Secondo me è necessario specificare se a sopravvivere a temperature estreme è un campione umano particolarmente vocato o se parliamo di popolazioni.
Altra cosa fondamentale è a quale umidità si deve verificare la temperatura estrema?
Ad esempio in un deserto con bassa umidità e con temperature ben sopra i 40°C sopravvivi, ma se vai in Andalusia dove per almeno 30 o 40 giorni all’anno ci sono tra i 39 e 43 °C con un’elevata umidità, iniziano ad esserci dei problemi con anziani o persone con problemi polmonari e il tasso di mortalità aumenta.
Freddo. A me non piace molto, ma esistono delle stazioni scientifiche in Antartide dove la temperatura può giungere i -80°C. A quelle temperature ovviamente si esce dalla stazione solo per le emergenze e solo in assenza di manifestazioni meteo avverse, i mezzi di locomozione resistono fino a -40/50°C con numerosi accorgimenti per renderli idonei, poi credo convenga tenerli chiusi in un garage in modo da poterli accendere in sicurezza, riscaldarli e poi esci ma non devi spegnerlo mai fino al rientro. Quando esci dall’automezzo hai pochi minuti di tempo per le verifiche (o altra attività resasi necessaria) poi devi rientrare immediatamente nel veicolo.
Mi ricordo che Angelo d’Arrigo quando sorvolò l’Everest con il deltaplano, c’erano -50°C e disse che dovette controllare le emozioni per evitare che le lacrime ghiacciassero sugli occhi, ovviamente aveva casco e occhiali protettivi, ma è mia opinione che se avesse saputo che lì c’erano -80°C, non ci sarebbe andato.
Deserto di Lut
Ad esempio esiste il Deserto di Lut in Iran dove costantemente ci sono 50°~55°C e al suolo 70°C, aria secca, dove è sconsigliato recarsi anche con notevoli scorte d’acqua perché la sudorazione non riesce a dissipare il calore, il sangue si addensa, il cuore fa sempre più fatica, a un certo punto si ferma. Ciononostante se consulti Google Earth vedrai tracce di veicoli e foto, ma si tratta di visite fatte con veicoli preparati e in periodo dell’anno meno rischiosi.
“The Deep” (titolo islandese Djúpið)
Un film del 2012 diretto da Baltasar Kormákur, basato su una storia vera di sopravvivenza in acque artiche estremamente fredde.
L’uomo reale si chiamava Guðlaugur Friðþórsson, un pescatore islandese. Dopo il naufragio del peschereccio, è riuscito a nuotare per diverse ore in acque prossime allo zero fino alla terraferma, nonostante condizioni che normalmente non consentirebbero la sopravvivenza più di una ventina di minuti.
Ma…quest’uomo aveva:
- Strato di grasso sottocutaneo superiore alla media, simile a quello dei mammiferi nordici (foche, trichechi) che consente di isolare il corpo dal freddo.
- Metabolismo particolarmente efficiente, in grado di produrre calore rapidamente senza esaurire riserve energetiche.
- Resistenza cardiovascolare e respiratoria, che limita danni da ipotermia e mantiene ossigenazione dei tessuti.
- Tolleranza al dolore e alla sensazione di freddo estremo, che gli permette di restare lucido e attivo più a lungo di qualunque soggetto “normale”.
I navy-seals con cui si è confrontato in una vasca raffreddata, duravano pochi minuti.
La conclusione è che per sua natura un uomo sano ha limiti di sopravvivenza sempre più stringenti se usa i suoi mezzi in aria fino a 50°~55°C e in acqua a >0°<5°C.
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