Le proteste in Iran secondo Salvo Ardizzone

SALVO ARDIZZONE al Vaso di Pandora
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Amici del Vaso di Pandora, benvenuti e ben ritrovati. I giorni sono davvero contati per il regime iraniano, come sostiene il mainstream, oppure no?

Francamente, il sistema politico iraniano è saldo e non corre il rischio di essere rovesciato. Semmai Stati Uniti e Israele sono rimasti spiazzati dalla tenuta della Repubblica Islamica e, probabilmente ancora di più, dalla reazione della regione alla prospettiva di un attacco all’Iran1.

Arabia Saudita, Qatar e Oman stanno esercitando ogni tipo di pressione su Washington per scongiurare un’azione militare2. Chi conosce quelle latitudini sa che vedere Qatar e Arabia Saudita impegnati insieme in uno sforzo sostanziale per ottenere qualcosa è assolutamente inedito. Riad ha addirittura dichiarato che negherà basi e spazio aereo a un eventuale attacco.

La Turchia, da parte sua, ha collaborato con i servizi iraniani per intercettare gruppi terroristici che si infiltravano dal Kurdistan iracheno. Hakan Fidan, ministro degli Esteri, ha dichiarato che la Turchia non tollererà alcun attacco all’Iran3. È l’intera regione che dice basta a questa deriva.

Per quanto riguarda la tenuta interna, lunedì 12 si sono svolte in tutto l’Iran imponenti manifestazioni che hanno dimostrato un sostanziale sostegno popolare4. Mercoledì, ieri, a Teheran si sono tenuti i funerali di 300 membri delle forze di sicurezza uccisi durante questi eventi. Questo dato dice molto: non si è trattato semplicemente di scontri con forze di sicurezza che sparavano sui dimostranti, ma di scontri reali, che sono diventati anche occasione di manifestazioni di supporto alla Repubblica Islamica e a Khamenei.

Dai rilevamenti satellitari risulta che le manifestazioni antigovernative sono drasticamente calate: il giorno 8 se ne registravano 158, il giorno 13 solo 145. È successo che molti manifestanti si sono resi conto di essere stati usati come copertura da gruppi terroristici come il Komala, il PJAK e i Mojahedin-e Khalq, manovrati dal Mossad, come dichiarato espressamente anche da Mike Pompeo, ex segretario di Stato americano. Lo confermano le numerose registrazioni, gli arresti e i terroristi intercettati e catturati dalle forze di sicurezza.

Si tratta di circa 600 gruppi separatisti al soldo di servizi stranieri. È importante notare, in conclusione, che anche se esistono proteste – e per carità, in molti casi ci sono anche ragioni reali per protestare nelle condizioni attuali – pensare che i manifestanti possano schierarsi con gli Stati Uniti o, peggio ancora, con Israele è del tutto fuorviante.

Ora Washington sta riflettendo su quali azioni intraprendere. Fare un passo indietro è assai difficile dopo essersi esposta in questo modo. Tuttavia, il Wall Street Journal ha riportato una serie di report secondo cui il blocco del Venezuela limita fortemente la proiezione di forze statunitensi nell’area del Medio Oriente. Ciononostante, Washington deve fare qualcosa. È notizia di queste ore che è stato spostato il gruppo d’attacco della Abraham Lincoln dall’Indo-Pacifico al Medio Oriente6.

  1. Sulla pressione di Arabia Saudita, Qatar e altri Paesi regionali per evitare un attacco all’Iran e sulle tensioni tra Stati Uniti e Iran, con movimenti di diplomatici e timori di escalation:
    “Arab governments believe US-Iran tension ‘de-escalated’…” (Financial Times). Arab governments urge restraint and US‑Iran tensions eased, FT ↩︎
  2. Sulla posizione della Turchia che si oppone a un intervento militare diretto in Iran e sulla priorità di evitare destabilizzazione regionale:
    “Turkey says it opposes military intervention in Iran…” (Reuters). Turkey opposes military intervention in Iran to avoid destabilisation ↩︎
  3. Per un quadro generale sulle proteste e la repressione interna in Iran negli ultimi mesi, con arresti di massa, blackout di comuncazioni e violenze:
    2025–2026 Iranian protests (Wikipedia). 2025–2026 Iranian protests overview (Wikipedia) ↩︎
  4. Sulla crescente ondata di violenze e repressione, incluse denunce di massacri e uso del blackout internet per limitare le informazioni:
    2026 Iran massacres (Wikipedia). 2026 Iran massacres and protest suppression ↩︎
  5. Sul caso del giovane manifestante Erfan Soltani e sulla pena di morte sospesa:
    Death sentence of Erfan Soltani (Wikipedia). Death sentence of Erfan Soltani in Iran protests ↩︎
  6. Per approfondire come e quando gli Stati Uniti hanno deciso di spostare il gruppo d’attacco della USS Abraham Lincoln verso il Medio Oriente in risposta alle tensioni con l’Iran:
    U.S. Navy redirects USS Abraham Lincoln to Middle East (ArmyRecognition). US redirects USS Abraham Lincoln toward Middle East tensions ↩︎

Paolo Ardizzone è giornalista e analista geopolitico. Collabora con riviste e testate indipendenti, occupandosi in particolare di Medio Oriente, politica internazionale e dinamiche strategiche globali. I suoi interventi si concentrano sull’analisi dei rapporti di forza regionali, delle politiche statunitensi e delle risposte degli attori eurasiatici, con un approccio critico alle narrazioni mainstream. È ospite e commentatore in trasmissioni di approfondimento geopolitico.


Solitamente sono d’accordo con giornalisti indipendenti che non sono obbligati dal capo redattore ad utilizzare le bozze di quel che si deve dire appena giunte dall’Ambasciata USA. Peraltro conferma quel che ho già scritto con l’aggiunta di alcuni dettagli importanti sulle dinamiche interne alle manifestazioni.

Faccio notare che per uccidere 300 membri delle forze dell’ordine, i manifestanti che operavano per conto di paesi terzi, dovevano essere armati, quindi, l’Iran andrà alla ricerca dei canali attraverso cui arrivavano e da dove arrivavano. Una mezza idea sulla provenienza delle armi ce l’ho, Ucraina.

Immagine di copertina:
Screenshot della puntata odierna del Vaso di Pandora sull’omonimo canale YouTube.

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Categories: Geopolitica, Iran

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