Questo scrive in un suo libro Zacharia Sitchin:
I dodici “dèi dell’Olimpo” del pantheon sumero, ciascuno con il proprio omologo celeste fra i dodici membri del sistema solare (Sole, Luna e dieci pianeti, incluso Nibiru), vennero onorati con un mese ciascuno nel ciclo di un anno, composto da dodici mesi. Il vocabolo sumero per indicare “mese“, EZEN, significava in realtà “vacanza, celebrazione”; ciascuno di questi mesi celebrava l’adorazione di una delle dodici divinità supreme. Fu il bisogno di determinare il momento esatto in cui ciascuno di questi mesi iniziava e terminava (e non per consentire ai contadini di sapere quando seminare o fare il raccolto, come ci raccontano i testi scolastici) che, nel 3760 a.C., portò all’introduzione del primo calendario dell’umanità, meglio noto come Calendario di Nippur. Era infatti compito dei suoi sacerdoti determinare le complesse scadenze del calendario e annunciare, a tutto il paese, le date delle festività religiose. Quel calendario religioso è usato ancora oggi dagli Ebrei, per i quali, infatti, il 2006 corrisponde al 5766.
Poi c’è un’infinità di coincidenze, un cerchio è suddiviso in 360° che è multiplo di 12, come le 24h d un giorno, sono 12 anche i segni zodiacali, anche la navigazione aerea o in mare si danno le coordinate in gradi sessagesimali (60) che è sempre multiplo di 12.
Quello che scrive Zacharia Sitchin è nientemeno quanto scritto nelle tavolette Sumere con caratteri cuneiformi a cui ha potuto aggiungere quanto ha compreso in 30 anni di studi.

Maggiori informazioni nel libro: “Gli Architetti del tempo”.
Da un capo all’altro del nostro pianeta sorgono “monumenti astronomici”, quelli che potrebbero essere definiti “calendari cosmici”, come Stonehenge, gli Ziggurat mesopotamici, le piramidi egizie e gli altri grandi templi mediorientali e delle Americhe. E certo non è un caso che, intorno al 2100 a.C., mentre Stonehenge veniva ricostruita e i suoi monoliti riallineati, nel Sud America, a Machu Picchu, si lavorasse al Paradiso delle tre finestre.
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