Che cosa sta succedendo nel mondo?
Ovunque guardiamo vediamo crisi che si sovrappongono e conflitti che si allargano. Siamo arrivati a un punto impensabile fino a poco tempo fa: il presidente di uno Stato catturato nel cuore della notte durante un’operazione militare che sembra un film, ma che invece è realtà.
Una realtà che richiede di essere osservata con lucidità.
Molti commentatori parlano di una chiara violazione del diritto internazionale, che vieta l’ingerenza negli affari interni dei paesi, l’uso della forza militare e tutela l’immunità dei presidenti in carica. Altri, invece, descrivono Maduro come un narcotrafficante responsabile della crisi del suo Paese, non riconosciuto come presidente legittimo da alcuni Stati, tra cui gli Stati Uniti.
Ma quanto accaduto potrebbe coinvolgere presto altri Paesi, come Colombia, Cuba e Messico, ma persino la Groenlandia. Stephen Miller, consigliere di Trump, ha infatti dichiarato che la Groenlandia apparterrebbe di diritto agli Stati Uniti e che Washington potrebbe appropriarsene quando lo ritiene necessario.
L’idea di fondo è semplice e inquietante: gli Stati Uniti possono rovesciare governi e appropriarsi di territori e risorse straniere se ciò rientra nel loro interesse nazionale. Il Venezuela diventa così un precedente, destinato a essere replicato altrove.
A prima vista può sembrare solo la logica del più forte. Tuttavia c’è un aspetto spesso trascurato, ma centrale: il modo in cui gli Stati Uniti hanno costruito una legittimità giuridica per questa operazione. Non si tratta solo di una violazione del diritto internazionale, ma di qualcosa di più profondo: il diritto internazionale è stato semplicemente escluso dal quadro decisionale.
In passato il diritto internazionale è stato violato molte volte, ma quasi sempre si è cercato, almeno formalmente, di restare al suo interno. Prima dell’invasione dell’Iraq, ad esempio, gli Stati Uniti si presentarono alle Nazioni Unite con le presunte prove sulle armi di distruzione di massa. Allo stesso modo, la Russia ha giustificato l’invasione dell’Ucraina richiamandosi all’articolo 51 della Carta ONU sulla legittima difesa, anche se questa interpretazione non è stata accettata.
In tutti questi casi, l’ONU è rimasta un passaggio obbligato, anche solo simbolico. Questo indicava che la Carta delle Nazioni Unite era ancora considerata il fondamento di un ordine internazionale condiviso.
L’azione statunitense in Venezuela è diversa dal solito. Le Nazioni Unite non sono state coinvolte e la decisione è stata presa interamente dall’amministrazione Trump, senza alcun tentativo di legittimazione multilaterale.
Il documento sulla sicurezza nazionale pubblicato nel dicembre 2025 chiarisce questa impostazione. Gli Stati Uniti rivendicano il diritto di ristabilire la propria egemonia nell’“emisfero occidentale” — dal Nord al Sud America, comprendendo Venezuela, Cuba, Messico, Colombia e persino la Groenlandia. Allo stesso tempo, attribuiscono un valore limitato alle organizzazioni sovranazionali e pongono l’interesse nazionale al di sopra di qualsiasi vincolo multilaterale.
Se non si è passati né dall’ONU né dal Congresso, come hanno giustificato quest’operazione? Qui entra in gioco un dettaglio importante: l’amministrazione americana ha usato accuse penali interne contro Maduro — narcoterrorismo, traffico di cocaina, possesso di armi e dispositivi distruttivi — come base per l’azione. In pratica, hanno aggirato le normali regole internazionali e si sono appoggiati a strumenti del diritto interno statunitense per legittimare la cattura e un possibile processo.
Ne parla un professore della Shanghai Jiao Tong University (una delle principali università di ricerca in Cina), spiegando come gli Stati Uniti abbiano trasformato azioni di guerra in vere e proprie operazioni di polizia internazionale, basate su accuse interne piuttosto che su mandati ONU o consenso internazionale. In questo modo, si crea la possibilità di trattare i vertici di uno Stato straniero come criminali, anche senza riconoscere le normali immunità dei capi di Stato. (rifondazionesantafiora.it)
Tradizionalmente, l’insurrezione riguarda gruppi interni che sfidano il proprio governo. Dopo l’11 settembre 2001 (attentati terroristici negli Stati Uniti che hanno portato a una profonda riforma delle dottrine di sicurezza e uso della forza), gli USA hanno esteso questo concetto a livello globale, giustificando molte operazioni militari come azioni di polizia contro organizzazioni terroristiche. Successivamente, la stessa logica è stata applicata anche a leader statali come Saddam Hussein, Muammar Gheddafi o Bashar al‑Assad.
Il caso Maduro è però diverso. Il governo venezuelano non è stato sconfitto militarmente né collassato internamente, e Nicolás Maduro mantiene il controllo dello Stato, delle forze armate e del sistema giudiziario. È anche riconosciuto dalle Nazioni Unite come presidente legittimo. Ne parla UV Netware.
Per fare un paragone, Cina e Taiwan non si riconoscono reciprocamente, ma ciò non autorizza bombardamenti, rapimenti o violazioni della sovranità. Anche senza riconoscimento formale, ci sono limiti chiari al tipo di azione che uno Stato può compiere contro un altro.
Gli Stati Uniti, invece, sembrano aver superato questi limiti, revocando unilateralmente la sovranità del Venezuela. In questo schema, l’ordine difeso non è più quello internazionale condiviso, ma quello definito dalla propria egemonia regionale. Maduro cessa di essere trattato come presidente e diventa un sospetto criminale internazionale, perseguibile ovunque e al di fuori di tribunali internazionali. Secondo molti esperti di diritto internazionale, un simile intervento — con cattura di un capo di Stato senza consenso né mandato ONU — è considerato una violazione del principio di sovranità territoriale tutelato dall’Articolo 2(4) della Carta delle Nazioni Unite. Reuters
In Cina si descrivono momenti simili con l’espressione “il crollo dei riti e la dissoluzione della musica”: indica la fine di un ordine simbolico e istituzionale. Fu così nel periodo dei Regni Combattenti, quando l’antico sistema politico collassò, aprendo secoli di guerre.
Molti osservatori cinesi vedono oggi un parallelo su scala globale: dopo la Guerra Fredda, l’ordine liberale guidato dagli Stati Uniti funzionava, anche se imperfetto. Ora, con la cattura militare del leader di un altro Paese, quell’ordine è stato abbandonato senza che ne sia emerso uno nuovo.
Non esiste più un consenso su come gestire i conflitti internazionali. La sovranità non è più un principio inviolabile, ma una condizione che può essere revocata unilateralmente. Quanto accaduto sembra segnare un passo indietro nella civiltà politica globale.
Spero di sbagliarmi. Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti.
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