Durante la guerra in Iran è tornata a circolare una frase attribuita all’ex presidente egiziano Hosni Mubarak: «Chi si avvolge negli Stati Uniti è nudo», cioè chi conta sulla protezione americana rischia di restare senza difesa. La citazione riflette un sentimento diffuso nei Paesi del Golfo, dove cresce la percezione che il conflitto sia stato innescato dagli Stati Uniti ma che Washington non stia garantendo una reale protezione contro le minacce iraniane.
Nei primi giorni di guerra gli Stati del Golfo sono rimasti prudenti, incerti sulla durata delle ritorsioni iraniane. Con il passare dei giorni e il proseguire degli attacchi con missili e droni, il dibattito interno si è intensificato su chi sia responsabile della crisi. Secondo alcuni osservatori, l’Iran starebbe colpendo soprattutto gli Emirati Arabi Uniti per esercitare pressione sui Paesi del Golfo affinché convincano Washington a fermare il conflitto.
Nel mondo arabo si è aperta una discussione pubblica tra figure influenti. L’ex segretario generale della Lega Araba Amr Moussa ha sostenuto che gli attacchi contro l’Iran fanno parte di una strategia americana per ridisegnare l’equilibrio geopolitico del Medio Oriente a favore di Israele. Il giornalista saudita Abdulrahman al-Rashed ha replicato che questa lettura ignora il ruolo destabilizzante dell’Iran, ricordando che molti Paesi della regione vivono da decenni sotto la minaccia dell’espansione iraniana.
Altri commentatori e personalità del Golfo hanno sottolineato che sia l’Iran sia Israele rappresentano fattori di instabilità e che il mondo arabo non può fare affidamento su potenze esterne, in particolare sugli Stati Uniti, per la propria sicurezza. Il dibattito rivela tre orientamenti principali nella regione:
- chi privilegia l’opposizione ideologica a Israele,
- chi considera l’Iran la principale minaccia,
- chi vede entrambe le potenze come rivali egemoniche che competono per il controllo del Medio Oriente.
Anche alcuni leader del Golfo hanno iniziato a parlarne più apertamente. Il presidente degli Emirati Mohammed bin Zayed ha affermato che il suo Paese resisterà alle intimidazioni iraniane, pur senza entrare direttamente nel conflitto. Il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ha invece espresso un senso di tradimento per gli attacchi subiti dai Paesi del Golfo, sostenendo che questi hanno compromesso i rapporti precedenti con Teheran e dimostrato che la regione non può dipendere totalmente da alleati esterni.
Nel frattempo cresce la preoccupazione che pressioni esterne possano trascinare i Paesi del Golfo nella guerra. Dopo che il senatore statunitense Lindsey Graham ha suggerito un maggiore coinvolgimento del Consiglio di Cooperazione del Golfo, l’imprenditore emiratino Khalaf Al Habtoor ha risposto criticando gli Stati Uniti per aver trascinato la regione nel conflitto senza consultazioni e affermando che i Paesi del Golfo non intendono sacrificare i propri cittadini in una guerra che serve gli interessi di altri.
Le migliori frasi adatte a vignette satiriche che descrivono bene la situazione:
- “Protezione americana nel Golfo: garanzia fino al primo missile.”
- “Ombrello di sicurezza USA: resistente al sole, non ai missili.”
- “Tranquilli, gli Stati Uniti vi coprono…
…da molto lontano.” - “Alleanza strategica con Washington:
valida finché non inizia la guerra.” - “Gli USA garantiscono sicurezza nel Golfo.
In caso di emergenza, evacuare immediatamente… gli USA.”
Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.
Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.