La Marina cinese (PLAN)
La Marina militare cinese (PLAN) continua a crescere rapidamente sia in termini di numero di navi sia sul piano tecnologico e strategico. Secondo il rapporto annuale del Pentagono al Congresso degli Stati Uniti, Pechino ha ampliato la propria presenza oltre le acque regionali e opera sempre più spesso con gruppi navali consistenti anche in aree lontane dal territorio nazionale.
La Cina dispone oggi di oltre 370 navi militari e continua a varare nuove unità da combattimento e di supporto logistico, aumentando l’autonomia della propria flotta. Il rapporto non indica quando la PLAN potrebbe operare regolarmente vicino alle coste statunitensi, ma evidenzia che le capacità di proiezione di potenza marittima di Pechino sono in costante rafforzamento.
Il rafforzamento della Marina cinese
La Cina sta intensificando l’addestramento navale a lunga distanza, con esercitazioni che si estendono dall’Oceano Indiano orientale al Pacifico occidentale. La PLAN compie inoltre scali in porti lontani, soprattutto in Medio Oriente e Africa.
Dal 2008 Pechino mantiene una presenza continuativa nel Golfo di Aden grazie alla base militare di Gibuti. Le sue navi di superficie e i sottomarini consentono di svolgere operazioni militari anche lontano dal territorio nazionale.
La forza di portaerei cinese sta ampliando la copertura di difesa aerea dei gruppi navali, mentre una crescente flotta di navi di rifornimento logistico permette missioni prolungate a grande distanza. Tra queste figurano due nuove unità di supporto veloce della classe Fuyu, progettate per sostenere le operazioni delle portaerei e delle grandi navi anfibie.
Le preoccupazioni degli Usa
Secondo l’Office of Naval Intelligence statunitense, la capacità produttiva della cantieristica militare cinese sarebbe circa 200 volte superiore a quella americana. La maggior parte delle unità della PLAN è ormai composta da piattaforme moderne e multiruolo dotate di sistemi avanzati anti-nave, anti-aerei e anti-sottomarino.
La marina cinese sta inoltre rafforzando l’integrazione operativa con le altre componenti delle forze armate e punta a espandere ulteriormente la propria presenza globale. Oltre alla base di Gibuti, il Pentagono ritiene che Pechino stia valutando nuove infrastrutture logistiche militari all’estero per sostenere la proiezione delle proprie forze navali, aeree e terrestri. Tra i paesi presi in considerazione figurano Birmania, Thailandia, Indonesia, Pakistan, Sri Lanka, Emirati Arabi Uniti, Cuba, Kenya, Guinea Equatoriale, Seychelles, Tanzania, Angola, Nigeria, Namibia, Mozambico, Gabon, Bangladesh, Papua Nuova Guinea, Isole Salomone e Tagikistan.
Riassunto dell’art. de il Giornale
Data: 21 Dic 2024
Forse usando meno capitali di quelli che gli USA spendevano in corruzione e propaganda tramite USAID ed altre agenzie, la Cina si è costruita una flotta di tutto rispetto e continua a crescere.
Ohh!… come hanno fatto?
Vi mostriamo cos’ha ottenuto la Cina, dopo che il mondo l’ha fatta diventare la fabbrica del mondo.
C’è chi crea economia fiorente e chi spende fior di capitali per proteggere la propria economia e i risultati li abbiamo davanti agli occhi.
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[…] Le navi, basi militari e cantieri della Cina, preoccupano gli USA. […]
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