No, quando è l’uomo a doverle comunicare c’è sempre il rischio della soggettività, che esce sempre.
Dobbiamo immaginare di essere in un tribunale dove si deve dire, giurando, solo e nient’altro che la verità e questa non la si può raggiungere mai, ci si ferma allorquando tutto quello che è stato raccolto consenta un giudizio, ma questo non significa che sia stata raccontata tutta la verità. Succede giornalmente.
Quando ci si mette di mezzo l’operato dell’uomo le verità universali sono invenzioni per scrivere libri che in tribunale farebbero solo da opportuno contorno.
Da ignorante mi viene da dire che tutto quello che non conosciamo o non abbiamo ancora toccato è una verità universale, non dopo, dopo tendiamo a trasformare in assiomi ciò che poi in un futuro prossimo o remoto sappiamo che potrebbe esserci qualcuno in grado d’intaccare quello che hai fatto, ma intanto l’uomo riscuote, attira, diventa catalizzatore di qualcosa, siamo sempre stati così con periodi molto oscurantisti. Eravamo partiti bene, all’epoca i Sumeri sapevano dell’esistenza di Plutone e lo sapevano descrivere, ma per la scienza non era verità fino a che non lo hanno visto e poi visitato in epoche recentissime e comunque declassato a planetoide.
Gli antichi si tramandavano le conoscenze senza prove scientifiche, oggi solo con prove scientifiche ma sappiamo che sono sempre in predicato, quindi, ritorno a quanto ho detto sopra: “Tutto quello che non conosciamo o non abbiamo ancora toccato è una verità universale da scoprire”. Anche la ricerca spesso viene convogliata verso la verità che vuoi che emerga.
Questo post offre l’occasione per introdurre “La Caverna di Platone“, un luogo dove la verità non viene creduta.
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