Negli ultimi due anni la Groenlandia è tornata al centro della geopolitica transatlantica non tanto come territorio da annettere, quanto come leva strategica. Donald Trump, riprendendo un tema già emerso nel 2019, ha chiarito che per gli Stati Uniti la sicurezza della Groenlandia e dell’Artico nord-atlantico è una priorità non negoziabile. La differenza, oggi, è che l’obiettivo non passa più necessariamente da un’acquisizione territoriale formale, bensì da una redistribuzione degli oneri di sicurezza a carico degli alleati europei.
Trump ha sempre argomentato che Washington non può tollerare vuoti di potere nell’Artico, evocando apertamente la possibilità che gli Stati Uniti “facciano da soli”, cioè occupazione con un blitz militare. È un linguaggio che richiama quello del 2019, quando l’idea di “comprare la Groenlandia” venne respinta da Copenaghen e Nuuk, ma che oggi assume una forma più sofisticata e politicamente efficace. https://www.cnbc.com/2019/08/21/trump-delays-denmark-visit-as-pm-wont-talk-about-him-buying-greenland.html
Il passaggio chiave avviene nel gennaio 2026, al World Economic Forum di Davos. Qui Trump e il segretario generale della NATO Mark Rutte presentano un accordo quadro sulla sicurezza artica, che sposta il baricentro della questione dalla sovranità territoriale alla sorveglianza e al controllo militare della regione. Formalmente, la Groenlandia resta danese. Sostanzialmente, però, la sicurezza dell’Artico viene definita come una responsabilità collettiva dell’Alleanza Atlantica, con un ruolo crescente per gli europei.
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2026/01/22/rutte-il-patto-con-trump-prevede-di-agire-sulla-sicurezza-dellartico_b4be66af-05dd-4839-9fda-e1b37989803b.html
È qui che emerge il nodo politico: agli europei viene chiesto di farsi carico, economicamente e operativamente, della sicurezza di un’area strategica che gli Stati Uniti considerano vitale, pena l’ipotesi — mai del tutto espunta dal discorso — di un intervento unilaterale americano. In altre parole, l’alternativa implicita è chiara: o l’Europa rafforza la presenza militare e la sorveglianza nell’Artico danese, oppure Washington si riserva il diritto di “proteggere” direttamente la Groenlandia previo incorporazione come ‘n’ stato degli Stati Unidi d’America.
Questa dinamica è stata accolta con prudenza ma senza un vero rifiuto da parte europea. La Danimarca ha intensificato la propria presenza militare in Groenlandia e ha promosso un maggiore coinvolgimento NATO, mentre l’Unione Europea ha iniziato a parlare apertamente di sicurezza artica come interesse comune. Tuttavia, il risultato pratico è che il costo politico, finanziario e militare del controllo dell’Artico nord-atlantico ricade sempre più sugli alleati europei, mentre gli Stati Uniti mantengono il ruolo di regista strategico. https://www.reuters.com/world/europe/denmark-discuss-arctic-security-seeks-respect-territorial-integrity-2026-01-22/
In questo senso, Trump può rivendicare d’aver ottenuto il suo obiettivo altrimenti improbabile se la sua posizione iniziale non fosse stata così aggressiva ed efficace esasperando i toni improvvisamente in seguito allo shock che gli USA ci hanno provocato con il loro blitz in Venezuela per rapirne il presidente Maduro. Dopo quest’operazione del 3 gennaio 2026 non c’era momento migliore per dire: “Adesso tocca alla Groenlandia”. Le controparti che si sentivano coinvolte direttamente o indirettamente si sono date da fare per trovare un’alternativa, la meno peggiore ma che si aggiunge ad altre che rendono la misura colma. Tutto per gli interessi strategici statunitensi.
Non è ancora chiaro quanti “colpi” simili potrà ancora reggere la NATO senza disfarsi, ma dopo la Groenlandia teoricamente non si può più, altrimenti cadrebbe l’azione congiunta per aumentare la sicurezza dell’Artico con la conseguenza che gli USA annetterebbero la Groenlandia.
Mi permettete di dire che come europei stiamo facendo, in qualche misura, un favore a Russia e Cina in quanto la nostra presenza non sarà ritenuta “dura” come quella USA.
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