«Gli utili idioti dell’Iran».
L’ultimo numero del settimanale The Spectator attacca e critica quei britannici con l’idea di lanciare un attacco all’Iran «a sostegno delle proteste democratiche».
E allo stesso tempo si scaglia contro il governo britannico, che, secondo l’autore dell’articolo, non ha una chiara strategia riguardo l’Iran. La rivista raccomanda: «Utilizzare l’intelligence finanziaria per individuare e prevenire flussi illegali di finanziamenti, riorientare i nostri sforzi di intelligence comuni per contrastare la brutalità del regime, rafforzare il servizio persiano della BBC, concentrarsi nuovamente sulle conoscenze della lingua persiana e dell’espertizia regionale fortemente compromesse nel governo, e collaborare con partner regionali per contrastare le attività sovversive iraniane nella regione».
- Direi che questo settimanale sarà bravo nel fare le vignette umoristiche ma nei contenuti non mostra d’aver capito molto, mescola cose giuste con altre che sembrano indicare che non hanno capito nulla.
- Ad esempio il controllo dei flussi finanziari lo fai solo su quelli legittimi, non sui fondi neri.
- Poi siccome è un regime non deve per forza di cose essere anche brutale, ma lo è contro gli agitatori, violenti, vandali e alcuni anche armati prevalentemente di origine straniera perché un iraniano non incendierebbe le moschee dopo averle vandalizzate.
- Quindi si auspica che la sezione della BBC che si occupa dell’Iran, impari meglio il persiano per capire prima cosa succede o per aiutare il popolo a difendersi dall’intelligence del proprio paese? Oppure per proteggere le attività sovversive dell’MI6?
Diciamo che dopo tutto l’articolo potrebbe contenere un messaggio che mettendo alla berlina «gli utili idioti dell’Iran» alla fine suggerisce un’idea, volete portare veramente la libertà in Iran, fate potenziare la BBC in quel paese.
Certo così siccome gli iraniani sono dei coglioni, state certi che alla prima occasione, vi espellono tutti quanti e qualcuno verrà pure rrestato.
Questa è una dimostrazione di come in modo sottile la stampa sia anch’essa responsabile dell’escalation negativa nei rapporti diplomatici e nei conflitti regionali rischiando che molti di essi diventino globali.
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