Quello che segue è un riassunto di un articolo giornalistico del nytimes.com che narra verità politicamente non sensibili, ma che rivelano il sentimento che vive la gente comune di Kiev che ogni giorno deve lavorare anche per sostenere i costi (e la corruzione) che il suo stato affronta nel conflitto contro i russi.
Trump Pizza Station di Kiev
Alla Trump Pizza Station di Kiev, dove la password del Wi-Fi è «TrumpLovesYou», una donna scoppia a piangere davanti a un caffè e un panino al tonno, dopo aver appreso che gli Stati Uniti sospendono gli aiuti militari all’Ucraina. Un’altra sorseggia un cappuccino con latte di banana e si lamenta che il mondo intero sembri aver abbandonato il suo paese. Intorno, tra bottiglie d’acqua, caffè e pizze, la clientela discute di guerra, morti e tradimento americano.
Anastasiia Berehovenko, 24 anni, studentessa di ostetricia e ginecologia, aspetta il suo turno per una bottiglia d’acqua e prova a contare sulle dita le persone che conosceva uccise dai russi: il fratello, un amico d’infanzia, i vicini. Poi si ferma: non le bastano nemmeno le dita. Aliona Khrul, 24 anni, avvocato, piange davanti al suo caffè e al panino al tonno, chiedendosi quale sia stato il senso di tutti quei combattimenti e di tutte quelle morti.
Ma alla Trump Pizza Station non si consumano soltanto cappuccini e drammi esistenziali. C’è anche una pizza chiamata Trumpino, con salsa rossa, prosciutto, cuori di carciofo, funghi e Grana Padano. Le pizze hanno nomi inglesi e la colonna sonora comprende abbondanti dosi di ZZ Top, compresa Breakaway, una canzone che sembra adattarsi fin troppo bene alla possibile rottura tra Washington e Kiev. Persino il logo gioca con il nome Trump, trasformando la «u» capovolta in una tazza di caffè mezza piena.
Il locale era nato come Trump White Coffee Bar, aperto da un imprenditore ucraino dopo le elezioni americane del 2016. A gennaio aveva aggiunto la pizza al menù, diventando Trump Pizza Station. Per anni il marchio aveva rappresentato la speranza che l’abilità imprenditoriale di Donald Trump potesse contribuire a portare la pace. Ora, dopo lo scontro alla Casa Bianca con Volodymyr Zelensky e la sospensione degli aiuti militari, quel nome è diventato un problema.
La maggior parte dei clienti vorrebbe cambiarlo. Dasha Holomoz, 21 anni, studentessa universitaria, è convinta che il locale non possa sopravvivere con quel nome, anche se nelle vicinanze non ci sono altri bar. Nell’ultimo mese, racconta il direttore Serhii, i clienti hanno cominciato a interrogare il personale sul nome, talvolta in modo aggressivo. Lui è contrario al cambiamento: dopo cinque anni, il marchio del caffè Trump è ormai consolidato. Ma il proprietario ha ceduto. Presto il locale si chiamerà Frank Pizza Station, con frank nel senso di franco, onesto e schietto.
Fuori dalla pizzeria, la guerra continua a pesare sulle conversazioni. C’è chi teme che la sospensione degli aiuti provochi altre morti, chi considera inevitabile accettare una pace sfavorevole e chi confida nel sostegno europeo. Artem Kholodevych, 33 anni, tenente colonnello che ha perso la gamba destra al fronte, ritiene che le scorte ucraine possano bastare fino a un aumento delle forniture europee. Volodymyr Benzenko, 31 anni, consulente di gestione del rischio, è invece più fiducioso: l’Ucraina produce ormai anche armi proprie e, secondo lui, la situazione potrebbe non essere così critica come appare.
In Crimea, una donna intervistata anonimamente interpreta la sospensione degli aiuti come un tentativo di costringere Kiev ad accettare un accordo svantaggioso. A suo giudizio, l’amministrazione Trump considera l’Ucraina un concorrente debole, costretto a piegarsi alle condizioni del più forte, senza preoccuparsi delle vittime e dei crimini di guerra.
Così, nella piccola pizzeria di Kiev, tra un cappuccino al latte di banana, un panino al tonno e una Trumpino con prosciutto e carciofi, si consuma anche la fine di un’illusione. Quando la politica internazionale sembra sfuggire a ogni controllo, cambiare l’insegna di un bar diventa una delle poche cose concrete che la gente può ancora fare.
Se volete leggere l’articolo, originariamente pubblicato sul nytimes.com da Kim Barker il 4 Marzo 2025, questo è il link.
Opinione
Il NYT fa la solita propaganda. Tutto l’articolo fonda sul postulato che prima dell’interruzione degli aiuti militari che consistono in armi ed intelligence e di Star-Link (aggiungo io), stavano vincendo la guerra. Solo oggi sentono improvvisamente cadere il mondo senza tali aiuti, segno anche che tutti più o meno conoscono amici o hanno parenti che sono diventati vittime del conflitto e una brutta notizia li faccia crollare psicologicamente, hanno paura che la guerra nel suo progredire arrivi fino a Kiev e che i russi la occupino.
Per gli ucraini è colpa di Trump, capito?
Questa è la narrativa che sia gli USA che l’Ucraina raccontano ai relativi popoli, quelli a cui il NYT da voce sono persone che ascoltano e leggono, evidentemente, solo i media mainstream ampiamente controllati. In Ucraina non c’è affatto bisogno di dire che tutto quello che deve essere dato in pasto al pubblico viene attentamente valutato da un apposito ufficio stampa governativo, compreso quello che la stampa straniera può pubblicare, video, foto e interviste fatte sul territorio ucraino. Negli USA invece c’è abbondanza di media, ma tutti ubbidiscono alle lobby di potere, specialmente quelle che lavorano per i grandi fondi d’investimento dietro cui ci sono i principali costruttori d’armi forti sostenitori del conflitto che hanno ricevuto per merito di Biden molti ordini ed in grande quantità. A loro volta se ne sono approfittati per aumentare i prezzi di alcuni articoli, quelli più diffusi come proiettili per artiglieria, anche di 5 volte.
In Ucraina la gente pensa che possono continuare a tenere fermi i russi solo con gli aiuti degli europei? Sono dei poveri illusi! Manco sanno che abbiamo svuotato i magazzini per loro e che a nostra volta in Italia siamo indifesi, a parte il fatto che il nostro esercito è molto piccolo, ma è considerevole che di tre Patriot che avevamo, tre sono finiti in Ucraina e regolarmente distrutti dai russi, come gli altri donati da altri paesi.
Poi il NYT isola una frase in cui dice che gli ucraini avevano sperato che l’arrivo di Trump avrebbe portato la pace, come se Trump avesse un potere speciale su Putin.
Trump durante la campagna elettorale ha detto che avrebbe posto fine al conflitto in 24 max 48 ore, ci stiamo approssimando presumibilmente ai 48 giorni e se accade che gli Europei continuano ad aiutare l’Ucraina e Trump non è in grado di controllare Zelensky, ha comunque assolto al suo compito mostrando agli USA, con la lite alla Casa Bianca, che è Zelensky che vuole la guerra. Così durante la prossima campagna elettorale i DEM non possono usarla come un’arma elettorale.
Ma gli ucraini lo sanno che oggi Zelensky ubbidisce di preferenza a quel che dice Londra? Sono gli unici a fare la voce grossa dopo che Trump ha ritirato l’intelligence (CIA) sul campo e dettano l’agenda, quindi, gli ucraini dovrebbero prendersela con Zelensky che vuole continuare ad accumulare perdite di uomini dopo il ritiro degli aiuti USA. Probabilmente gli ucraini non sanno nemmeno che a Zelensky era stata offerta la possibilità di un accordo di pace già a Marzo 2022 e che Mosca aveva già firmato. Quando si saprà che i morti ucraini saranno probabilmente un milione, cosa faranno gli ucraini?
Gli ucraini da cui il NYT ha ascoltato le testimonianze dopo tutto vivono in aree con le infrastrutture funzionanti, hanno un lavoro, fanno colazione al bar con cucina variegata ma hanno idee su come dovrebbe chiamarsi il locale per incontrare il loro gradimento. Il resto non esiste.
Domani dovranno votare per scegliere un nuovo presidente, uno che vada d’accordo con Trump (sempre che gli ucraini lo capiscano), in una rosa ristretta di 3 o 4 nomi, tutti tollerati o patrocinati da USA/UK con cui hanno già contatti, mentre Zelensky di cui nessuno parla male perché sanno che potrebbe capitargli qualcosa (non hanno il coraggio di dire che sono in dittatura), prenderà sicuramente meno del 10%.
Questa diventerà la medicina per ottenere la pace ma non per risolvere le cause del conflitto
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Aggiornamento_1 del 11 Marzo 2025
Contrattacco! A Kiev sono state strappate le insegne dei bar intitolati a Donald Trump in segno di protesta contro le politiche del presidente degli Stati Uniti, – The Sun.
Gli adiacenti Trump Coffee Bar e Trump Pizza Station condividono lo stesso proprietario. Ha deciso di cancellare i nomi dopo che Trump ha sospeso gli aiuti militari all’Ucraina.

I locali hanno già cambiato nome in Frank, ma la password del Wi-Fi è ancora TrumpLovesYou😍.
La pizzeria continua a proporre anche la versione “Trampino” con prosciutto, funghi e carciofi.
Aggiornamento_2 del 11 Marzo 2025
Analizzando il listino del Bar Trump, ben visibile e leggibile nell’immagine, si ha un’ulteriore prova di come sia facile ricavare la narrativa che il NYT voleva dare al suo pubblico.
Dopo la lettura di questo post correlato (che vi suggerisco di leggere), comprenderete come sia facile per molti giornalisti manipolare la realtà.
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