La verità, specialmente negli eventi di una certa complessità, sta sempre dietro l’angolo e più il tempo passa e più sfumature emergono a comporre un quadro in cui i colpevoli veri sono da cercare all’interno delle istituzioni di un solo paese estremamente abile ed avido quanto illegittime sono le sue azioni.
Con tutte le pagine scritte sui giornali, le ore di programmi TV di approfondimento, i commenti sui social, dettagli che emergono a distanza di anni, le bugie raccontate da chi sa e ripetute come vere davanti alle telecamere a persone colpite al cuore e a cui sono rimasti solo ricordi, a queste ultime come andrai a raccontare che ti sei preso gioco di loro?
Il giudice FerdinandoImposimato lo diceva, in un caso simile dove la complessità organizzativa supera di gran lunga le possibilità d’avere successo senza alcun aiuto da parte del paese colpito, meritano indagini severe con tutti gli annessi e connessi fino al raggiungimento di una verità condivisa. Dalla sua esperienza in Italia, una delle tracce preferenziali da seguire preferite era il denaro. E qui ne diremo qualcosa.
Gli USA organizzano dei false-flag?
In una pagina (questa) dove in base al titolo di suppone di leggere qualcosa sul 9/11, vedere un capitolo come questo, sembra perfino che ora stia cercando d’indorare la pillola cattiva. Infatti, così è e soprattutto per chi è fermamente fedele alla parola dei media mainstream che rispettano la posizione americana più degli americani stessi e affermano che il principale responsabile del 9/11 è Osama Bin Laden.
Operazione Northwoods.
Il piano, che non fu mai messo in atto, prevedeva l’esecuzione di una serie di azioni organizzate da entità governative USA operanti sotto le mentite spoglie di nazionalisti cubani; il piano prevedeva anche attacchi terroristici contro obiettivi all’interno del territorio nazionale degli Stati Uniti. I primi documenti del piano furono pubblicati nel 1997 ad opera del John F. Kennedy Assassination Records Review Board; gli allegati furono pubblicati nel 1998 dal National Security Archive.
Memorandum del Piano Northwoods (13 marzo 1962)
Gli americani che sono protetti da due oceani avevano già la paranoia del nemico dietro l’angolo al punto che pur di levare al 100% al nemico sovietico durante la guerra fredda un’isola strategica, che invece loro [gli yankee] si prendevano in giro per il mondo indisturbati, erano disponibili a progettare un grave attentato terroristico sul proprio territorio la cui attribuzione l’avrebbero fatta risalire ai cubani, così che il presidente USA potesse dare il via all’invasione di Cuba. Questo è nel DNA della CIA, ma anche il Mossad, che ha una lunga mano negli affari USA, aveva già una lunga esperienza in operazioni false-flag.
Questa introduzione spero vi aiuti a interpretare meglio quanto segue, perché prove documentali spesso non ci sono, ma se guardi come stanno andando le cose oggi, chi ne trae vantaggi politici e a volte personali è più facile avere una chiave di lettura e indirizzare meglio la ricerca di informazioni e notizie. Soprattutto non è la mancanza di documenti di prima mano che certificano i fatti ma la lunga lista degli eventi che tracciano una traiettoria diversa rispetto alla narrativa ufficiale.
Benjamin Netanyahu
Netanyahu, ad esempio, non crediate che non abbia esperienza sul terrorismo e di terrorismo, a riguardo le Torri gemelle ebbe a dire:
“Stiamo beneficiando di una cosa, e cioè dell’attacco alle Torri Gemelle e del Pentagono, e della lotta americana in Iraq”, ha detto Ma’ariv citando l’ex primo ministro. Secondo quanto riferito, ha aggiunto che questi eventi “hanno fatto oscillare l’opinione pubblica americana a nostro favore”. Fonte: http://haaretz.com del 15 Aprile 2008
Nel 1993 una delle due torri gemelle subì un attentato terroristico. Un furgone con dentro 600 kg di fertilizzanti a base di urea fu fatto esplodere e fece parecchi danni nel parcheggio sotterraneo, ma senza procurare danni alla struttura portante della torre.
Secondo fonti israeliane, due anni fa (1991) i funzionari della sicurezza israeliana conclusero che il parcheggio del World Trade Center era vulnerabile a un’autobomba. Questi funzionari della sicurezza ispezionarono il parcheggio per conto della Zim American Israeli Shipping Co., che ha sede nelle Torri Gemelle ed è una filiale di una società israeliana parzialmente di proprietà statale. I rappresentanti della Zim ammettono pubblicamente di non essere a conoscenza dell’ispezione da parte del team di sicurezza. [nota personale → paraculi] Fonte: https://web.archive.org/web/20081206130113/http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,978029,00.html del 22 marzo 1993
Alcuni giornalisti indipendenti fecero ricerche e nonostante che non ci fosse internet riuscirono a far emergere dei fatti interessanti:
Alle forze dell’ordine è stato detto che i terroristi stavano costruendo una bomba che alla fine è stata utilizzata per far saltare in aria il World Trade Center e che intendevano sventare i cospiratori sostituendo segretamente gli esplosivi con polvere innocua, ha riferito un informatore dopo l’esplosione.
L’informatore avrebbe dovuto aiutare i cospiratori a costruire la bomba e a fornire la polvere finta, ma il piano è stato annullato da un supervisore dell’FBI che aveva altre idee su come avrebbe dovuto essere utilizzato l’informatore, Emad Salem, ha detto l’informatore. Fonte: https://whatreallyhappened.com/WRHARTICLES/wtcbomb.html del 28 ottobre 1993
Il motivo per cui ho accennato all’attentato del 1993 lo vedrete presto. Netanyahu è cosi esperto di terrorismo e di false-flag che negli anni ’90 scrisse anche un libro: “LOTTA AL TERRORISMO | Come le democrazie possono sconfiggere il terrorismo” su cui scrissi quanto segue:
Sta girando nelle TV arabe un video dove Netanyahu dichiarò qualche tempo fa che lui scrisse un libro nel 1995 dove affermava che se l’Occidente non avesse cambiato rotta, gli islamisti avrebbero buttato giù le Torri Gemelle. Il conduttore TV che ha messo in onda il video con la traduzione commenta dicendo: “Non era una predizione. Era un annuncio di quello che Israele aveva già deciso di fare contro l’America”.
L’attentato del 1993, che era riuscito nei fatti, aveva fallito nello scopo? Le due torri gemelle rappresentano il potere economico occidentale ed anche un simbolo fallico di potere superiore che non aspettava altro che una punizione [secondo una versione dell’islam radicale]. Però è anche un potere non esclusivo perché il WTC è gestito da un ebreo, molti uffici sono di società con partecipazioni ebraiche o di società israeliane, nel WTC7 un piano intero era occupato dalla CIA, e un oiano intero di una delle due torri era occupato da una società marittima israeliana che ha traslocato traslocato in fretta e furia una settimana prima del 9/11, quindi, perché Netanyahu parla in terza persona se gli ebrei stessi sono dentro con entrambi i piedi nel sistema che stanno accusando di non muoversi a sufficienza contro gli arabi? Cioè, Netanyahu sta velatamente dicendo che invece “loro” stanno facendo di più e ne stanno godendo dei risultati? Comprendiamo le ragioni ed anche il coinvolgimento non confessato. Ma dopo lo scenario catastrofico del 9/11, i giornalisti investigativi hanno voluto vederci meglio sul precedente attentato al WTC del febbraio 1993 e vediamo cosa scrisse Friedman:
…
Dopo la “deportazione” di Ajaj da Israele, si è presentato in Pakistan in compagnia dei ribelli mujaheddin antisovietici in Afghanistan.
Questo di per sé potrebbe indicare ulteriormente che Ajaj lavora per il Mossad, poiché secondo il Covert Action Information Bulletin (settembre 1987) le linee di finanziamento e rifornimento per i mujaheddin non erano solo “la seconda più grande operazione segreta” nella storia della CIA, ma erano anche, secondo l’ex agente del Mossad Victor Ostrovsky (che ha scritto L’altro lato dell’inganno) sotto la diretta supervisione del Mossad.
Dopo le avventure di Ajaj con i mujaheddin, spuntò a New York e affermò di fare amicizia con i membri di una piccola cricca cosiddetta “radicale” che circondava lo sceicco Abdel-Rahman, accusato di essere la mente dell’attentato al World Trade Center.
Il 26 febbraio 1993, il giorno del primo attentato al World Trade Center, Ajaj era “al sicuro” in una prigione federale e stava scontando una condanna a sei mesi per essere entrato nel Paese con un passaporto falso. Successivamente venne incriminato per cospirazione nell’attentato al WTC.
Robert Friedman (giornalista) ha affermato:
Se Ajaj è stato reclutato dal Mossad, non è noto se abbia continuato a lavorare per l’agenzia di spionaggio israeliana dopo essere stato deportato. Una possibilità, naturalmente, è che, dopo aver lasciato Israele e aver incontrato musulmani radicali vicini allo sceicco egiziano cieco, la sua lealtà sia cambiata.
Friedman segnala una seconda spaventosa possibilità:
Un altro scenario è che fosse a conoscenza in anticipo dell’attentato al World Trade Center, che condivise con il Mossad, e che il Mossad, per qualche ragione, tenne il segreto per sé. Se fosse vero, fonti dell’intelligence statunitense ipotizzano che il Mossad potrebbe aver deciso di mantenere le informazioni strettamente custodite per non compromettere il suo agente sotto copertura.
Friedman ha aperto nuove strade con queste rivelazioni, che sono state ignorate dalla stampa mainstream.
Non so se con poche citazioni risulta già chiaro, il Mossad ingaggia criminali domestici perché si infiltrino in un gruppo islamico dichiarato successivamente terrorista, per partecipare ad attacchi terroristici all’estero che saranno attribuiti agli arabi affinché l’esercito USA si convinca ad attaccarli nel loro paese, guarda caso nemico dichiarato di Israele come, Iraq, Iran, Afganistan… In ogni caso l’lFBI sapeva che nel ’93 stavano preparando un attentato al WTC e non ha fatto nulla, ma anche il Mossad sapeva e si comportò allo stesso modo, questo non prova che siano stati loro ad organizzarlo ma soltanto che le due migliori agenzie di intelligence al mondo convergevano su una cosa, lasciare che accada prendendosi ovviamente una grossa responsabilità, ma non dite che sono stati loro ad organizzare gli attentati, altrimenti sei un complottista.
Questa è l’era di Netanyahu, sta gestendo con il terrorismo l’occidente e il Medio Oriente dagli anni ’90 senza battere ciglio, evidentemente il ’93 non era stato sufficiente ma poi con il 9/11, invece, è riuscito a scatenare l’inferno, e ciò pare averlo soddisfatto, come avete letto più sopra ma solo temporaneamente, perché ai giorni nostri ha tolto ogni paravento lasciando emergere il suo lato crudele, immorale, disumano, omicida, falso, minaccioso, ricattatore, tutte qualità rivendicate sotto ad un’unica definizione “diritto divino attribuitogli dalle sacre scritture”.
È il caso di dire che l’uomo dopo aver adottato le religioni ha scoperto come lavarsi la coscienza dicendosi che sta facendo la guerra in nome di Dio, purtroppo alcuni umani fanno uno scambio di soggetto con Dio e vanno fermati usando gli stessi metodi operativi. Ma solo coloro che appartengono alla tre religioni monoteiste vanno in guerra in nome di Dio? A monte ci deve essere qualcuno che le sfrutta per il solito motto “Dividi et impera”. Io l’ho sempre detto, liberiamoci delle religioni e avremo fatto un passo avanti verso la pace, ci sono altri modi di curarsi del proprio spirito e anima.
Affari prima dell’11/9
Vale la pena sapere che l’indice NASDAQ nei mesi prima del 9/11 era passato da 5000 a circa 1500 a causa della bolla delle dot.com, le società che hanno reso grande internet. Il valore iniziò a calare dalla primavera del 2000 per raggiungere i minimi in autunno 2001 e mantenersi bassi fino a fine 2002. Persero una capitalizzazione di circa 4700 miliardi di $. Quando succedono queste cose, c’e tanta gente che ne profitta, come sempre. Questo è il clima finanziario economico in cui si verifica il 9/11. Ma a inizio 2001, Larry Silverstein un eccezionale affarista di origini ebraiche, decide di fare un grosso investimento in campo immobiliare un settore in crisi a causa della bolla delle dot.com. Il governatore di N.Y. per migliorare la crisi immobiliare avviò la privatizzazione della gestione degli edifici 1, 2 4 e 5 del WTC, e Silverstein vinse la gara con un’offerta di 3,2 mld di $ per una durata di 99 anni. Poi fece una polizza assicurativa di copertura di 3,5 mld di $. Considerando che il WTC7 era già suo, gli mancava solo il WTC3 e 6. La mattina dell’attentato la moglie di Silverstein lo convinse ad andare dal dermatologo e rinunciare al pranzo di lavoro al 107° piano della torre Nord. Che culo! Oggi ha 95 anni ed è ancora in attività!
Tra fine agosto e il 10 settembre 2001 furono rilevate numerose operazioni speculative anomale, tra cui acquisti di opzioni put su United Airlines e American Airlines poco prima degli attentati dell’11 settembre. Le operazioni, effettuate anche sui mercati di Toronto e Francoforte, avrebbero prodotto circa 22 milioni di dollari di profitti.
La CIA e le autorità finanziarie avrebbero notato i movimenti prima dell’11 settembre e avviato indagini internazionali, coinvolgendo FBI, SEC e DOJ e autorità di diversi Paesi. L’ipotesi investigativa centrale era quella di un possibile insider trading legato alla conoscenza preventiva degli attentati, ma il rapporto della Commissione sul 9/11 dopo aver scoperto che un unico investitore il 6 settembre aveva fatto il 95% che riguardavano United Airlines, sminuì il dato con il fatto che il medesimo aveva in gestione un patrimonio di 5,3 miliardi di $ e siccome era un investitore istituzionale registrato alla SEC non lo ritenne riconducibile ad al-Qaida. Che ingenui! È interessante, leggere un articolo di un archivio di globalresearch.ca con sede a Montréal in Canada, il cui titolo tradotto in italiano è: “Dettagli insabbiati su attività criminali di insider trading conducono direttamente ai più alti ranghi della CIA.”
Di conseguenza dopo l’11 settembre crolla il turismo, mentre la sicurezza diventa una priorità globale. A causa dell’attentato New York subisce una perdita stimata di 30,3 miliardi di dollari. A queste conseguenze si aggiunge il costo delle guerre in Afghanistan e Iraq, stimato in circa 5.000 miliardi di dollari e da centinaia di migliaia di vittime. Ma soprattutto si è avviata la ricostruzione e l’industria militare farà profitti per lungo tempo, ma ancora più importante Israele ottiene il non indifferente vantaggio che altri paesi [USA] combattono i loro nemici arabi.
Gli affari tra la famiglia Bush e famiglia bin Laden
Ricordiamo che Bush junior era alla presidenza degli U.S. durante il 9/11 e da filmati che in molti avranno visto, era in una scuola e quando ricevette la notizia dell’attacco non batté ciglio (sarebbe stato un bravo attore). Le righe che seguono mostrano come spesso gli affari dei presidenti USA seguano o precedano gli affari di stato nelle relazioni internazionali.
George W. Bush → James R. Bath → Salem bin Laden 1979–1986. Bath investì $50.000 nelle iniziative petrolifere di Bush e rimase azionista fino alla vendita a Harken nel 1986. Bath aveva rapporti d’affari con Salem bin Laden. La questione controversa è se i $50.000 fossero effettivamente denaro di Salem. TIME documentava già nel 1991 l’investimento di Bath. time.com
George W. Bush → Harken → capitale saudita 1986–1990. Bush entra in Harken nel settembre 1986 quando Harken acquisisce Spectrum 7. Nel 1987, il saudita Abdullah Taha Bakhsh acquisisce circa l’11% di Harken attraverso una società delle Antille Olandesi. Nel gennaio 1990 Harken ottiene inoltre il contratto petrolifero offshore in Bahrain. content.time.com
George H. W. Bush / James Baker → Carlyle → Casa Saud + famiglia bin Laden + bin Mahfouz anni 1990–2001. È il rapporto da collocare dopo la presidenza di Bush padre: Bush e Baker entrano nell’orbita di Carlyle negli anni ’90, mentre Carlyle sviluppa rapporti d’affari con grandi capitali sauditi. La presenza della famiglia bin Laden tra gli investitori di Carlyle e i rapporti con ambienti sauditi diventano particolarmente rilevanti alla vigilia dell’11 settembre.
I rapporti tra USA e Arabia Saudita erano tali che non era difficile che qualche sceicco fosse invitato a cena alla Casa Bianca e altri personaggi come viene confermato dalla testimonianza della cantante artista nostrana, Loredana Bertè, il 9 marzo 2021 a Rai Radio 2 a “Un giorno da pecora”. Per la cronaca la cena avvenne il 3 maggio 1989.
“Ho conosciuto Bin Laden e suo figlio in una cena alla Casa Bianca. E c’erano anche Bush Senior e Bush Jr. Io ero a quella cena con Borg – ha detto – e Bin Laden era ad un tavolo vicino a me, quando parlava io volevo ascoltare, perché come tutti sanno lui fu un eroe indiscusso della Cia”. “E dove era seduto Bin Laden?”, le hanno chiesto i conduttori. “In mezzo ai Bush”, ha risposto la cantante. Cosa si ricorda del terrorista? “Mi ricordo che Bush mi ha raccontato che serviva alla Cia.”noidegli8090.com
I fidanzati Berté e Borg tra gli invitati a cena alla casa Bianca.
È evidente che la Berté definisce “terrorista” Osama bin Laden non perché si sapeva già nel 1989 mentre stava tranquillamente a cena alla Casa Bianca, anzi. In particolare si potrebbe affermare che Osama Bin Laden a quella data era visto come un eroe della guerra in Afganistan dove si era mostrato un valoroso combattente, leader e bravo organizzatore, oltre che finanziatore e capace di fare raccolta fondi per combattere contro l’Unione Sovietica. Perciò è comprensibile che potesse essere utile alla CIA… di giorno, e la sera a cena alla Casa Bianca.
Ma rispetto a ciò che dice la Bertè, non era il padre l’altro bin Laden perché il padre Mohammed bin Laden morì nel 1967 a 59 anni e dopo aver avuto 52 figli da 22 mogli e Osama Bin Laden dovrebbe essere il 17° avuto dalla nona moglie, perciò è presumibile che Osama bin Laden fosse alla Casa Bianca con un fratello più vecchio di lui di circa 15~20 anni e scambiato per il padre.
Attacco all’Afganistan deciso prima del 11/9
Il 10 settembre 2001 l’amministrazione Bush aveva già definito un piano pluriennale per colpire al-Qaida e rovesciare, se necessario, il regime talebano. La direttiva presidenziale era stata approvata dai principali consiglieri il 4 settembre 2001 ed era ancora in attesa della firma di Bush quando avvennero gli attentati. govexec.comusinfo.org
Non è che prima dell’11/9 Bill Clinton non ci abbia provato a fare un attacco contro l’organizzazione di al-Qaida, anzi ne fece due contemporaneamente che chiamò Operazione Infinite Reach, ovviamente senza sporcarsi di sangue ma usando i già famosi missili Tomahawk disponibili solo per navi e sottomarini. Furono lanciati complessivamente 79 Tomahawk per un costo globale di 79 milioni per l’operazione che si rivelò fallimentare sotto ogni profilo. L’attacco fu deciso in seguito agli attentati avvenuti il 7 agosto del 1998 alle ambasciate USA in Kenya e in Tanzania con un totale di 224 vittime e migliaia di feriti, ovviamente attribuiti ad al-Qaida, ma dell’attentato in Kenya era stato allertata la CIA da un agente del Mossad di stanza a Nairobi, che a sua volta chiamò il Mossad che rispose, tranquilli, non succederà nulla! Capito? Questi sono tutti passaggi documentati.
Le navi e sottomarini di stanza nel Mar Arabico e Mar Rosso non erano partite dagli USA con già l’ordine di attacco, ma lo ricevettero durante la loro permanenza e fecero fuori in pochi minuti 1/3 della capacità produttiva dei Tomahawk di un anno.
Attacco in Sudan con missili
Il bersaglio in Sudan era la fabbrica farmaceutica Al-Shifa, a Khartoum. Secondo la versione ufficiale dell’amministrazione Clinton, serviva a colpire armi chimiche della rete di Bin Laden, non una struttura terroristica, ma colpire una industria militare la Al-Shifa, con cui aveva rapporti perprocurarsi un precursore del VX, un agente nervino. Lanciarono 13 Tomahawk su una sola fabbrica con lo scopo di polverizzarla, in quanto non volevano che sostanze tossiche si liberassero accidentalmente a ridosso della città.
Clinton, nel discorso del 20 agosto, fu molto netto: gli USA avevano colpito la fabbrica perché era «associated with the bin Laden network» e produceva materiali per armi chimiche. Ma l’attacco su Al-Shifa si trasformò quasi immediatamente in un caso mediatico che si ritorse politicamente contro l’amministrazione Clinton:
21–25 agosto: giornalisti occidentali entrano a Khartoum e trovano bottiglie di medicinali, antibiotici, prodotti veterinari e altri elementi incompatibili con la descrizione semplicistica di una fabbrica di armi chimiche. Il Washington Post dedicò un articolo specificamente alla disputa.
25 agosto: la Casa Bianca è costretta a fornire pubblicamente la spiegazione dell’EMPTA, sul presunto precursore del VX trovato ma nel terreno.
1 settembre: arriva qualcosa di molto più significativo: il Los Angeles Times titola “Sudan Attack Claims Faulty, U.S. Admits”. Funzionari USA ammettono che l’amministrazione aveva sovrastimato il collegamento di Bin Laden con la fabbrica e non sapeva che Al-Shifa producesse medicinali.
Quindi sì: la notizia fece scalpore e la contestazione arrivò praticamente in tempo reale. Il 25 agosto, TIME scriveva che le nuove rivelazioni dell’intelligence sulla fabbrica stavano suscitando più domande che risposte, e notava che le informazioni erano state fatte filtrare proprio mentre l’ONU discuteva l’eventualità di un’ispezione. E nel 1999 il Washington Post avrebbe rivelato che un mese prima dell’attacco analisti CIA avevano raccomandato ulteriori test prima di concludere che Al-Shifa producesse il componente del VX.
Il Sudan reagì immediatamente in ogni sede possibile nazionale e internazionale: – 21 agosto 1998 (il giorno dopo il bombardamento USA):il Sudan chiese formalmente al Consiglio di Sicurezza dell’ONU una riunione urgente e una missione d’inchiesta internazionale per verificare cosa fosse realmente la fabbrica Al-Shifa. – Il governo sudanese negò categoricamente che Al-Shifa producesse armi chimiche o avesse legami con Bin Laden. Sostenne che fosse una fabbrica privata di medicinali. – Il ministro degli Esteri Mustafa Osman Ismail dichiarò che un nuovo attacco americano non sarebbe rimasto senza risposta. Il Sudan ritirò inoltre i propri diplomatici accreditati a Washington. – 22 agosto:circa 10.000 persone furono portate dal governo in piazza a Khartoum. Bashir definì Clinton un «wicked president» e la propaganda governativa trasformò l’attacco in una questione di sovranità nazionale. – Il Sudan cercò poi di trasformare la questione in un caso internazionale, portandola ripetutamente davanti all’ONU. Il 23 agosto inviò al Consiglio di Sicurezza documentazione destinata a confutare l’accusa americana sulle armi chimiche. – La Lega Araba sostenne la richiesta sudanese di un’indagine indipendente e condannò l’attacco come violazione della sovranità del Sudan.
Il Sudan disse in sostanza: venite a controllare. Bashir propose un’indagine ONU e il ministro degli Esteri arrivò a dichiarare che Khartoum era disposto ad accogliere una commissione americana composta, per esempio, da Jimmy Carter o membri del Congresso. Quindi la reazione fu tutt’altro che passiva.
Attacco in Afganistan con missili
Nel 1998 Bin Laden era in Afghanistan meridionale, attorno a Kandahar, ma si spostava tra diverse basi. Il 20 agosto 1998: il giorno dell’attacco americano, Bin Laden era invece a Khost, nei campi di addestramento della zona di Zhawar Kili, molto vicino al confine con il Pakistan, dove aveva incontrato dirigenti della sua rete. Lasciò il campo prima dell’arrivo dei Tomahawk. Il Washington Post, sulla base di fonti dell’amministrazione, riferì che era presente al campo quel giorno e che vi aveva incontrato membri anziani della rete, ma da altre fonti si seppe che la riunione importante si tenne un mese prima.
Ma non hanno mancato solo bin-Laden. Per colpire al-Qaida dal Mare Arabico i missili dovevano sorvolare il Pakistan e sono passati anche sopra una centrale nucleare pakistana. Gli USA avevano la preoccupazione che se i radar pakistani li scoprivano, li interpretassero come un attacco indiano, quindi, con i missili già in volo avvisarono l’esercito pakistano. Due missili caddero integri a terra in territorio pakistano senza esplodere, uno sulla spiaggia del Mar Arabico e l’altro vicino agli obiettivi ma pur sempre in territorio pakistano a questo punto quelli di Islamabad non avevano bisogno di tracciati radar per mostrare le prove della violazione del loro spazio aereo, avevano due missili Tomahawk sul loro territorio lanciati dagli USA. Alcuni i missili avevano testate con submunizioni adatte a colpire aree più estese come le strutture leggere da campo e il personale. Al-Qaida aveva però dei bunker e rifugi sotterranei contro cui quel tipo di missili non potevano farci nulla. I danni causati dai 66 missili lanciati sono stati questi: – le stime iniziali erano di 21 morti e 50 feriti – i giornalisti pakistani hanno visto almeno 20 crateri di 12 m e profondi 6 m Secondo fonti dell’intelligence russa citate da Al-Majallah, una rivista araba londinese, bin Laden vendette i missili Tomahawk che non esplosero, caduti sul territorio afgano, alla Cina per oltre 10 mln di $, somma che poi utilizzò per finanziare operazioni in Cecenia. Invece una fonte della Library of Congress, basata su materiale di intelligence, afferma che i Taliban trasferirono alla Cina due Tomahawk inesplosi per 20 mln di $ ciascuno. La Cina ovviamente pagò per accedere alla tecnologia USA, ma anni dopo negò l’acquisto di Tomahawk inesplosi. Il dato più strabiliante proviene dalla medesima rivista araba londinese, dopo 4 mesi furono rintracciati 40 missili inesplosi in Afganistan. Ora facendo un po’ di conti: 66 lanciati, 2 finiti in Pakistan, 20 crateri individuati dai giornalisti in Afganistan, 40 missili trovati integri in Afganistan (consideriamo che comprendano quelli venduti), ne mancano al conteggio 4 che avranno colpito rocce senza fare crateri, quindi su 66 solo 24 sono esplosi, perciò in apparenza solo il 36,36% è esploso e circa il 3% si è perso. Cosa potremmo dire per prendere in giro l’esercito americano? Che lancia missili in ciabatte?
Anche l’Afghanistan portò il caso al Consiglio Il 28 agosto 1998 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite tenne una giornata intera di discussione sull’Afghanistan. Il rappresentante pakistano disse esplicitamente che i recenti attacchi americani «were likely to complicate the situation» (rischiavano di complicare la situazione) e definì la violazione dell’integrità territoriale afghana una questione seria. Il Pakistan disse contemporaneamente di condannare il terrorismo, ma di non poter sostenere un’azione condotta fuori dalle norme internazionali.
L’anomalia di Osama bin Laden
Osama bin Laden dopo gli studi entrò nella società del padre ed era un esperto in esplosivi con cui spaccavano la roccia per fare tunnel e far passare strade. Se non fosse per la cassa di risonanza degli USA, probabilmente sarebbe uno dei tanti fanatici dell’Islam che combatté prima contro i sovietici e poi cercare di portare al loro paese la jihad, invece bin Laden divenne il terrorista più ricercato dagli USA nel mondo a causa del fatto che fu fatto diventare a livello mediatico il responsabile di ogni attentato nell’arco di un decennio.
È qui che i media mainstream si fermano, nessuno spiega come si fa a passare da eroe della jihad islamica contro l’ex URSS al più temibile terrorista di al-Qaida, un’anomalia che ha dei motivi concreti e ragione per cui la più pertinente raccolta di informazioni che la FBIS, un ramo della CIA, diventano un volume di 289 pagine e coprono il periodo che va dal 1994 al 2004, cioè per la CIA osama bin Laden nasce terrorista e si continua l’attività di sorveglianza e tracciatura anche successivamente la sua morte avvenuta nel dic-2001. Perciò viene da chiedersi perché il rapporto non finisce quando dicono che lo hanno ucciso nel 2011 in Pakistan a Abbottabad grazie ad un blitz con elicotteri di un reparto speciale USA?
Cinque anni prima del 1994 era a cena alla Casa Bianca, sarebbe imbarazzante sottoscriverlo! Questa non è l’unica anomalia. Il rapporto FBIS: http://file.wikileaks.org/file/cia-fbis-bin-laden-statments-1994-2004.pdf si ferma al 2004 e poi probabilmente hanno rinunciato ad ulteriori perdite di tempo e hanno creato il pdf nel 2008 (se sono reali le info sulle proprietà del pdf) perché era scomparso dai radar dal dicembre 2001 e le successive informazioni su di lui erano solo voci non confermate.
Colmiamo il vuoto di informazioni e vediamo cosa accade prima del 1994, cioè come è stato possibile diventare il terrorista n°1 al mondo.
Come sappiamo Osama bin Laden nel 1986 a 29 anni smette di lavorare nell’azienda di famiglia e va in Afganistan dove emerge come leader carismatico. Gli USA finanziano l’insurrezione afgana, Osama bin Laden finanzia la lotta e ottiene finanziamenti per altri canali, ma tutto finisce nella medesima infrastruttura oramai militarmente strutturata guidata da bin Laden e il medico egiziano Zawahiri. L’incontro con Ayman al-Zawahiri, che gli trasferisce la sua esperienza clandestina dell’Islamic Jihad egiziano; carceraria e repressione dello Stato egiziano; una formazione ideologica molto più strutturata; esperienza nell’organizzazione di cellule clandestine; una concezione della jihad come lotta politica e rivoluzionaria, non soltanto come guerra contro i sovietici in Afghanistan, lo stimolano affinché a fine guerra il gruppo di combattenti che si era creato non si sciogliesse. Finita la guerra nel 1989 bin Laden e al-Zawahiri decidono di chiamare il loro gruppo al-Qaida (la base) e tenerlo al servizio della loro causa.
Fin qui i rapporti di Osama bin Laden e amministrazione USA sono eccellenti, tanto che il 3 maggio 1989 è a cena alla Casa Bianca (vedi cap. precedente).
Il 2 Ago 1990 l’Iraq invade il Kuwait, Washington prepara la coalizione per respingere gli iracheni mentre Osama bin Laden propone ai sauditi di chiudere la partita tra loro islamici usando i mujahideen (in pratica al-Qaida) contro Saddam ma la proposta viene respinta e gli USA schierano enormi forze in Arabia Saudita con l’autorizzazione della monarchia. Peccato che a fine guerra la basi USA dopo un anno erano ancora in Arabia Saudita, il contrario di ciò che era stato promesso a bin Laden dai regnanti.
Così bin Laden vede le sue terre colonizzate e si sente tradito, gli USA diventano il nemico numero uno da combattere. La minaccia jihadista è iniziata e bin Laden parla male dei sauditi. Tra il 1992 e 1994 la famiglia bin Laden vende la quota di partecipazione nell’azienda di famiglia di Osama bin Laden e gli vengono congelati i beni e conti in banca. Nel 1993 avviene l’attentato nel parcheggio del WTC sotto una delle torri a N.Y., bin Laden non viene ancora identificato come responsabile. Nel 1994 gli viene revocata la cittadinanza saudita e da questo momento l’FBIS inizia a tracciare i suoi spostamenti, intercettare le sue comunicazioni, messaggi, chi incontra.
Per la storia dovremmo ricordarci che dal 1994 Osama bin Laden non ha più alle spalle la potenza finanziaria della sua famiglia e nemmeno i capitali di cui poteva disporre personalmente. Era solo una figura carismatica con la capacità di unire il jihadismo transnazionale che in Afganistan aveva lasciato un’organizzazione con capacità militari già ostile nei confronti della politica USA in Medio Oriente.
Nel 1995 avviene un attentato a Riyadh contro una struttura USA, ci sono 5 vittime. Emerge il sospetto su un gruppo legato a bin Laden ma è incerta la responsabilità di bin Laden. 9-11commission.gov
Il 26 giu. 1996 attentato alle Khobar Towers in Arabia Saudita, ci sono 19 vittime, tutti militari USA. Oltre ai soliti sospetti bin Laden/al-Qaida le attribuzioni a Saudi Hezbollah con l’aiuto iraniano sono più solide.
Nel 1996 la CIA crea una struttura specifica dedicata a bin Laden il quale torna in Afganistan perché la sua presenza in Sudan non può più essere tollerata e da quel momento per gli USA diventa una minaccia terroristica, mentre se rimaneva in Arabia Saudita dove era tracciabile al 100% non avrebbero potuto nemmeno dire che probabilmente era sua la responsabilità negli attentati. Ma se l’uomo non è rintracciabile, puoi sempre dire che forse è stato lui, che dietro c’è lui, che ci sono informazioni non confermate, eccetera e cominci a dire che è un terrorista, che gli dai la caccia, chiedi ai talebani di consegnarlo, è gioco forza che agli occhi del pubblico è un uomo pericoloso e diventa il primo sospettato di ogni attentato.
Il 7 agosto 1998 esplodono quasi simultaneamente le ambasciate USA di Nairobi (Kenya) e Dar es Salaam (Tanzania). L’amministrazione Clinton dichiarò pochi giorni dopo di avere «high confidence» che le operazioni fossero state pianificate, finanziate e realizzate dall’organizzazione guidata da bin Laden. Il 4 novembre 1998, bin Laden e altri dirigenti di al-Qaida vengono formalmente accusati per gli attentati. Bin Laden negò personalmente di aver partecipato agli attentati, pur dichiarando di approvarli e di conoscere alcune delle persone coinvolte. Questa posizione è documentata da un’intervista sul Washington Post del dicembre 1998. I membri di al-Qaida Mohammed Sadiq Odeh e Mohammed al-Owhali furono arrestati. A Nairobi c’erano tracce di collegamento con bin Laden. Nel novembre 1998 bin Laden e Muhammad Atef furono formalmente incriminati, ma Il materiale processuale non dimostrò la partecipazione diretta o che bin Laden sia il mandante.
Ma agli USA non bastava trovare i colpevoli e condannarli, Clinton ordina attacchi missilistici contro al-Qaida in Afghanistan e Sudan e Riyadh approva. Nei successivi due anni a Washington si elabora un piano per catturare o uccidere Osama bin Laden con un’operazione clandestina. I sauditi collaborano ma sono un alleato problematico sul terrorismo.
La USS Cole il 12 ottobre 2000 era ormeggiata nel porto di Aden, in rifornimento dopo una navigazione nel Golfo Persico, quando fu gravemente danneggiata dalla detonazione di una barca con 150 kg di esplosivo C-4. 17 marinai uccisi e 37 feriti. Nave portata a casa con un carro attrezzi norvegese e circa 170 milioni di $ per la riparazione.
Quanto all’accertamento delle responsabilità, il 14 marzo 2007 un giudice federale statunitense, Robert G. Doumar, stabilì che il governo del Sudan era all’origine della catena causale di eventi che consentirono ad al-Qaida di portare a termine con efficacia l’attentato. Gli autori materiali o i loro mandanti, invece, furono indicati dal governo statunitense in alcuni prigionieri catturati in Afghanistan e detenuti a Guantanamo, nonché in altri che erano rinchiusi in un carcere dello Yemen (da cui fuggirono in massa nel 2008). Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_allo_USS_Cole
Capisco il Sudan che aiuta a colpire una nave USA, dopo che gli yankee gli hanno distrutto una fabbrica di medicinali con 13 Tomahawk senza mai pagare i danni.
Intanto nel 2001 Bush junior e il suo team programmano una sorveglianza mediante la nuova tecnologia dei droni Predator R-Q1 per ottenere informazioni utili ad effettuare un blitz mirato alla cattura/uccisione di Osama bin Laden. Il team di Bush approva la nuova strategia ma la firma verrà messa da Bush solo dopo il 9/11. Non possono ucciderlo prima del 9/11, perderebbero la scusa principale per inviare l’esercito a stanare il gruppo di al-Qaida e uccidere bin Laden nel territorio afgano con l’approvazione politica, quella dell’ONU, della NATO e il massimo consenso popolare dell’occidente intero.
Con la prontezza che hanno dimostrato dopo il 9/11, non si capisce perché dopo gli attentati di cui sopra, il cui motto era ogni volta “ha stato bin Laden” ma senza trovare le prove di partecipazione o come mandante, non abbiano compiuto alcun blitz in Afganistan, ma abbiano atteso la causa giusta, “la madre di tutti gli attentati”, appunto il 9/11.
In pochi anni gli USA con la loro influenza sui sauditi hanno spinto bin Laden ad allontanarsi politicamente e poi anche fisicamente e successivamente costruire intorno a lui un’immagine di terrorista con priorità di cattura per tutte le agenzie di intelligence, ma senza prove o conferme non potevano colpirlo. Ma di fronte a un disastro come il 9/11, chi se ne frega se le prove a suo carico sono deboli. Gli USA sono partiti in quarta come l’armata brancaleone, infatti non sapevano dove si trovava, ne lo hanno mai trovato, però hanno colpito duro, cazzo se lo hanno fatto!
L’attività di Osama bin Laden nel 2001 secondo i media e le agenzie di intelligence. Materiale individuato nel pdf linkato a inizio capitolo.
Perché bin Laden non poteva partecipare di persona agli attentati
Osama bin Laden e Zawahiri – Fonte Getty Images
Il regista egiziano Essam Deraz, che lavorò in Afghanistan tra il 1986 e il 1988, ottenne un permesso speciale per visitare il principale campo base dei mujahidin, un complesso di grotte sui monti dell’Hindu Kush noto come Masaada (la Tana del Leone). “Nevicava quando arrivammo alla Tana del Leone”, mi raccontò Deraz. “Gli arabi odiavano chiunque avesse una telecamera, per motivi di sicurezza, quindi mi impedirono di entrare nella grotta. Ero con la mia troupe e rimanemmo fuori nella neve finché non riuscii più a muovere le gambe. Alla fine, uno degli arabi disse che potevo entrare, ma che la mia troupe doveva rimanere fuori. Dissi: ‘O entriamo tutti o restiamo tutti fuori’. Sparirono e tornarono con il dottor Abdel Mu’iz.” (Il nome era il nome di battaglia di Zawahiri. In arabo, Abdel significa “schiavo”, e Mu’iz, uno dei novantanove nomi di Dio, significa “colui che concede onore”). L’uomo che si faceva chiamare Dottor Abdel Mu’iz insistette affinché Deraz e il suo equipaggio entrassero nella grotta, dove offrì loro tè e pane. “Era molto gentile e raffinato”, disse Deraz. “Ho capito che proveniva da una buona famiglia dal modo in cui si è scusato per averci tenuti fuori”. Quella notte, Deraz dormì sul pavimento della grotta, accanto a Zawahiri.
Deraz osservò che bin Laden era diventato dipendente dalle cure mediche di Zawahiri. “Bin Laden aveva la pressione bassa e a volte gli venivano le vertigini e doveva sdraiarsi”, mi disse Deraz. “Ayman veniva da Peshawar per curarlo. Gli faceva un controllo e poi partiva per andare a combattere”. Deraz ricorda che, durante una delle battaglie più intense della guerra, lui e i due uomini erano rannicchiati in una grotta vicino a Jalalabad con un gruppo di combattenti. “I bombardamenti erano molto pesanti”, disse Deraz. «Bin Laden aveva il braccio teso e Zawahiri si stava preparando a somministrargli del glucosio. Ogni volta che il medico stava per inserire l’ago, c’era un bombardamento e ci buttavamo tutti a terra. Quando i bombardamenti cessarono per un po’, Zawahiri si alzò e preparò il supporto per il glucosio, ma non appena prendeva la bottiglia, c’era un altro bombardamento. Allora uno disse: “Non vedi? Ogni volta che prendi la bottiglia, veniamo bombardati”. E un altro disse: “Nell’Islam è proibito essere pessimisti”, ma poi accadde di nuovo. Così il pessimista si alzò molto lentamente e gettò la bottiglia di glucosio fuori dalla grotta.
Scoppiammo tutti a ridere. Persino Bin Laden rideva.»
Dal testo della citazione emerge un fatto, Osama bin Laden se partecipava direttamente al conflitto o un attentato era a rischio di perdita sensi e cadere a terra, con ciò nulla gli ha proibito di imbracciare un AK-47 e usarlo in quanto molte immagini lo vedono in compagnia di questo tipo di arma, prevalentemente, penso, per difesa visto che durante la sua permanenza in Sudan hanno tentato di ucciderlo un paio di volte. In effetti possiamo dedurre dai pochi video che abbiamo visto tutti in TV, anche se per pochi secondi, pronunciare parole tragiche ma con calma a lui necessaria per risparmiare l’ossigeno che è più rarefatto tra 2000 e 3000 m, non spreca aria urlando come fanno gli imam o un avvocato mentre fa la sua migliore arringa della vita. Non se lo poteva permettere. Con ciò non si intende levare bin Laden dalle effettive responsabilità come mandante degli attacchi terroristici nei casi individuati dalla commissione. Ma è difficile pensare alla persona che nella cultura popolare dal 1998 era il terrorista più pericoloso del mondo che gli USA volevano catturare, avesse un problema che gli impediva di praticarlo nella realtà.
Se analizziamo l’immagine sopra di bin Laden e Zawahiri, verrebbe da dire che quello di sinistra è più vecchio di quello a destra, invece bin Laden ha sei anni di meno, sembra pallido, al centro il fucile AK-47 con le impugnature in legno. A poco più di 40 anni appare già una figura sofferente e invecchiata in anticipo.
Ricordate che quando dicono di averlo ucciso ad Abbottabad in Pakistan con un blitz dei reparti speciali USA dissero che uno dei fattori di riconoscimento della presenza di bin Laden era un AK-47 con impugnature in legno che una figura longilinea portava con se all’interno del recinto dell’abitazione? Quello era il fucile prediletto da tutti i mujaheddin e jihadisti di al-Qaida, ma non è che nel Pakistan costumassero fucili diversi, perciò che razza di prova era? L’AK-47 era un’arma molto diffusa per varie ragioni costava poco, non si inceppava mai, le munizioni erano di facile reperimento e non poteva essere il dettaglio che fa la differenza per identificare un terrorista in quei territori.
Dal 2002 l’FBIS rimane senza notizie su bin Laden
Allora se l’FBIS successivamente al 2001 non è più riuscita ad ottenere informazioni affidabili, verificate, sicure, vere dell’esistenza, spostamenti, registrazioni vocali, informazioni anche di seconda mano su Osama bin Laden, forse una ragione c’è e potrebbe spiegare tutto.
Dopo che Osama bin Laden è tornato definitivamente in Afganistan e prima degli attentati del 1998 rilasciò tre interviste. Peter Berger giornalista, fece la prima la prima intervista a bin Laden vista in TV. Dovette però farsi accompagnare da Peter Arnett un mito come reporter di guerra di cui si fidavano. In un’intervista del 1997 con Peter Arnett della CNN, Osama bin Laden spiega perché ha dichiarato la jihad contro gli Stati Uniti. Jhon Miller a inizio 1998 aspettò nelle grotte 10 giorni prima che si facesse vivo Osama bin Laden. Miller non sapeva l’arabo, un corrispondente locale faceva le domande ma gli veniva impedito di tradurre le risposte. Allontanati da lì Miller chiese cosa aveva detto, e gli fu risposto che dovevano recuperare i bagagli e andarsene, bin Laden aveva dichiarato guerra all’America, ma la sua voce calma tranquilla come raccontare una storia intorno al fuoco, era molto ingannevole. Nessuno di questi ha menzionato o gli è sembrato di aver scorto che bin Laden avesse problemi di salute, ma con date a iniziare dal 1998 abbiamo tre fotogrammi di tre video in cui si vede che fa uso di un bastone con il braccio destro, quindi ha dei problemi alla gamba destra.
Tre immagini che mostrano Osama bin Laden fare uso del bastone per camminare dal 1998.
… Secondo alcune fonti, Bin Laden sarebbe arrivato a Dubai il 4 luglio da Quetta, in Pakistan, accompagnato dal suo medico personale, un’infermiera e quattro guardie del corpo, per essere curato nel reparto di urologia. Durante la sua permanenza, avrebbe ricevuto la visita di diversi membri della sua famiglia, personalità saudite e agenti della CIA. … È stato spesso riportato che Bin Laden godeva di cattiva salute. Alcune fonti affermano che soffre di epatite C e che gli restano solo due anni di vita.
Secondo Le Figaro, l’anno scorso ha ordinato che una macchina mobile per la dialisi venisse consegnata alla sua base di Kandahar, inAfghanistan. … Per altri dettagli vai al link: https://www.theguardian.com/world/2001/nov/01/afghanistan.terrorism data art. 01 Novembre 2001
Frame di un video del 7 Ott 2001, il primo di Osama bin Laden dopo l’11/9. Come risaputo è mancino e l’AK-47 è parcheggiato alla sua sinistra perché è mancino e ha l’orologio “digitale” al polso destro. Ogni tanto usa la mano sinistra soprattutto per sollevare in alto l’indice in particolari momenti del messaggio.
Frame di un video del 3 Nov 2001, il secondo di Osama bin Laden dopo l’11/9. Nulla di particolare a parte che sta usando il microfono incorporato nella videocamera e che ha l’aspetto di uno che fa parecchie notti in bianco.
Frame di un video del 13 Dic 2001, il terzo e ultimo video “reale” di Osama bin Laden dopo l’11/9. Non ha mai mosso il braccio sinistro e unitamente al mitra parcheggiato a destra fa pensare che abbia un problema. Usa il braccio destro per sollevare l’indice verso la telecamera, si vede un orologio ora girato verso l’interno e di spessore notevole e un anello all’anulare. Il volto è ulteriormente dimagrito e impallidito. Mentre parla fa micro pause come per prendere fiato.
I tre video sono stati pubblicati per prima da Al Jazeera e mostrano un individuo decisamente più vecchio rispetto ai dati anagrafici, a dicembre 2001 aveva 44 anni.
Article in Egyptian Paper: al-Wafd, Wednesday, December 26, 2001 Vol 15 No 4633
L’immagine con testo in arabo non ricercabile, l’ho sottoposta alla scansione OCR con tre app da cui ho estratto parziali contenuti che confermano la traduzione dall’inglese trovato su http://www.welfarestate.com/binladen/funeral/ e che riporto sotto:
Notizie sulla morte e sul funerale di Bin Laden
10 giorni fa
Islamabad —
Un importante esponente del movimento Talebano afghano ha annunciato ieri la morte di Osama bin Laden, capo dell’organizzazione al-Qa’da, affermando che bin Laden aveva sofferto di gravi complicazioni ai polmoni ed era morto di morte naturale e tranquilla.
L’esponente, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha dichiarato a The Observer of Pakistan di aver partecipato personalmente al funerale di bin Laden e di averne visto il volto prima della sepoltura, avvenuta a Tora Bora 10 giorni fa.
Ha riferito che alla sepoltura hanno partecipato 30 combattenti di al-Qa’da, oltre a membri della sua famiglia e ad alcuni amici appartenenti ai Talebani.
Durante la cerimonia di commiato per la sua sepoltura furono sparati colpi d’arma da fuoco in aria.
L’esponente ha dichiarato che è difficile individuare con precisione il luogo della sepoltura di bin Laden perché, secondo la tradizione wahhabita, sulla tomba non viene lasciato alcun segno.
Ha sottolineato che è improbabile che le forze americane riescano mai a trovare tracce della sepoltura di bin Laden.
Fonte: Article in Egyptian Paper: al-Wafd, Wednesday, December 26, 2001 Vol 15 No 4633
La data dell’articolo è del 26 dicembre 2001 e dice che è apparso 10 giorni prima su un giornale di Islamabad e siamo al 16 dicembre 2001. L’ultimo frame dell’ultimo video è stato fissato al 13 dicembre 2001, per cui le date si incastrano perfettamente. Tre giorni dopo l’ultimo video sarebbe morto.
Di seguito un estratto di un’intervista fatta dalla giornalista Paula Zahn della CNN ad un medico corrispondente della CNN, Sanjay Gupta, data dell’art. 21 gennaio 2002:
… ZAHN: Come punto di riferimento, vorrei che analizzaste delle foto di Osama bin Laden scattate apparentemente prima dell’11 settembre. Descriveteci il colore e la tonalità della sua pelle, e poi confrontatele con le foto che sappiamo essere state scattate molto tempo dopo.
GUPTA: Se guardate [le immagini di un video del dicembre 2001], noterete che ha quello che alcuni medici definiscono una sorta di patina biancastra sui lineamenti: la barba grigiastra, la pelle pallida, un aspetto molto emaciato. Spesso si associa questo a una malattia cronica. I medici possono certamente osservare questi segni e individuare alcune caratteristiche cliniche.
Ma ancor più importante, a volte è possibile distinguere il tipo specifico di malattia o disturbo di cui potrebbe soffrire. La sorta di aspetto opaco è qualcosa che spesso si associa all’insufficienza renale cronica, certamente una persona che necessita di dialisi presenterebbe.
Inoltre, non muove le braccia. Ho guardato il video per intero. Non ha mai mosso il braccio sinistro. Il motivo per cui questo potrebbe essere importante è che le persone che hanno avuto un ictus – e certamente il rischio di ictus è maggiore se si soffre anche di insufficienza renale – potrebbero aver avuto un ictus e quindi non muovono il lato sinistro. E nel resto del video, muove il lato destro un po’ di più del sinistro. Quindi questi sono alcuni degli aspetti “degni di nota” in questo video più recente. …
Evidentemente cominciano a sospettare che le voci in arrivo dal Pakistan a riguardo il funerale siano vere e cominciano a cercare le prove a posteriori, questo è il comportamento dei media. Ma l’Amministrazione Bush e le varie agenzie USA, a cui non sarà sfuggita la notizia, operano come se non esistessero producendo video e notizie che loro stessi valutano con sospetto la loro veridicità. La notizia sul funerale è da ignorare per mantenere in piedi un progetto, quello di occupare l’Afganistan facendo credere alla gente che andavano lì per catturare Osama bin Laden.
Rimane un fatto che l’FBIS non avendo prove valide dell’esistenza di Osama bin Laden o che i video nuovi fossero veramente realizzati successivamente all11/9 ha chiuso il report su Osama bin Laden e pubblicato nel 2008. Effettivamente nei video sembrava del 2002 sembrava in salute, non aveva un bastone a portata di mano e con le ultime notizie del 2001 ciò non era credibile. Per l’FBIS la partita con Osama bin Laden era chiusa ma non per la politica che invece ritiene che il conto rimane aperto e si chiuderà quando farà comodo.
Tutta la questione Osama bin Laden sarebbe risolta se ciecamente non si fossero attribuiti tutti gli attentati degli ultimi 10 anni a lui stesso (come oggi quando senti dire: “Ha stato Putin” per ogni accidente in Europa) trasformandolo in un capro espiatorio per tutto quello che era terrorismo, però la parola degli esperti rimane lontana da media e TV, già, sono tutte persone di elevate capacità per la cui sicurezza è meglio che non si espongano. Segue un estratto di ciò che disse un operativo CIA presente a Islamabad per alcuni anni prima e dopo la guerra URSS-Afganistan.
Dan Rather: Ancora Milton Bearden, sei una delle persone più esperte con una lunga esperienza in Afghanistan. Cosa ti dice il tuo istinto su chi è responsabile di questi attacchi questa settimana?
Milton Bearden: Il mio istinto mi dice che non conosciamo ancora la risposta. Il mio istinto mi dice che non mi baserò sulla prima risposta che mi verrà in mente, ma è molto probabile che ci sia qualcos’altro là fuori. Gli esperti ti salteranno addosso e diranno che è il modus operandi di Osama bin Laden. È l’unico capace di questo tipo di attacco coordinato. La mia risposta è che è l’unico che conosci capace di questo tipo di attacco. Si è trattato di un’operazione tremendamente sofisticata contro gli Stati Uniti; più sofisticata di quanto chiunque avrebbe mai attribuito a Osama bin Laden. Penso che dovremmo fare un po’ di compiti. Dobbiamo nominare un Team B che cerchi qualcun altro. È solo che non sono convinto che fosse bin Laden. …
A questo punto è bene ricordare che i sospetti latenti lanciati con i primi due capitoli, potrebbero anche avere dei fondamenti visto quanti attentati false-flag ha realizzato Israele dopo il 7 ottobre 2023, e quanti ne ha realizzati l’Ucraina dopo il 22 febbraio 2022? Tutti insieme stanno a indicare la natura manipolatoria sull’occidente, per dirci chi è il nemico. Lo devono fare altrimenti noi come faremmo a saperlo? – Gli USA organizzano dei false-flag? – Benjamin Netanyahu
Operazione ANACONDA quando la fuga era già avvenuta.
L’annuncio di Bush che gli USA sarebbero andati a prendere “vivo o morto” Osama bin Laden lo hanno sentito tutti in TV ma poi la “traiettoria” intrapresa sul campo qual è?
Cronologia del successo USA/alleati 2001-2002 in Afganistan – Fonte della mappa: lhistoire.fr
La mappa del sito lhistoire.fr è la più aderente al quadro generale 2001-2002 in Afganistan che volevo descrivere, ma contiene un paio di errori: – 17 juin 2001 Tora Bora — Oussama ben Laden s’enfuit au Pakistan – la data dovrebbe essere 17 dicembre 2001 Tora Bora – Osama bin Laden fugge in Pakistan (ma in base alla cronologia legata al suo decesso forse è fuggito anche prima del 16 Dic 2001) poi: – 18 janvier 2002 – Opération Anaconda – la data dovrebbe essere 2/18 marzo 2002 – Operazione Anaconda
OPERATION Enduring Freedom – OPERAZIONE Libertà Duratura Allestimento campo base Karshi-Khanabad Air Base (K2), Uzbekistan per 2000 effettivi e preparazione della logistica in altri paesi previo accordi. Gli attacchi della coalizione USA/NATO partono con una missione speciale per conquistare Mazar-I-Sharif il 9 nov 2001. Seguono: – Kaboul 13 Nov, – Jalalabad il 14 Nov, – Kondoz il 25 Nov, – Kandahar il 7 Dic, – Tora Bora il 17 Dic, – uccisione, cattura, rastrellamento dei talebani e al-Qaida a Shah-i-Kot Valley con individuazione dei rifugi nelle montagne il 2/18 Marzo 2002 con quella che fu chiamata Operazione ANACONDA ←(il link punta alla versione in lingua persiana perché è di gran lunga la più dettagliata, la traduzione automatica vi farà leggere la pagina nella vostra lingua). Il 13 giugno 2002 nasce un governo di transizione e viene nominato come presidente Hamid Karzai.
E Osama bin Laden? Ah, ci è sfuggito mentre eravamo impegnati a Tora Bora. Penso che non lo sappiano nemmeno loro quando gli sia sfuggito.
La data del funerale di Bin Laden utilizzata come data di “fuga”.
Articolo AP, 29/11/09, di CALVIN WOODWARD
“Intorno a dicembre. Il 16 2001, Bin Laden e le sue guardie del corpo “uscirono indisturbati da Tora Bora e scomparvero nell’area tribale non regolamentata del Pakistan”, dove si ritiene che abbia ancora sede, si legge nel rapporto… Fonte: Rapporto del Senato: Bin Laden era ‘alla nostra portata’
In quella che è la sequenza delle tre battaglie di Jalalabad, Tora Bora e Shai-i-Kot (vedi la mappa sopra) ci sono delle incongruità strategiche, se avessero voluto effettivamente bloccare la maggior quantità possibile di talebani, al-Qaidisti, compreso Osama bin Laden, avrebbero dovuto utilizzare una coppia di droni Predator Mq-1 per la sorveglianza aerea che l’esercito USA disponeva dal 1995 e dallo spazio aereo afgano/pakistano scoprire buona parte dei tentativi di fuga dall’Afganistan. Solo a questa condizione dovevano essere fatte le tre battaglie sopra menzionate. Coloro che sfuggivano da Tora Bora non dovevano fare altro che superare il crinale per essere a poche ore dal confine con il Pakistan.
L’assenza costante dei Predator, che in effetti hanno usato ma per sorvoli d’ispezione per decidere come muoversi nelle singole aperazioni d’attacco e poi via, e la mancata chiusura delle vie di fuga ha reso Jalalabad e Tora Bora dei colabrodi. La battaglia di Tora Bora sebbene sia stata una nuova conquista territoriale, rappresenta un fallimento per la mancata cattura di Osama bin Laden e il fatto di ignorare la sua morte, avrà come conseguenza la produzione di un mito sfuggente, imprendibile e invincibile con la conseguenza che la lotta contro il terrorismo deve continuare. La forza bruta dell’esercito USA/NATO era come se avessero fatto buchi nell’acqua. Questa è una relazione presentata al Congresso USA su Tora Bora.
Quando dopo quasi tre mesi sono pronti per fare l’operazione ANACONDA, in cui si aspettavano circa 250 terroristi, scopersero all’inizio dello scontro che erano circa 1000, ma va! Per caso sono quelli fuggiti da Jalalabad e Tora Bora? Ma questa volta l’intelligence aveva opportunamente chiuso le vie di fuga verso il Pakistan. La missione è stata contraddistinta da perdite di elicotteri, incidenti, liti, mancate sincronizzazioni delle forze occidentali, perdite di soldati occidentali 8 e decine di feriti con centinaia di terroristi catturati. Pare che tornarono per contare quanti terroristi erano morti e ne hanno trovato solo 23 quando avrebbero dovuto essere più di 500. Ma per i generali e la politica è stata una missione di successo. Queste tre operazioni, considerarle singole battaglie o come eventi separati era strategicamente sbagliato.
Operazione Anaconda: la battaglia più sanguinosa della guerra in Afghanistan | Documentario
Operazione Anaconda, la battaglia più sanguinosa della guerra in Afganistan
Erano partiti promettendo la cattura vivo o morto di Osama bin Laden, ma il vero obiettivo era fare un cambio di regime in Afganistan, tanto amato dagli USA anche in tempi recenti, per togliere dal potere i Talebani che si erano rifiutati di consegnare Osama bin Laden dopo l’11/9. Così il neo eletto George H. W. Bush ha ottenuto il suo risultato politico. E Osama bin Laden? Ah, è una faina che nel suo ambiente sfugge alla cattura, ma lo prenderemo!
Il Pashtunwali è ciò che sfugge alla comprensione dell’occidente
Il solo chiedere al regime dei talibani in Afganistan di consegnare Osama bib Laden, denota la non conoscenza che antiche consuetudini molto radicate nelle zone tribali e tra i talebani ti obbliga ad accogliere chi chiede ospitalità, difenderlo e se il caso lottando anche contro tuoi amici. Tutto ciò prende il nome di pashtunwali. Tra i talibani è ancora forte la tradizione pashtun del pashtunwali e la richiesta USA di consegnare Osama bin Laden era destinata a cadere nel vuoto prima ancora d’essere fatta. Personalmente appresi questo termine vedendo il film Lone Survivor del 2013 di Peter Berg in cui alcuni soldati USA in una missione andata male vennero trovati, curati da una tribù pashtun che li difese con la forza, per loro l’ospite è sacro, non gli deve accadere nulla mentre sono sotto la loro responsabilità, mi viene quasi da pensare come se fosse un figlio.
Il pashtunwali è molto comune in tutta la catena montuosa di confine con il Pakistan. Ci sono tribù che si relazionano indipendentemente da dove sia il confine amministrativo.
Gli americani non potevano comprendere come un paese che ti permette il sorvolo per arrivare in Afganistan a bombardare, poi accoglieva i fuggitivi, ciò produsse non pochi problemi al Pakistan.
Il Pakistan non era semplicemente lo Stato che “lasciava scappare” al-Qaida. Era contemporaneamente: – il Paese che gli USA consideravano indispensabile per chiudere la fuga di al-Qaida; – il Paese attraverso cui molti combattenti effettivamente si dispersero; – lo Stato che doveva poi entrare nelle proprie aree tribali per cercarli; – un Paese con una popolazione pashtun transfrontaliera e strutture locali che rendevano quell’operazione particolarmente difficile e compromettente per la stabilità interna.
Così dopo anni di tolleranza reciproca tra Pakistan e USA e la finta uccisione di Osama bin Laden ad Abbottabad in Pakistan nel 2011, avvennero uno o più incidenti alla catena logistica USA dal Mar Arabico verso l’Afganistan. Ciò convinse gli americani a stringere accordi per spostare il tragitto della loro logistica, con le ex repubbliche sovietiche e la Russia. Ma dopo che i russi presero la Crimea nel 2014, gli americani oltre ad imporre sanzioni ai russi, si costrinsero a usare rotte per la loro logistica, sempre più complesse per escludere il territorio e i cieli della Russia dopo averlo già fatto con il Pakistan.
La mancanza di cultura dell’amministrazione USA sui popoli del Medio Oriente e l’islam, comporta errori a catena con conseguenza che tutti stanno pagando. Ma per gli USA lo standard è il rullo compressore.
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