La parola agli analisti sull’attacco USA a Caracas (VE)

Attacco aereo USA a Caracas (VE)
Attacco aereo USA a Caracas (VE)
12–17 minuti

Silvia Boccardi intervista Emiliano Guanella, giornalista per la TV svizzera, la Stampa e contributor ISPI1, di un attacco che cambierà radicalmente il Venezuela, l’America Latina e il modo in cui gli Stati Uniti si posizionano oggi nell’ordine mondiale.

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Silvia Boccardi
Caracas è stata colpita da una serie di bombardamenti.

Le esplosioni hanno illuminato il cielo mentre colonne di fumo si alzavano sopra la capitale e altri centri del paese. I video diffusi sui social e le testimonianze raccontano ore di confusione, smentite, mezze conferme e poi l’accelerazione brutale. Un attacco statunitense e Donald Trump che annuncia la cattura di Nicolas Maduro e della moglie. Il governo venezuelano ha risposto parlando di attacco imperialista, invocando la mobilitazione nazionale e dichiarando lo stato di emergenza. Siamo di fronte a un passaggio che cambierà radicalmente il Venezuela, l’America Latina e il modo in cui gli Stati Uniti si posizionano oggi nell’ordine mondiale. Proviamo a capire che cosa è successo, perché è successo e che cosa può succedere ora con Emiliano Guanella, giornalista per la TV Svizzera. la stampa e contributo ISPI. Emiliano, dicci un attimo che cosa sta succedendo e soprattutto che cosa ci ha detto Trump alla conferenza stampa.

Emiliano Guanella
Prima della conferenza stampa di Trump a Mar a Lago, aveva parlato Marco Rubio e aveva detto che escludeva nuovi attacchi in Venezuela. E come sempre Trump arriva con il colpo di scena e dice: “Noi staremo in Venezuela, siamo già là, forse non ve ne siete accorti, ma siamo già là e siamo disposti e vogliamo restare fino a quando non ci sarà una transizione“. E addirittura di fronte a chi lo accusa di fare dottrina Monroe, anche in Italia si è parlato molto di questo, lui rivendica d’essere ancora meglio della dottrina Monroe. È la dottrina Donald a cui dobbiamo abituarci ormai, sostanzialmente dice “Noi ci prenderemo in carico il Venezuela fino a quando ci sarà una transizione pacifica“.

E questa transizione a scanso di equivoci ha a che vedere anche con il petrolio. E lui lo dice chiaramente, le imprese americane saranno lì perché abbiamo buttato via tanti soldi investendo e adesso dobbiamo recuperare e quindi questa transizione democratica del Venezuela è anche una transizione per le nostre imprese petrolifere.

Poi ha detto anche delle baggianate che ha già ripetuto in passato, delle bufale tremende, cioè la vecchia storia secondo la quale Nicolas Maduro avrebbe fatto uscire dei detenuti dalle carceri, addirittura dagli istituti psichiatrici e ha mandato migliaia di ex galeotti negli Stati Uniti per delinquere contro gli americani. Insomma architetta accuse senza prove, sempre senza nessuna documentazione che provi questo per giustificare quello che ha fatto. In sostanza, Trump rivendica e soprattutto dice ai militari rimasti, perché al momento è caduto solo il presidente e la moglie, però rimane tutta l’architettura del potere in Venezuela, dice: “Siamo pronti ad attaccare di nuovo e il secondo attacco sarà molto più forte del primo, quindi pensate bene cosa fare.” In sostanza chiede una resa, chiede che i militari abbandonino il potere perché sennò noi presumibilmente questa notte, gli attacchi si fanno in generale di notte, siamo pronti ad attaccare di nuovo.

Silvia Boccardi
Ecco, Emiliano, grazie per averci dato un attimo il quadro, ma facciamo un passo indietro. Quali sono le motivazioni, gli interessi che Trump e gli Stati Uniti storicamente, ma anche soprattutto in questo momento hanno col Venezuela e nel Venezuela?

Emiliano Guanella
Abbiamo la scusa. La scusa è quella del narcotraffico. Perché chiamo scusa? Perché secondo le stime delle Nazioni Unite, secondo l’organo ufficiale delle Nazioni Unite per la lotta alla droga, pochissima droga, parliamo di cocaina, quindi parliamo del triangolo della produzione Colombia, Perù, Equador, pochissima di questa cocaina arriva negli Stati Uniti, via Venezuela, arriva dall’altra parte, arriva via Oceano Pacifico, partendo soprattutto dai grandi porti dell’Ecuador, passando attraverso il Messico. Quindi non è questo il problema. La scusa del narcotraffico è una scusa, nel senso che sì, è probabile che un po’ di droga arrivi anche dal Venezuela, però se Trump davvero vuole eliminare la cocaina o le droghe sintetiche, il Fentan dovrebbe attaccare Ecuador, Colombia, Messico e non il Venezuela. Quindi accantonate le scuse, quali sono le vere ragioni? L’obiettivo è quello di un cambio di regime, cioè l’obiettivo è quello di rovesciare il chavismo che governa da più di 25 anni in Venezuela e l’ha dichiarato pochi minuti fa Donald Trump, resteremo lì fino a quando non ci sarà la transizione. Quali sono gli obiettivi a lungo termine? Anche questi li ha dichiarati Trump che è abbastanza, diciamo, trasparente nelle sue intenzioni, seppur crudeli e diciamo giuste e discutibili che siano. Garantire agli Stati Uniti che il Venezuela entri nell’orbita commerciale, politica, economica degli Stati Uniti. Cioè, Trump non vuole che le risorse di petrolio e del Venezuela siano in qualche modo oggetto di contesa con altre grandi potenze. È un petrolio molto vicino a casa, molto comodo per gli Stati Uniti, che deve essere soprattutto destinato alle imprese nordamericane. Trump ha anche i personaggi di questo film, ha scritto il copione perché ha già identificato in Maria Corina Machado2, leader dell’opposizione venezuelana e premio Nobel della Pace come la persona che potrebbe prendere il potere in Venezuela. Come si farà questo? Ci sono diversi ipotesi. Un’ipotesi sarebbe quella di convalidare il risultato delle elezioni presidenziali del 28 luglio 2024. Quindi Maduro non è più presidente, ha vinto quelle elezioni Edmundo Gonzales3. La costituzione del Venezuela è unica in America Latina perché è una delle poche che non prevede l’elezione diretta del vicepresidente. Si elegge solo il presidente il quale nomina il vicepresidente. Una costituzione scritta da Chavez che non si fidava nemmeno della sua ombra e quindi voleva nominare lui i vicepresidenti, quindi, non voleva che il popolo potesse scegliere un suo partner di potere. Quindi Edmundo Gonzales su Rutia, il candidato presidenziale sconfitto che secondo l’opposizione, ma anche secondo Unione Europea e Stati Uniti è quello che ha vinto le elezioni, a quel punto nominerebbe Maria Corina Machado e si arriverebbe a un co-governo. Per fare tutto questo bisogna togliere dal campo i militari, i militari che governano in Venezuela da un quarto di secolo.

Silvia Boccardi
Ecco, quanto è probabile e soprattutto quali sono i rischi che adesso si corrono in Venezuela, perché questo è, diciamo, è una situazione particolarmente grave. Sappiamo appunto che c’è Gonzales Machado da una parte, ma è anche vero che rimane comunque il governo di Maduro per quanto corrotto, per quanto sicuramente ci siano delle inimicizie interne, però rimane il governo iniziale. Quindi quanto è probabile che questa cosa avvenga pacificamente innanzitutto e in tempi stretti?

Emiliano Guanella
Questo dipende molto dalla quantità di missili che cadranno, se cadranno di nuovo sul Venezuela e dipende anche, secondo me, da qualche salvacondotto, perché qua stiamo parlando di non due o tre militari, stiamo parlando di centinaia di militari che hanno il potere in Venezuela, perché sono quelli che gestiscono il petrolio, le borse di alimenti e i programmi di assistenza alimentaria, sono quelli che gestiscono le imprese nazionalizzate dal chavismo. Insomma, il governo di Venezuela è un governo civico militare coi militari che controllano tutte le ricchezze del paese. Dove vanno questi militari? Vanno in una Cuba disastrata della peggior crisi economica? Vanno da un Putin che è occupato in tutte altre questioni, vanno in un Iran che è occupato anche lui in tutte altre questioni e che di certo non vuole dare a Trump dei pretesti per nuovi attacchi su Teheran. Insomma, è molto complicato su quanto sono attaccati al potere e in questo caso ci può essere il rischio di una guerra civile o quanto spaventati dall’irruenza militare americana che hanno già visto un assaggio abbastanza duro, possono vederne di più. Decideranno di dare una resa senza condizioni e sperare di non essere arrestati e sottoposti a processi magari negli Stati Uniti. Sono molti, non sono pochi, questo è il problema.

Silvia Boccardi
Certo. Il problema adesso è capire che cosa significa giuridicamente e politicamente questa cattura, sequestro di Maduro o è un atto di guerra? Che cos’è quello che hanno, diciamo, messo in atto nella notte? Tra l’altro adesso abbiamo iniziamo a vedere le foto, no, di quello che è successo la notte scorsa, di che cosa stiamo parlando e soprattutto che conseguenze potrebbe avere a livello più alto, cioè che cosa sta facendo Trump nella regione?

Emiliano Guanella
Trump da tempo sta dicendo alla Regione che questo secondo mandato di Trump, perché curiosamente nel primo Trump non si era occupato dell’America Latina, da un anno Trump sta dicendo “L’America Latina è nostra, i miei predecessori“, compreso lui in fondo, perché ha governato per 4 anni, “Non ce ne siamo occupati, ma adesso è giunto il momento di tornare. È una terra piena di risorse naturali strategiche, non solo il petrolio, ma il litio, il cobalto, l’oro, i minerali preziosi. È una terra che ci preoccupa perché ci fa arrivare molti migranti negli Stati Uniti. Quindi se noi controlliamo i governi riusciamo a bloccare alla base e non dobbiamo fare dei grandi muri per bloccarli poi alla frontiera sud degli Stati Uniti. Sono nazioni che devono rientrare nell’orbita degli Stati Uniti e soprattutto è un’area del mondo dove la Cina la fa da padrone dal punto di vista economico, dove la Cina ha rubato spazio alle grandi imprese statunitensi.” Quindi quello è il messaggio. Il messaggio l’abbiamo visto quando con l’Argentina di Milei a una settimana da un voto importante legislativo, ha detto parlando con Milei, ma parlando agli elettori argentini se votate Milei io concederò, gli Stati Uniti concederanno un maxi prestito di 20 miliardi di dollari. L’abbiamo visto col Brasile quando per difendere Bolsonaro ha imposto dei dazi del 50% sul caffè, ma lì gli è andata male perché poi si è reso conto che a rimetterci erano i consumatori americani, visto che un terzo del caffè consumato arriva dal Brasile e poi mestamente in sordina ha tolto quei dazi, ma alcuni ci sono ancora su altri prodotti. Insomma, l’abbiamo visto con l’Ecuador, l’abbiamo visto con le elezioni in centro America. Trump vuole intervenire a gamba tesa e oggi l’ha detto nel suo discorso. Ha detto: “Quella regione del mondo già sta cambiando.” A cosa si riferisce? Le recenti elezioni in Bolivia dove ha vinto un candidato conservatore, in Cile dove ha vinto un candidato conservatore e attenzione il prossimo anno ci sono elezioni in Colombia dove c’è attualmente il primo governo di sinistra fortemente antagonista degli Stati Uniti di Gustavo Petro e le elezioni più importanti di tutte in Brasile dove Luiz Inácio Lula da Silva vuole ricandidarsi. Quindi il Venezuela serve come monito. Questo non vuol dire che adesso Trump si mette ad attaccare la Colombia o il Brasile, ma sostanzialmente noi Stati Uniti vogliamo contare di più e con strategie, dagli aiuti economici e o azioni militari, siamo disposti a far di tutto per tornare ad essere degli attori. Dal punto di vista del diritto tutto è completamente illegale. Se è legale il mandato di Maduro truccato allora possiamo dire che è legale che una corte di New York decide di prelevare un presidente a casa sua arrestandolo con la scusa del narcotraffico, tutto è legale. Il diritto internazionale completamente saltato. No, Donald Trump non è un salvatore della libertà e della pace del Venezuela, ma è un presidente che vuole che gli Stati Uniti siano padroni di quel pezzo del mondo e a preoccuparsi, io direi, potrebbero essere anche gli abitanti di Taiwan, perché le reazioni di Russia e Cina sono state delle reazioni direi quasi protocollari. Condanniamo retoricamente tutto quanto, però nessuno ha pronunciato la parola militare, appoggio, aiuto. E quindi uno si può immaginare facendo fantapolitica, ma con Trump la fantapolitica abbiamo visto che a volte ci azzecca, che forse siamo in un’ottica di grandi sfere di interesse. L’America Latina agli Stati Uniti, a quel punto via libera a Putin per l’Ucraina e a quel punto la Cina potrebbe sentirsi liberata per sferrare l’attacco finale su Taiwan.

Silvia Boccardi
Assolutamente. Diciamo che questa operazione illegale e illegittima di Donald Trump in qualche modo appunto crea un precedente, no? Come se non ce ne fossero già abbastanza, ma sicuramente nel quadro di oggi crea un precedente. Ecco, quello che vorrei cercare di capire con te che sei stato tanto tempo a Caracas e in Venezuela in generale è cosa provano e pensano i cittadini in questo momento del Venezuela, cioè che hanno paura, sono contenti, sono arrabbiati. Qual è la sensazione?

Emiliano Guanella
Iniziamo a dire che ogni quattro venezuelani, tre sono rimasti in Venezuela e devono sbarcare il lunario arrivare fine mese e uno se n’è andato all’estero. I tre che sono rimasti in Venezuela hanno paura, hanno timore. Oggi Caracas è deserta, nessuno è andato al lavoro, tutti i negozi sono chiusi, gli autobus sono fermi, questo succederà anche domani, presumibilmente anche lunedì. Uffici, negozi, scuole, tutto chiuso. Si mescola anche al fatto che siamo al 3 gennaio e quindi è vacanze natalizie, ma tutto è completamente paralizzato. Il numero due del regime di Diosdado Cabello4, che è un po’ il Rasputin del regime chavista, alle 6:00 di mattina ha diffuso un video coi militari dicendo “Scendiamo in strada per difendere la milizia bolivariana“. Non si è visto una persona a difendere la rivoluzione bolivariana. La gente ha paura e attende. I venezuelani all’estero, molti sì, sono scesi in piazza a festeggiare. Ho visto scene di festeggiamenti a Santiago del Cile, a Miami, a Buenos Aires, a Madrid. Parliamo di persone che magari da 10 anni non vedono un proprio familiare, non vedono loro madri, i loro nonni, loro zi, loro fratello. Non c’è una famiglia venezuelana che non è stata attraversata da questo esodo che è la più grossa diaspora di questo secolo. Ha superato l’Ucraina, ha superato la Siria. una diaspora in qualche modo dimenticata perché non ha fatto molto comodo parlarne, ma è stato uno dei grandi drammi, lo è ancora di questo secolo.

Silvia Boccardi
Grazie Emiliano, un ultimo pensiero ti chiedo, noi ovviamente a Globally5 parliamo sempre di quanto ci importa e sono importanti le persone, i civili, che in questo momento si trovano appunto in una situazione molto complicata, come ci hai ben spiegato. Ti chiedo un ultimo commento su Alberto Trentini6. Noi sappiamo appunto che abbiamo un nostro concittadino che si trova in questo momento nelle prigioni di Caracas. Cosa pensi che possa succedere adesso a un “prigioniero” come lui?

Emiliano Guanella
C’è molto timore sulle sorti dei prigionieri politici. Sono circa 2000 detenuti politici e 800 sono recenti. Alberto Trentini da 415 giorni in carcere. Ricordiamo, altri paesi europei hanno fatto molto di più per i loro cittadini. La Francia è riuscita a liberare un ostaggio. Ricordiamo che Alberto Trentini è finito in carcere senza nessuna accusa, senza nessun udienza preliminare, senza nessun capo di imputazione, non c’è nessun processo, è semplicemente in carcere da più di un anno. La Francia ha fatto tutto il possibile, ha liberato un cittadino francese, la Svizzera ha liberato un cittadino svizzero. I genitori d’Alberto Trentini hanno detto chiaramente: “La Farnesina non ha fatto tutto il possibile” e ricordiamo che oggi in mezzo a tutta questa crisi ci sono solo tre compagnie petrolifere che operano in Venezuela. Si tratta della statunitense Chevron, della spagnola Repsol e dell’italiana Eni. Gli stessi genitori d’Alberto Trentini hanno, diciamo, ipotizzato il fatto che ragioni di real-politic, parola molto brutta, abbiano in qualche modo impedito al governo italiano di essere più efficace nella pressione per far liberare Alberto Trentini che non è un detenuto, è un prigioniero politico e in questo momento è un aggio di una dittatura, di un regime venezuelano. Ovviamente tutti ci auguriamo per lui che possa tornare e presto a casa.

Silvia Boccardi
Grazie Emiliano, grazie per aver trovato il tempo di spiegarci così bene la situazione. Ci risentiremo sicuramente nelle prossime settimane e il nostro pensiero va ad Alberto. Grazie. Grazie a voi.

Fonte: trascrizione e revisione della video-intervista7.
Data: 03 Gennaio 2026

  1. https://www.ispionline.it/it ↩︎
  2. https://senzatempo.org/index.php/2025/10/11/1488/nobel-un-premio-ormai-senza-valore/ ↩︎
  3. https://en.wikipedia.org/wiki/Edmundo_González ↩︎
  4. https://en.wikipedia.org/wiki/Diosdado_Cabello ↩︎
  5. Rubrica all’interno di ISPI ↩︎
  6. https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/31/alberto-trentini-venezuela-carcere-liberazione-notizie/8240357/ ↩︎
  7. https://www.youtube.com/watch?v=r2QmEJ0RB_0 ↩︎

Categories: Venezuela-USA

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