Il patrimonio architettonico è un ostacolo all’adeguamento sismico in Italia?

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Posso dire che non vi sono limiti tecnicamente parlando.

Però, se i Beni Culturali si oppongono ad effettuare lavori che secondo il loro giudizio può intaccare il “bene”, agli ingegneri è proibito procedere.

Porto una testimonianza di ciò, tutta da verificare perché ho sentito solo delle voci ma sicuramente sono fondate, a Mirandola di MO (dove sono nato), il Castello dei Pico che era appena stato restaurato in modo superlativo da circa un anno, oggi è ancora chiuso, in quanto il terremoto del 2012 ha causato gravi danni, danni che avrebbero potuto essere evitati se le ragioni della sicurezza avessero prevalso su quelle dei Beni Culturali.

Comunque per tornare a noi, al catasto è segnato se ci sono dei vincoli particolari per ogni edificio, e se si intromette qualcuno bisogna aprire gli occhi, perché l’Ing. pur avendo ragione, di sicuro non prende decisioni rischiando cause legali. Per esempio, a un arco gli fai un esoscheletro o lo rifai con materiali diversi ma con un aspetto esterno identico rendendolo sicuro, mentre i beni culturali potrebbero pretendere materiali originali senza rendersi conto che dopo un terremoto, ciò che volevi proteggere e mantenere integro dal punto di vista storico e architettonico, non ci sarà più.

Può anche essere che l’Ing. faccia le varianti richieste senza poter stabilire l’effettivo rischio residuo con precisione, per cui spesso ci sono situazioni grigie che non facilitano per nulla le decisioni, sarebbe troppo bello avere tutto bianco o nero (ON/OFF).

A causa di questo in Italia la vita di un castello abbandonato che sta per essere recuperato e restaurato, farà produrre montagne di carta che più o meno si svilupperanno così:

  1. Progetto recupero e restauro in piena sicurezza.
  2. Interventi Beni Culturali.
  3. Progetto definitivo (che prevede la salvaguardia dell’opera a scapito eventuale della sicurezza).
  4. Avvio lavori.
  5. Consegna e inaugurazione.
  6. Terremoto di Magnitudo simile alle massime storiche di quella particolare zona.
  7. Danni al castello da renderlo inagibile.
  8. Ometto i passaggi ma potrebbero passare anche 10, 15 o 20 anni prima che il Comune o altri partecipanti alla cordata per fare il restauro trovi nuovi fondi.
  9. A quel punto probabilmente i Beni Culturali accetteranno ogni soluzione e collaboreranno di più, ma credo imponendo specifiche che solo loro sono in grado di presentare aumentando di conseguenza i costi.
  10. È possibile che dal momento che vi sono i fondi la fase progettuale (i ping-pong tra vari Uffici) si prolunghi per qualche anno ancora, 2, 3 o anche 4.
  11. Risultato, dopo circa 25 anni ed aver rifatto quasi due volte un bene, come si dice in campo cinematografico: “Buona la seconda”.

Questa è l’Italia.

Aggiornamento del 17 Agosto 2026

Come volevasi dimostrare, il Castello dei Pico è ancora chiuso e nessun lavoro è ancora iniziato dopo 14 anni. Siamo nella media che avevo previsto.


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