I rischi sono sconosciuti perché non si conosce la curva di degrado e una volta che sono entrati in circolo, nel nostro corpo o nella natura, potrebbero avere effetti devastanti.
Nessuno vuole parlarne, c’è però un ricercatore il Dott. Stefano Montanari che insieme alla moglie hanno fatto ampie ricerche sulle nanoparticelle, trovandone ampie tracce anche in un filtro cavale1 in seguito alla morte del paziente su cui era stato installato.
Ma questo è solo un esempio di cosa possono combinare delle nanoparticelle, cioè oggetti della stessa taglia di prodotti nanotecnologici.
La fantasia dei ricercatori li ha portati a pensare di sfruttare la nanotecnologia in medicina (nanomedicina), ma la questione sicurezza è ancora tutta da indagare, le piccole dimensioni permetterebbe di superare il biofilm di batteri resistenti, ma riescono anche ad attraversare l’intestino o raggiungere il cervello. Per fortuna è tutto fermo in laboratorio, mentre le nano particelle sono una realtà contro cui siamo già in ritardo con le contromisure e a lanciare allarmi.
Una terapia mediante nanomedicina dovrebbe essere istruita per trovare una via sicura d’espulsione dopo aver svolto la sua funzione, per esempio insieme all’urina, ma poi dove finisce? Campi? Dove si coltiva? Inizieremmo un ciclo di inquinamento dove, eventualmente, la chimica non servirebbe a nulla per disinquinare e non disponiamo nemmeno della tecnologia per farlo.
Per contro con questa tecnologia i militari potrebbero realizzare armi perfette di annientamento del nemico inquinando qualcosa nella filiera del cibo o acqua.
Purtroppo la sete di profitti delle multinazionali va oltre il modo, tempo, metodo e soprattutto l’etica che è stata ampiamente bistrattata da molti decenni e non accenna a un’inversione.
Questo ricercatore, Stefano Montanari, è all’avanguardia rispetto al resto del mondo, viene chiamato per conferenze o lezioni, le sue ricerche potrebbero rivoluzionare segmenti interi dell’industria. Ecco perché in patria non è un profeta.
- Il filtro cavale è un presidio medico che viene inserito in vena cava inferiore da un chirurgo vascolare o un radiologo interventista per la prevenzione dell’embolia polmonare. ↩︎
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