Tajani contro i Pasdaran per legittimare operazioni militari contro l’Iran?

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La recente mossa diplomatica dell’Italia — ovvero la proposta italiana di includere i Pasdaran (Guardie della Rivoluzione Iraniane) nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Unione Europea — non è un semplice gesto simbolico. È, di fatto, un cambio di rotta strategico che potrebbe avere conseguenze profonde e gravi non solo per i rapporti con Teheran, ma per la sicurezza nazionale italiana.

Ancora una “miccia diplomatica”

Nel corso degli anni l’Italia ha già prodotto dichiarazioni che, con scarso senso strategico e consapevolezza degli effetti, hanno finito per accendere tensioni internazionali. Le frasi di Draghi e Di Maio nel 2022 restano esempi clamorosi di come poche parole possano avere impatti geopolitici reali. La dichiarazione di Tajani rischia di innescare un effetto escalation e una reazione politica immediata, per incapacità razionale di valutare rischi e conseguenze nel teatro mediorientale — un teatro dove la logica delle reazioni è sempre più rapida, meno prevedibile e molto consistente.

I Pasdaran sono parte dello stato iraniano

Le Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran) sono un’istituzione costituzionalmente integrata nella Repubblica islamica. Non si tratta di un’organizzazione esterna o irregolare, ma di un corpo armato e politico con incarichi costituzionali e ruolo chiave nell’apparato di sicurezza nazionale iraniano. Per l’Iran, questa proposta italiana equivale a qualificare un pezzo fondamentale del proprio Stato come terrorista — una soglia politica dirompente.

Dalla designazione politica alla complicità morale

Ufficializzare a livello UE che i Pasdaran sono terroristi, significa legittimare retroattivamente e moralmente una sequenza di omicidi mirati di alti ufficiali dell’IRGC compiute da Stati terzi. A partire dall’uccisione del generale Qasem Soleimani nel gennaio 2020, fino agli attacchi del 2025 contro la catena di comando iraniana, questa scelta europea equivarrebbe a sancire che quelle azioni non sono atti di guerra o assassinii politici, ma interventi “giustificati”. In altre parole, l’Italia si assumerebbe la responsabilità politica di trasformare esecuzioni extragiudiziali in precedenti accettabili, rendendosi complice morale di una strategia di eliminazione sistematica della leadership militare di uno Stato sovrano.

NomeRuolo nell’IRGC / PasdaranNoteData uccisione
Qasem SoleimaniComandante della Quds Force (IRGC)Operazioni estere e strategia regionale3 gennaio 2020
Hossein SalamiComandante in capo IRGCMassima autorità militare del corpo13 giugno 2025
Mohammad BagheriCapo di Stato Maggiore delle forze armate iraniane (coordinamento IRGC e esercito regolare)Membro senior dei Pasdaran13 giugno 2025
Amir Ali HajizadehComandante delle forze aerospaziali IRGCControllo missilistico e aerospaziale13 giugno 2025
Gholam Ali RashidComandante del quartier generale Khatam al-AnbiyaSupervisione operazioni strategiche e infrastrutture13 giugno 2025
Mohammad KazemiCapo organizzazione intelligence IRGCIntelligence e sicurezza interna13 giugno 2025
Mehdi RabbaniVice capo delle operazioni del generale staff IRGCSupporto operativo e tattico13 giugno 2025
Gholamreza MehrabiAlto ufficiale di intelligence IRGCIntelligence, sicurezza e coordinamento operativo13 giugno 2025
Ali ShadmaniComandante di Khatam al-Anbiya (subentrato dopo Rashid)Supervisione infrastrutture strategiche17 giugno 2025

Il plauso immediato dell’erede dello Scià, comprova l’allineamento di Tajani

Subito dopo l’annuncio di Tajani, Reza Pahlavi — l’erede dell’ultimo Scià dell’Iran e figura di opposizione in esilio — ha espresso apprezzamento per la proposta italiana e ha ringraziato il ministro per averla portata a Bruxelles, definendola un passo a sostegno di chi si oppone al regime iraniano. Questo endorsement esterno non prova scientemente che Tajani sia “comandato”, ma è una testimonianza forte, a causa dei tempi stretti del rilancio, di come questa iniziativa sia allineata alle aspettative di un blocco di opposizione filo-occidentale, e non orientato a regolari relazioni diplomatiche.

Pressione mediatica intrisa di falsità e narrazione distorta

La narrazione binaria dominante nei media occidentali semplificato spesso le dinamiche iraniane a: un potere brutale da isolare a tutti i costi e un popolo innocente da difendere. Eventi complessi — come le proteste interne, le pressioni economiche dovute alle sanzioni, e le tensioni regionali — produce consenso a favore di linee dure. La proposta italiana va in questa direzione, senza alcuna analisi.

Conseguenze per l’Italia e le basi USA sul nostro territorio

Se l’UE include i Pasdaran tra i terroristi, non sarebbe un atto puramente simbolico. Sarebbe un passo verso una partecipazione attiva dell’Italia contro l’Iran. In uno scenario di conflitto diretto tra Stati Uniti/Israele e Iran:

  • La base militare USA in Italia di Sigonella, la più importante e strategica per gli USA nel Mediterraneo e Medio Oriente, potrebbe diventare operativa per l’attacco o il sostegno alla guerra, e quindi target legittimi — secondo la logica di deterrenza e rappresaglia iraniana.
  • Anche se l’Italia non decide direttamente l’uso di quelle basi, la percezione esterna potrebbe cambiare: Roma verrebbe vista non come forza diplomatica indipendente, ma come pedina operativa nella strategia USA-Israele.

Questo tipo di esito non è un’ipotesi remota, basi USA sono già state colpite perché ritenute un obiettivo lecito, ok, era un attacco simbolico, ma questa volta potrebbe avvenire senza preavviso o accordi sottobanco.

Non vi è ragione plausibile per cui l’Italia si faccia attrarre nei guai come fosse troppo vicina ad un buco nero.

Le notizie di cronaca recenti preparano la strada a Tajani?

La strada per Tajani sembra, in apparenza, in salita, perché se di recente il Parlamento europeo ha rifiutato di dare al Principe Reza Pahlavi l’opportunità di tenere un discorso a Bruxelles — con 387 voti contrari, 132 a favore e 96 astensioni — forse non è nemmeno favorevole a votare positivamente la proposta di Tajani, ma…

…sui media occidentali sono apparse le prime notizie sul numero delle vittime tra i manifestanti iraniani durante la repressione della polizia iraniana.

Indicativamente, le vittime sono circa 30.000, tutte registrate in due giornate, tra l’8 e il 9 gennaio 2026, suddivise in 4.000 focolai di protesta. Tale dato non è verificato, ma è sostenuto dalla dichiarazione che in una località hanno dovuto portare via i cadaveri dentro sacchi, usando container di 12 metri. Immagino quindi che venissero portati via centinaia di cadaveri alla volta e seppelliti in fosse comuni.

Questa informazione sarà nota ai parlamentari quando dovranno votare la proposta di Tajani per dichiarare che l’IRGC è un gruppo terroristico.

Conoscere e sapere quante siano state le vittime iraniane, oltre a porre in secondo ordine gli omicidi della milizia politica di Trump negli USA durante compiti ufficiali di “remigrazione”, predispone il Parlamento UE ad accettare la proposta di Tajani.

Resta altresì sorprendente come la possibile votazione positiva alla proposta di Tajani avvenga mentre la portaerei, proveniente dall’Oceano Pacifico verso il teatro del Medio Oriente, sia operativa pur rimanendo a distanza di sicurezza.

Viene il sospetto che anche la notizia delle 30.000 vittime non sia poi così casuale; indipendentemente dalla sua veridicità, aiuterebbe gli europei e l’Italia a superare problemi giuridici nell’ipotesi in cui gli USA chiedessero di usare le loro basi in Italia/UE per una missione in Medio Oriente contro l’Iran.

Con i Pasdaran “terroristi”, l’opzione guerra come in Afganistan è dietro l’angolo.

Se il Parlamento UE approvasse la proposta Tajani, scatterebbe automaticamente l’applicazione dell’intero impianto antiterrorismo USA-UE.
Ciò fornirebbe alla NATO una copertura giuridica formale per operazioni dirette o indirette contro l’Iran.
Una legalità apparente che non elimina affatto la conseguenza strategica: una risposta iraniana certa, con Sigonella tra gli obiettivi prioritari sul territorio italiano.


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Categories: Europa, Medio Oriente

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