato contro l’Europa, perché altrimenti il mondo scivolerebbe verso una terza guerra mondiale, verso la quale gli europei ci stanno spingendo tutti.

Lo hanno già fatto due volte nella storia, trascinando gli Stati Uniti. Voi, un paio di volte, li avete salvati, voi americani. Noi una volta abbiamo sofferto, ma poi li abbiamo salvati di nuovo. Ora però sono tornati con il vecchio gioco e dobbiamo o punirli o aiutarli a cambiare idea.

Non sto chiedendo un cambio di regime, ma se gli europei non sostituiranno queste élite con altre più orientate alla nazione, con élite più responsabili, sono spacciati. E io odio questa idea, perché culturalmente sono un europeo. Certo, ci stiamo spostando verso la Siberia, ci stiamo spostando verso l’Est; diciamo che stiamo diventando una nazione eurasiatica, o tornando dove apparteniamo. Ma la perdita dell’Europa sarebbe un peccato.

11) Prima di chiederti cosa pensi che la Russia debba fare rispetto al resto del mondo, diventare eurasiatica invece che europea, cosa che sembra stia facendo. Quali, se ci fossero attacchi nucleari dalla Russia verso l’Europa nei prossimi uno due anni, come hai detto che potrebbero esserci, quali paesi includerebbero?

Beh, siamo online, quindi l’ho scritto diverse volte: se colpissimo Poznań, gli americani non risponderebbero mai. Gli americani, in ogni caso, non risponderebbero mai.

Ma penso che i polacchi stiano diventando più assennati. Capiscono che stanno giocando con il fuoco e stanno cercando di ritirarsi dalle prime linee di questo conflitto. Tuttavia, la mia scelta sarebbe la Gran Bretagna e la Germania.

…eliminare la Gran Bretagna e la Germania con armi nucleari.

Prego, prego. Supplico l’Onnipotente che questo non accada.

Sì…

…ma la Germania dovrebbe essere la prima, perché la Germania è la fonte del peggio nella storia europea, anche se ho molti amici tedeschi. Spero che ciò non accada.

12 – Credo che lei sia appena tornato da Pechino. Certamente i legami tra Russia e Cina sono molto, molto più profondi di 4 anni fa. Da una prospettiva americana, l’idea di un’alleanza russa cinese permanente sembra una minaccia per il nostro futuro. Quell’Alleanza è permanente.

Per il prossimo futuro, è una fonte di grande forza sia per la Russia sia per la Cina, e i nostri amici cinesi lo comprendono.

Ma cosa accadrà tra 10 o 15 anni? Non lo sappiamo, quindi stiamo pianificando ogni possibile scenario futuro. La nostra migliore soluzione è raggiungere un mondo in cui quattro grandi potenze lavorino insieme per definire le regole di comportamento nel mondo futuro. Queste quattro potenze sono Cina, Russia, Stati Uniti e India.

Una tale configurazione significa anche che dovremo — e lo faremo, ovviamente — bilanciare la preponderanza complessiva della Cina rispetto alla Russia. In questo frangente, però, la Cina è una risorsa fantastica, non una minaccia. Ma, per ogni evenienza, dobbiamo creare questo sistema di almeno quattro Paesi.

Inoltre, stiamo costruendo quella che chiamiamo la “grande Eurasia”, un sistema di relazioni in cui la Cina sarà bilanciata dalle principali potenze all’interno dell’Eurasia, tra cui India, Persia, Turchia e Russia, oltre ad altri attori. Con i cinesi parliamo sinceramente della necessità di bilanciarli.

Per loro è difficile accettarlo, ma stanno iniziando a capire che è nel loro interesse creare un sistema equilibrato di relazioni all’interno dell’Eurasia.

A livello mondiale, gli Stati Uniti dovrebbero essere un attore chiave, perché senza di loro non riusciremmo ad affrontare gli incredibili problemi che ci attendono nei prossimi anni.

13 – La Russia mette a repentaglio la sua anima lasciando l’occidente, dato che è un paese ortodosso e la sua eredità culturale è occidentale.

Stiamo salvando la nostra anima. Certo, alcuni dei miei compatrioti non sarebbero d’accordo con me, ma ricordiamo — a lei, a me e agli altri — che la nostra anima proviene dall’Est e dal Sud. Abbiamo preso il cristianesimo dalla Palestina. La nostra Chiesa ortodossa rappresenta il vero cristianesimo, perché i cattolici se ne sono andati all’inizio del millennio precedente. Ci siamo separati da loro, ma restiamo ovviamente cristiani e fratelli.

In gran parte siamo un Paese islamico, circa il 20% della nostra popolazione. Poi abbiamo una forte popolazione buddista, proveniente dal Sud-Est. Anche l’ebraismo è una religione riconosciuta.

Il sistema politico che abbiamo costruito negli anni lo abbiamo ereditato dal più grande impero di tutti: l’impero di Gengis Khan. Ovviamente molti russi non sarebbero d’accordo, ma questa è la pura verità. Siamo un impero asiatico con una fortissima influenza culturale europea, che amiamo e adoriamo e dalla quale non ci separeremmo mai.

Ma non siamo asiatici, non siamo europei, grazie a Dio. E ora stiamo iniziando a riconoscerlo, perché il nostro percorso europeo è stato eccessivo, quello iniziato da Pietro il Grande per certi motivi, dato che eravamo arretrati in termini tecnologici. È finito. Sarebbe dovuto finire 150 anni fa. Ci avrebbe risparmiato molti guai, incluse cose come le guerre mondiali, il comunismo, eccetera.

Ora ci stiamo separando, ma speriamo di mantenere i tratti dell’eredità culturale europea che condividiamo con voi nei nostri cuori e nelle nostre menti.

14 – Quale effetto hanno avuto le sanzioni occidentali sulla Russia dal suo punto di vista? Crede che le sanzioni abbiano danneggiato la Russia o l’abbiano aiutata?

Io chiedevo un confronto con l’Occidente molto prima che decidessimo di fermare l’espansione della NATO.

Certo, dal punto di vista economico le conseguenze fanno male, ma strategicamente, politicamente e culturalmente sono state una benedizione. Con il loro aiuto abbiamo attirato il fuoco amico su noi stessi. Abbiamo eliminato le élite “compradore”. Abbiamo spazzato via, senza alcuna repressione, la quinta colonna.

Stiamo ritrovando la nostra cultura russa, la nostra anima russa, stiamo tornando a essere russi.

Ora, l’unico vero problema di queste sanzioni e di questa guerra è che dobbiamo pagarle con la vita dei nostri uomini migliori. Ma, a parte questo, sono state una benedizione e non voglio che vengano revocate. Certo, alcune dovrebbero esserlo, per ripristinare relazioni e recuperare risorse economiche aggiuntive.

Ma la Russia, sotto minaccia per la propria sicurezza, è tornata a essere una nazione combattente. Siamo una nazione di guerrieri e, quando veniamo attaccati, prima indirettamente e ora direttamente, diamo il meglio di noi stessi. È per questo che il Paese sta vivendo una rinascita incredibile.

L’unico problema è che stiamo perdendo i nostri uomini migliori, e questo deve finire.

15 – E quindi questo mi porta alla mia ultima domanda, signor Karaganov, ovvero lei ha descritto questa come una guerra, una guerra di civiltà tra Russia ed Europa. Che ruolo hanno gli Stati Uniti? Cosa può fare il presidente Trump per fermare la guerra?

Gli americani sono stati cruciali nell’avvio di questa guerra, perché l’intero problema è iniziato nei primi anni Duemila, quando l’amministrazione statunitense ha cominciato a spingere e a fomentare la questione europea, temendo la possibilità di un’alleanza continentale tra Russia e Germania. In un certo senso, quindi, anche gli americani sono stati una delle fonti del problema.

Quanto alla proposta dell’amministrazione Trump, non mi è piaciuta, perché non risolve il vero problema, cioè l’ostilità e l’aggressione europea. Tuttavia, per il momento, dovremmo sfruttare questa opportunità, se possibile. Poi, naturalmente, sappiamo tutti che il presidente Trump è limitato dai suoi affari interni e, inoltre, vediamo ora che le sue proposte vengono diluite da ogni tipo di pressione proveniente dall’interno e dai suoi cosiddetti alleati.

La soluzione del problema è, ovviamente, come ho già detto, l’Europa. Tuttavia, purtroppo, non prevedo che questa possibilità si concretizzi. Quindi, anche se fermassimo questa guerra, dovremmo essere pronti a riprenderla, a eliminare la fonte di ciò, ossia l’ostilità delle élite europee e il loro desiderio di alimentare la guerra nel subcontinente europeo.

Diamo comunque una possibilità a Trump, anche se non sono sicuro che lui o noi avremo successo. Date le circostanze, lei conosce meglio di me la situazione interna degli Stati Uniti. Inoltre, a proposito, non potremmo fare affidamento — con tutto il rispetto per il vostro presidente — esclusivamente su di lui: ha alle spalle un Paese profondamente diviso, un’opposizione forte e, inoltre, si stanno giocando partite poco pulite. Spero che si possa organizzare qualcosa.

Stiamo osservando molto attentamente il fatto che l’amministrazione presidenziale abbia rapito il leader di un grande Paese. Stiamo osservando con altrettanta attenzione che gli americani, i Marines, agiscano come pirati in alto mare, sequestrando petroliere che battono bandiera russa o recano insegne russe. Se questo dovesse continuare, saremmo costretti a tornare a una deterrenza dura. Tuttavia, vorremmo avere, se non un rapporto cordiale, almeno un buon rapporto con gli Stati Uniti e con altri due grandi Paesi del mondo. Vedremo se riusciranno a mantenere le promesse.

Penso che il presidente voglia farlo, ma che ne sia capace resta un grande interrogativo. Incrociamo quindi le dita e cerchiamo di ottenere la massima chiarezza possibile. Speriamo che sia sincero, ma non ci fidiamo delle politiche americane e, in un certo senso, le sue proposte sembrano una trappola: una trappola, una trappola, una trappola, perché nulla cambia e la guerra continua.

Ora si parla di pace, pace, pace, pace. Mi riferisco a chissà chi: Zelensky o altri pigmei in Europa che la stanno bloccando. Sembra che questa guerra continui e che forse, alla fine, gli Stati Uniti non vogliano davvero porvi fine.

Di conseguenza, potremmo dover tornare ancora una volta alla soluzione che ho menzionato più volte in passato, una soluzione che considero fondamentale: iniziare a punire in modo concreto e deciso i nostri nemici europei. Come ho già sottolineato più volte, ciò dovrebbe avvenire con la piena consapevolezza — e con la sincera speranza — che gli Stati Uniti d’America si asterrebbero in modo deciso e responsabile dal partecipare attivamente a una guerra nucleare in Europa, evitando così un conflitto devastante e catastrofico per il continente europeo e per il mondo intero.

Penso sia importante per i politici e i cittadini americani, per il paese capire la prospettiva russa e le sono grato per avercela illustrata, signor Karaganov. Grazie mille per il suo tempo.

Grazie, è stato un piacere.

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Categories: Ucraina-Russia

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