ArcticLands US, una proposta cerchiobottista per Trump.

Mappa rotte artiche e ghiacci
Mappa rotte artiche e ghiacci
5–8 minuti

Nelle fantasia imperialiste di Trump, consapevole di non poter conquistare un paese occupandolo, tenta a seconda dei casi, diverse vie che secondo lui dovrebbero essere convincenti e risolutive:

  • la carta della corruzione,
  • colpo di stato,
  • soppressione del presidente
  • sostegno all’opposizione filo americana
  • sanzioni a cui il paese è sensibile
  • propaganda interna tramite agenti
  • minacce di conseguenze se non fanno ciò che sta chiedendo.
  • i dazi spesso accompagnano una o più voci insieme

E quando sceglie l’opzione militare, limitata, chirurgica e senza mai ottenere l’approvazione di una risoluzione ONU, ottiene il risultato di aver mosso un elefante per colpire una lumaca, suscitando indignazione politica se non ilarità nei media, ma solo quelli ancora capaci di dire la verità.

Ogni volta che muove l’esercito c’è una scusa pronta, non serve passare dall’ONU, in Iran c’è da bloccare lo sviluppo di armi nucleari, in Venezuela il narcotraffico, in Nigeria occorre difendere i cristiani, ora con la Groenlandia è un problema di sicurezza nazionale. Guarda caso ognuna di queste nazioni è ricchissima di risorse minerarie e carburanti fossili.

Il trumpone vorrebbe installare delle basi al nord da cui i missili arriverebbero in Russia molto prima guadagnando sulla deterrenza nucleare. Trump però scorda un fatto importante, di recente, feb-2022 è stata proprio la deterrenza militare della NATO in Ucraina a generare un problema di sicurezza ai russi che dopo 15 anni di diplomazia, si sono accorti che l’occidente capisce solo la forza e hanno deciso di fare l’Operazione Speciale. Cioè rimuovere la fonte dei problemi di sicurezza.

Finora non ci sono stati aiuti NATO che abbiano potuto arrestare l’avanzata dei russi in Ucraina. I missili USA/NATO lanciati sul territorio russo hanno un tasso di abbattimento del 95~99%. Nei rapporti con la Russia Trump sta tirando la corda in cerca del limite di tolleranza da parte dei russi, fino al giorno in cui Putin vedendo che la diplomazia non serve a nulla, userà di nuovo la forza, come ha fatto in Ucraina. Tutto dipende da come Mosca valuterà nel suo complesso il “progetto artico” dell’Amministrazione Trump.

Infatti, il trumpone pensando d’essere un’aquila (lungimirante), vuole potersi avvalere dell’opzione di controllo delle vie commerciali nell’Artico, per poterlo fare ha ordinato alla Finlandia delle navi rompighiaccio, ma in realtà vorrebbe militarizzare questa via per bloccare il traffico delle navi petroliere “ombra”. Comunque si va a cercare altri guai. I russi dispongono ed usano attualmente 40 navi rompighiaccio, altre sono in costruzione e le nuove saranno propulse da energia nucleare.

Gli USA hanno un debito di 37.000 miliardi di $ e Trump vuole coprirlo rubando (possibilmente) le risorse energetiche e minerarie degli altri. Come d’altronde gli USA hanno fatto in Iraq e Siria fino a ieri e come tentano di fare in Venezuela.

Oggi Trump è ondivago su come ottenere la disponibilità del territorio della Groenlandia, non ha i soldi per acquistarla e offre 100.000 $ ad ogni cittadino per convincerli a votare a favore di una guida statunitense in un referendum. Ma gli gira male, prende a male parole i vertici politici danesi, e con la scusa della sicurezza minaccia di prendersi la Groenlandia, comunque.

A Trump serve mostrare al senato USA che grazie a lui, attuale presidente degli Stati Uniti, oggi con i territori della Groenlandia possono migliorare la sicurezza nazionale sia in difesa che risposta ad un attacco missilistico russo che nella disponibilità di risorse minerarie e di carburanti fossili. Anche se ciò non porterà nell’immediato denaro alle casse degli Stati Uniti, il valore teorico dell’accordo (se sarà un accordo) è comunque notevole anche se ci sarà un ritorno in tempi lunghi.

ArcticLands US, la proposta di SENZATEMPO.org

La Groenlandia è un territorio grande 7,17 volte l’Italia. La popolazione autoctona è tutta nelle zone costiere meridionali. L’80~90% del territorio è a nord del Circolo Artico, cioè hanno sei mesi in cui il sole non tramonta mai e sei mesi dove non lo vedono mai. Nel tratto di coste nordiche c’è una base scientifica danese e i mari antistanti non sono di interesse per la pesca.

Ma le coste nord dell’isola possono essere usate per nuove basi militari USA, e possono stazionare le rompighiaccio per sorvegliare o controllare le navi del resto del mondo da e per il NORTH-EAST PASSAGE, cioè quello che passa davanti le coste russe. Tutt’al più gli americani possono azzardarsi a inseguire le “navi ombra” su questo percorso (se ne hanno il coraggio). Raramente potranno avere finestre temporali utili per il percorso NORTH-WEST PASSAGE, perché i ghiacci sono più vicini al Polo Nord ma fra 10 o 20 anni saranno più percorribili anche loro, ma per farlo devono possedere navi commerciali rompighiaccio. Quelle che hanno ordinato alla Finlandia non le possono usare perché sono per la Guardia Costiera.

Con gli anni si libera una quantità di suolo groenlandese sempre maggiore e si possono iniziare le esplorazioni minerarie. Voi capite che si tratta di progetti pluri decennali, perciò tutta la bagarre mediatica concentrata in pochi giorni durante i quali se non si da a Trump quel che vuole, a volte basta conytraddirlo, la invade. Come se avesse cose urgenti da risolvere, come le elezioni di medio termine USA, dove non ha ancora nulla di positivo da portare per ottenere la maggioranza dei voti. Finora Trump ha fatto molta politica estera, speso molti miliardi in operazioni militari in Iran e Venezuela che non fruttano nulla, figuracce politiche, e poca politica interna con proteste crescenti.

Per la questione Groenlandia servirebbe una proposta su cui parlare per bloccare le insidie dei battibecchi mediatici dei politici occidentali (USA ed Europei) che sono incapaci di fare diplomazia, non hanno idee costruttive e nessuna capacità di mediazione.

ArcticLands US, dall’80° parallelo verso Nord, 252.000 Km2

Ora guardando cosa rimane a nord dell’80° parallelo, scopriamo tramite Google Earth, che c’è un territorio di circa 252.000 Km2, l’Italia è 302.000 Km2, quindi, abbastanza grande da poter installare basi militari, fare esplorazioni minerarie ed iniziare a mettere a profitto a seguito di un accordo di affitto, ipotizziamo, da 500 milioni di $/anno.

I danesi si riserveranno di poter continuare ad usare la base scientifica ed esplotrare il territorio per lo stesso scopo. Per gli USA c’è e dovrebbero sottoscrivere una condizione, il rispetto dell’ambiente dovrà essere di primaria importanza. Ogni inosservanza avrà un costo a parte stabilito di volta in volta.

Il concetto è: “Hai in uso un territorio con un enorme potenziale economico, ma al termine del contratto d’affitto da rinnovare ogni 20 anni, non dovete lasciarci un ambiente che assomigli più ad una pattumiera e in cui nessuno andrebbe a fare investimenti” .

Questo è importante perché nel giro di 20 anni lo sgelo riserverà sempre maggiori territori all’industria estrattiva e quindi, potenzialmente, si può incrementare il prezzo per l’affitto e/o mettere nuovi paletti da rispettare se necessario. poi tra 20 anni vediamo chi sarà il nuovo presidente USA.

A Trump dovrebbe andare bene nel modo più assoluto, ha quel che voleva.
Dovrebbe andare bene anche alla Danimarca che incassano soldi da un territorio che fino a ieri non rendeva nulla.
I russi non sono preoccupati perché prima che i propositi di Trump siano attuati, passeranno anni e al momento opportuno verificheranno che determinate cose siano o no una minaccia per la sicurezza russa. L’Europa otterrebbe che le eventuali liti tra USA e Russia per le risorse russe, si spostano fuori del territorio europeo, a meno che gli USA non inviti qualche paese UE a condividere una o più basi oltre l’80° parallelo.

A sua volta la Danimarca può utilizzare le nuove entrate per aiutare la comunità di 50.000 persone, rappresentati principalmente dagli Inuit, che vivono i Groenlandia a crescere poco alla volta e programmare infrastrutture e piccole produzioni locali nei territori liberi dai ghiacci, rimanendo comunque sempre ad una distanza di rispetto da essi e anche di sicurezza.

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Categories: Europa, Geopolitica

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