Cari amici, vorrei fornirvi un aggiornamento sulla situazione in Iran, che in questo momento è particolarmente interessante e in rapida evoluzione. L’obiettivo è chiarire cosa stia realmente accadendo, cosa possiamo aspettarci e dove finisce l’analisi razionale e inizia la propaganda.
Perché l’Iran è così importante?
Attualmente l’Iran rappresenta un territorio strategico fondamentale dal punto di vista geopolitico, perché si trova al centro della competizione tra il mondo occidentale e la Cina. L’Occidente sta cercando di bloccare l’Iran perché Teheran rientra ormai nella sfera d’interesse strategico cinese. La Cina ha legato il proprio piano energetico, già definito fino al 2050, al petrolio iraniano. Come sappiamo, quando i cinesi pianificano, lo fanno con grande serietà e visione di lungo periodo. Per questo motivo l’Occidente tenta di destabilizzare l’Iran, con l’obiettivo di impedire che il petrolio iraniano possa alimentare lo sviluppo cinese.
Un secondo elemento fondamentale riguarda la geostrategia iraniana. Dal punto di vista geografico, l’Iran si trova al centro di importanti snodi di trasporto utilizzati sia dalla Cina sia dalla Russia per far transitare merci verso il Medio Oriente e l’India. In sostanza stiamo parlando della storica Via della Seta, che non era un unico percorso ma una rete di itinerari. Uno di questi passava storicamente proprio dall’Iran ed è stato oggi ripristinato dalla Cina. Esiste inoltre un nuovo corridoio creato dalla Russia: parte da San Pietroburgo, attraversa in treno vari Paesi dell’ex Unione Sovietica fino al porto iraniano di Bandar Abbas, da cui le merci proseguono via nave verso Delhi, in India. In questo sistema tutti traggono beneficio, tranne il mondo anglosassone.
Questo scenario è ovviamente inaccettabile per le potenze anglosassoni, storicamente abituate a controllare i commerci mondiali attraverso il dominio dei mari. Quando grandi potenze continentali come la Russia costruiscono corridoi commerciali terrestri, gli inglesi e i loro alleati tendono a investire in guerre, terrorismo e instabilità per rendere impraticabili questi passaggi via terra. L’obiettivo è costringere il commercio globale a transitare via mare, dove possono esercitare controllo, imporre tributi e mantenere la propria egemonia. È per questi motivi che oggi si esercita una forte pressione sull’Iran.
Cosa sta accadendo in Iran
Ieri ho parlato con un uomo arrivato in Arabia Saudita dall’Iran, precisamente da Teheran. È un iraniano sciita, sposato con una donna saudita sunnita, con figli. È un uomo d’affari, ingegnere informatico, che lavora anche con il governo iraniano nel settore dell’informatica e possiede diverse aziende. Mi ha confermato un fatto molto importante: in Iran Starlink non funziona.
Questa è stata una brutta sorpresa per Elon Musk, per gli Stati Uniti e per gli agenti del Mossad. Negli ultimi anni erano state introdotte clandestinamente in Iran antenne Starlink, con l’obiettivo di preparare un colpo di Stato. Il piano prevedeva che, una volta che il governo iraniano avesse disattivato internet per impedire il coordinamento dei gruppi sovversivi, Starlink sarebbe entrato in funzione consentendo la comunicazione tra le cellule terroristiche. Tuttavia, questo piano è fallito perché tecnici e ingegneri russi, che in Ucraina hanno imparato a neutralizzare Starlink — utilizzato anche dall’esercito ucraino — hanno collaborato con il governo iraniano per silenziare il sistema.
In questo senso si può affermare che la Russia stia aiutando l’Iran a evitare lo stesso destino dell’Ucraina: un Paese precipitato in una rivolta guidata da CIA, Mossad e MI6, trasformata in guerra civile, con milioni di morti, profughi e un territorio frammentato e controllato da gruppi armati, ISIS e milizie varie, tutto funzionale a strappare il Paese dall’orbita economica e politica di Cina e Russia.
Il mio amico mi ha raccontato che attualmente le proteste in Iran sono drasticamente diminuite. Mi ha spiegato come sono iniziate, contrariamente a quanto raccontato dai media occidentali, che descrivono una popolazione compatta, pacifica e animata dal desiderio di abbattere una dittatura. Le proteste non sono nate per cambiare il sistema politico, ma per il caro vita. Attraverso chat di videogiochi e social network, agenti della CIA e del Mossad hanno iniziato a diffondere messaggi tra i giovani, invitandoli a scendere in piazza contro l’aumento dei prezzi, causato anche dalle sanzioni e dalle manipolazioni sul mercato valutario e petrolifero.
Molti cittadini si sono trovati improvvisamente con stipendi che non permettevano più di mantenere il precedente tenore di vita. A ciò si è aggiunta una narrazione secondo cui una parte del governo avrebbe appoggiato le manifestazioni e che polizia e autorità non sarebbero intervenute. Convinti di partecipare a proteste pacifiche, molti sono scesi in strada. Ma le squadre erano già pronte: elementi dell’ISIS, milizie curde e agenti del Mossad hanno trasformato le manifestazioni in guerriglia urbana, incendiando moschee, luoghi di culto islamici e automobili.
Per alcuni giorni il governo iraniano ha evitato una risposta dura, pensando che le proteste si sarebbero esaurite. Quando però è apparso chiaro che si trattava di un piano strutturato, simile a quello ucraino, le autorità hanno reagito per impedire un colpo di Stato. A quel punto molti iraniani hanno capito di essere stati strumentalizzati e sono tornati a casa, soprattutto quando hanno visto bruciare le moschee. Nel mondo islamico la religione è parte integrante della comunità e della vita politica. Un musulmano che vede una protesta degenerare in violenze contro altri musulmani e contro i luoghi di culto si ritira e prende le distanze.
Secondo quanto riferisce il mio amico, al suo rientro da Teheran le proteste erano praticamente cessate. Internet resta limitato proprio per impedire il coordinamento delle cellule terroristiche. Inoltre, l’Iran ha attaccato un sistema di comunicazione del Mossad, rendendo pubblici oltre 600 nomi di agenti operativi sul territorio iraniano. Molti di loro sono già stati catturati o neutralizzati.
Trump costretto a ricorre al piano B
In questa fase si può quindi affermare che il piano di CIA, Mossad e MI6 sia fallito. Per questo motivo, secondo l’autore, Donald Trump starebbe valutando un bombardamento dell’Iran, non con l’obiettivo di distruggere infrastrutture strategiche, ma come azione simbolica e dimostrativa. Un messaggio politico rivolto ai manifestanti: “Siamo con voi, continuate a destabilizzare il Paese”. Tuttavia, secondo questa analisi, gli Stati Uniti non avrebbero la capacità di sostenere un conflitto prolungato, avendo già esaurito gran parte delle risorse missilistiche in Ucraina.
Anche Israele, pur partecipando all’azione, si starebbe già preparando alla risposta iraniana. Un medico israeliano, amico dell’autore, ha ricevuto documenti ufficiali che invitano gli ospedali a prepararsi ad accogliere un gran numero di feriti in vista di un attacco di risposta da parte dell’Iran. Si prospetta quindi una breve escalation, simile a quella di dodici giorni già vista in passato, ma senza la possibilità di sostenerla nel tempo. Nel frattempo, la popolazione iraniana avrebbe ormai compreso di essere stata manipolata. Restano piccoli gruppi radicalizzati, ma la maggioranza ha abbandonato le proteste, soprattutto dopo l’incendio di oltre 300 moschee, evento considerato una profonda umiliazione in un Paese islamico, per di più sciita, storicamente sensibile al giudizio del mondo sunnita.
Questo è un riassunto di ciò che ha comunicato Nicolai Lillin attraverso un video di 18min il 13.Gen.2026 sulla situazione in Iran.
Adesso osserviamo l’argomento tramite la stampa occidentale e mettiamo a nudo un fatto importante; sembra che non abbiano a cuore un’informazione corretta ma tesa a creare ed amplificare le tensioni partendo da eventi che teoricamente, se non manipolati, iniziano e finiscono senza che vi sia bisogno d’interventi moderatori.
A questo scopo evidenzio i contenuti di un articolo di ansa.it e di come si presenta se visto su desktop o su smartphone.
Partendo da questa coppia di schermate desktop/smartphone del 6 Gen 2026 e una successiva coppia simile sempre di ansa.it si prestano per un’analisi perché ti accorgi in fretta che c’è qualcosa che non quadra, ma è normale per i giornaloni italiani suscitare dubbi, ma evidentemente riescono ad avere ancora un pubblico che da a loro credito e ritengono vero quel che propongono.
Ma non è così, tutto quel che dicono deve far comodo ad una certa “narrativa”sponda” per il solo fatto che facciamo parte di un’alleanza, che siamo nell’UE, ed essere critici porta sfortuna, come all’ex sindaco di New York, Rudi Giuliani, che dopo aver denunciato imbrogli nelle elezioni presidenziali del 2020 è stato lui stesso condannato. Ha dovuto dichiarare bancarotta. La beffa arrivata dopo che la giustizia aveva fatto il danno, Rudi Giuliani aveva ragione.
In ogni storia i media fungono da amplificatori del potere, altrimenti saranno soggetti prima o dopo, a difficoltà “strane”, ma nessuno viene impedito di fare una lettura critica di quel che ci propone il mainstream e alla fine chiedersi, se questo è il vero giornalismo di una volta.
Aggiornerò la pagina con il link dove ho pubblicato l’analisi degli articoli ANSA.it

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