Un ingrediente emergente nel caos occidentale favorisce un equilibrio pacifico

17–25 minuti

Un elemento emergente nel caos occidentale diventa un conveniente ingrediente per raggiungere un equilibrio pacifico o evitare un maggiore caos che farebbe rischiare a una delle parti in gioco, l’impero britannico, di perdere buona parte della sua proiezione di potenza in Medio Oriente. Ovviamente quest’ingrediente nuovo è sulla bocca di tutti dopo che il Dipartimento di Giustizia USA ha diffuso un’enorme quantità di file su Epstein.

Dal canale YouTube “Il Vaso di Pandora“, il conduttore e giornalista Carlo Savegnago intervista Umberto Pascali e Alex Krainer, offrono un punto di vista che si allontana dalla narrativa italiana corrente, giornali, TV e social. Offrono la possibilità reale di poter collegare i puntini con i loro approfondimenti.
Di seguito leggete una trascrizione del video, adattata per la lettura e ripulita da concetti ripetuti.


Scandalo Epstein, i Clinton cedono – Alex Krainer Umberto Pascali

Conduttore: Amici del Vaso di Pandora, benvenuti, ben ritrovati.
Giovedì è previsto un incontro ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, tra la delegazione militare russa, gli Stati Uniti e l’Ucraina. Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha avvertito che un eventuale dispiegamento di forze occidentali in Ucraina verrebbe considerato a tutti gli effetti come un intervento straniero.

Venerdì, invece, a Istanbul, si terrà l’incontro tra l’inviato di Trump, Steve Witkoff, e il ministro degli Esteri iraniano Aragchi. Il presidente iraniano Pezeshkian si è dichiarato disponibile a trattare su tutti i vari punti. L’incontro sarà mediato dalla Turchia, che si sta ritagliando un ruolo sempre più autorevole, a danno dell’Europa nel suo complesso.

Negli Stati Uniti, intanto, continua lo scandalo degli Epstein Files. Il Guardian britannico riporta che esistono circa 3 milioni di file dell’archivio Epstein tuttora segreti, su un totale stimato di 6 milioni. Bill e Hillary Clinton, dopo un iniziale rifiuto, hanno cambiato posizione e testimonieranno sotto giuramento davanti al Congresso sui loro rapporti con il finanziere americano Jeffrey Epstein. Le deposizioni sono previste per il 26 e il 27 febbraio.

Marjorie Taylor Greene, deputata repubblicana ed ex figura di punta del movimento MAGA (Make America Great Again), in un video di cinque minuti si è scagliata apertamente contro Trump proprio sullo scandalo Epstein. Cercheremo di capire le ragioni di questa apparente e clamorosa giravolta da parte di un’esponente così in vista e così influente.

Presento subito i miei ospiti, dagli Stati Uniti, do il benvenuto a Umberto Pascali e al ricercatore, analista e imprenditore in ambito finanziario Alex Krainer.

Conduttore: Umberto, a tappe ravvicinate verso la pace, così la definisci: questo doppio appuntamento, uno ad Abu Dhabi e l’altro a Istanbul, uno giovedì e l’altro venerdì. So che sei piuttosto speranzoso su questi colloqui.

Umberto Pascali: Sì, sono speranzoso, e ho una narrativa un po’ diversa da quella che sta circolando, anche in Italia. Siamo arrivati a un punto cruciale. Questo scandalo Epstein è il punto di arrivo di un processo che parte da molto lontano.

Adesso i giornali italiani, anche ieri durante un’intervista, la prima cosa che mi hanno chiesto è stata Marjorie Taylor Greene. Io l’ho vista Taylor Greene. Lei fa benissimo a fare quello che fa, perché si è sentita tradita. Ma attenzione: Taylor Greene queste cose le aveva dette mesi fa. Adesso le ha semplicemente ripetute, e nessuno in Italia le aveva riportate.

Ora improvvisamente i grandi giornali dell’oligarchia — che possiamo ormai definire pedofila e cannibalistica, senza timore di usare termini forti — hanno “scoperto” Taylor Greene e la stanno riportando. I giornali italiani cosa fanno? Leggono il New York Times, il Washington Post.

Una cosa che ho imparato vivendo negli Stati Uniti è che di questi giornali c’è una sola utilità reale: capire cosa stanno facendo “i signori”, cioè quelli che io considero i cattivi. È l’unico motivo per cui si possono leggere seriamente il New York Times, il Washington Post, la CNN e simili. Questo è il mio punto di vista, e non penso sia così strano o estremista. Non è questione di essere “trumpiani”. È il fatto che i media sono stati controllati in modo quasi totale.

Poi ci sono i media conservatori, che a loro volta tradiscono più o meno allo stesso modo. L’unica cosa di cui ci si può fidare, a questo punto, è il governo — o almeno quella parte del governo intorno a Trump — che sta cercando di concludere un accordo con la Russia.

Questo è il punto centrale. Per capire gli Stati Uniti oggi, secondo me, questo è l’unico modo. Tutto il resto sono trucchi di guerra psicologica. Questo impero che ci ha governato fino ad adesso ha usato, oltre all’usura e alle guerre surrettizie, il divide et impera, e soprattutto una cosa che si chiama perfidia.

Perfidia significa che non ci si può mai fidare. Trucchi sporchi. In questo momento, siccome hanno l’acqua alla gola, li stanno usando in modo quasi ridicolo.

Ieri ero a un incontro politico qui negli Stati Uniti e ho assistito a uno scontro durissimo tra due ali del Partito Repubblicano, inferocite l’una contro l’altra. Senza fare nomi, da una parte c’era uno scontro di potere puro: “stiamo perdendo potere”.

Parliamo di quelle persone che fino a ieri stavano nelle grandi agenzie: CIA, FBI, Dipartimento di Stato, Pentagono. Qui attorno a Washington c’è un’enorme concentrazione di famiglie che vivono di questo sistema. È inevitabile che lo scontro sia arrivato anche a livello personale, tra persone che fino a poco tempo fa facevano parte degli stessi circoli.

Perché succede questo? Perché Trump, con tutti i suoi limiti e contraddizioni, ha risvegliato quello che possiamo chiamare uno “spirito americano”. Uno spirito che a volte è anche illusorio, ma che ha radici profonde: la ribellione contro l’Impero britannico, la nascita di una repubblica fondata sull’idea che tutti possano accedere a una certa prosperità, avere una casa, una vita dignitosa, una famiglia.

Questo è stato vero solo in brevi periodi storici, ma è rimasto nell’immaginario collettivo. Ed è questo che sta riemergendo. Sto parlando dal punto di vista dell’ideologia, di come gli americani si concepiscono. Ma questa “illusione” è una forza reale, e ha generato un movimento.

Trump dice: “Non è vero che le banche devono controllare gli Stati Uniti. Non è vero che voi non potete avere niente ed essere felici. Quello che vi dice Klaus Schwab e il World Economic Forum è anatema, è contro la nostra religione”.

Ed è da qui che nasce lo scontro.

Ora, i trucchi sono molti, ma sto vedendo che stanno perdendo potere. Ho ammirato tanto Taylor Greene: è stata coraggiosa. Fa bene a fare quello che fa perché si sente tradita. Dice: “Sì, noi dovevamo fare questo e quello, invece tu hai fatto quest’altro, hai detto che non avresti fatto la guerra e poi l’hai fatta”.

Ma il punto finale è questo: si sta arrivando a un accordo storico, concomitante, non a caso ma intenzionalmente, con questo scandalo che sta portando alla luce gran parte dello sporco accumulato fino ad ora. Penso che ne vedremo delle belle.

Dall’altra parte, allo stesso tempo, c’è una spinta verso la pace. Come dicevi tu, Carlo [conduttore]: stiamo assistendo a eventi strani, inattesi fino a due settimane fa. Americani, russi e iraniani, con la partecipazione cinese — che tra l’altro ha parlato con Putin proprio recentemente — stanno trovando una soluzione per l’Iran.

La soluzione è quella che vogliono i rivoluzionari locali: arrivare a un accordo sul punto più ostico, il nucleare. Non perché porterebbe alla fine dell’Iran: Pezeshkian e Aragchi, il ministro degli esteri, lo capiscono benissimo. Vogliono arrivare a un accordo garantito dalla Russia e dagli Stati Uniti, dove i garanti siano i russi e i cinesi.

Questo evita non solo una guerra reale, perché l’ultima guerra in Iran, come spiegherà Alex, era fasulla: serviva solo a mostrare potenza, a far sparare qualche missile da una parte e dall’altra, senza conseguenze reali. L’obiettivo era creare una sistemazione complessiva del Medio Oriente.

Il Medio Oriente, come lo conosciamo dal 1948 — e anche prima, dalla Prima Guerra Mondiale — è stato una creazione dell’Impero britannico, perfido e usuraio, basato sul divide et impera e su un approccio piratesco di conquista. Questo sistema ha conseguenze dirette per noi italiani, ma ora qualcuno sta togliendo la “piovra” del Medio Oriente. Non è una cosa semplice.

Concludendo brevemente su Siria e Golan: Al Giolanì, ex terrorista ora presidente, è sostenuto sia da Trump sia da Putin. Questo processo mira a liberarlo dalle grinfie di una grossa mafia oligarchica, l’Impero britannico. È un processo in corso. Lo scandalo Epstein, se gestito correttamente, potrebbe mettere alle strette gli agenti di questa mafia negli Stati Uniti, dando un contributo significativo alla pace.

Conduttore: Alex, ti ho visto annuire più volte. Da dove vogliamo partire? Partiamo dal vertice imminente ad Abu Dhabi tra le delegazioni militari di Russia, Stati Uniti e Ucraina.

Alex Krainer: — Voglio tornare al Summit di Davos, al World Economic Forum. Era la prima volta che la delegazione americana si dichiarava apertamente contro l’oligarchia occidentale, contro l’Impero. Come? Hanno detto che implementeranno il sistema americano, hamiltoniano.

Questo è la chiave per interpretare tutto il resto: davanti al mondo c’è la scelta tra due sistemi economici. Il primo è il sistema di free trade britannico: capitale e merci liberi di muoversi senza limiti. Il secondo è il sistema americano, hamiltoniano, basato su politica economica nazionale.

Alexander Hamilton, ministro del tesoro di George Washington, fu il pioniere. Non è una cosa da poco: non si dice “ok, proviamo e vediamo”. Tutti gli otto presidenti americani uccisi o morti in circostanze dubbie erano contrari all’Impero e volevano implementare questo sistema.

Questo è lo scontro principale tra i due sistemi di governance. Non puoi stare a metà: scegli il free trade britannico o la politica economica nazionale. In Italia, Enrico Mattei tentò di implementare un sistema simile. Sapete com’è andata.

L’Impero occidentale distrugge chi non si sottomette. La delegazione Trump a Davos si è dichiarata apertamente nel campo del sistema americano. Questo implica uno scontro con l’Impero occidentale, la cosiddetta “rules-based global order”. Umberto ha ragione: è una nuova reincarnazione dell’Impero britannico.

Se ti fai nemico dell’Impero occidentale, i tuoi alleati saranno Russia, Cina e altri poteri regionali che aderiscono al sistema alternativo. Questi si stanno organizzando attraverso integrazioni multilaterali: BRICS, SCO, ecc. Trump e il suo governo sono entrati in Casa Bianca solo un anno fa e sono circondati da forze nemiche.

Come conferma Umberto, i media principali (New York Times, Washington Post, Financial Times, Wall Street Journal) sono operazioni psicologiche. Negli ultimi sei mesi ho osservato che mentono, esagerano e manipolano. Dicono che è nero quando è bianco.

In particolare, mentono sulla situazione tra Russia e Ucraina. Una priorità alta per loro è distruggere la cooperazione tra USA e Russia. Spesso escono notizie false per minare la fiducia reciproca. Ad esempio, notizie su Trump che fornirebbe missili Tomahawk all’Ucraina, basate su fonti anonime interpretate male dai giornalisti.

Concludendo, Trump e Putin si sono messi d’accordo già ad agosto ad Anchorage, parlando di una nuova architettura di sicurezza non solo per Ucraina-Russia, ma per Europa e Asia occidentale. Nonostante le operazioni psicologiche, concentrandoci sui fatti, è chiaro che stanno collaborando. Probabilmente i cinesi sono coinvolti.

Io sono ottimista, come Umberto, e penso che stiamo andando nella giusta direzione.

Tre settimane fa ero su un podcast con Glenn Diesen. Tutti parlavano di un imminente attacco di Trump all’Iran nelle successive 12-24 ore. Io dissi a Glenn: “Non lo attaccherà. Se succede, sarà un attacco falso, solo fuochi d’artificio senza conseguenze reali.” E così è stato: non ha attaccato.

Ma perché Trump non attacca? Ci sono diversi motivi. Uno riguarda i due sistemi di governance: quello dell’ex Impero britannico, il progetto sionista, è sempre stato collegato all’Impero. Distruggere l’Iran per Israele darebbe una vittoria all’Impero britannico, cioè al nemico di Trump e dei suoi alleati.

Tre volte Trump è stato sotto pressione per attaccare l’Iran: 2019, giugno 2025 e ora. Tre volte ha trovato un modo per evitare lo scontro e adesso negozia con l’Iran, coordinandosi probabilmente con i russi. Poche persone sanno che non ci sarà attacco: vertice iraniano, russi e alcuni americani lo sanno, ma resta segreto.

Fin dal 2016, ho sempre sostenuto che l’appoggio di Trump a Israele è superficiale: necessario politicamente in America, ma molto falso. Gli israeliani stessi nei loro podcast discutono e mostrano delusione verso Trump.

Conduttore: Umberto, secondo te, riusciranno a trovare un’intesa tra Stati Uniti e Iran? E su quali basi?

Umberto Pascali: — Certo. L’Iran è uno dei principali poteri regionali che entreranno in alleanza con questo gruppo antibritannico: Russia, Cina, Stati Uniti, India. Se ci concentriamo sui fatti, lasciando da parte la guerra psicologica dei media, vediamo che la situazione è più chiara di quanto sembri.

I media italiani, come quelli americani, hanno incredibile capacità di lavaggio del cervello: presentano se stessi come esperti, ma sono imbroglioni. Mentono su tutto, creando confusione e partecipando a una guerra psicologica.

Conduttore: Quindi l’Iran, secondo te, attacca o non attacca?

Umberto Pascali: — Non lo puoi capire dagli ultimi cinque minuti della CNN. La CNN titola: “Ecco, guerra imminente fra mezz’ora”. (Vedi il Corriere della Sera su X) Ma si dimenticano degli sviluppi reali e chi segue queste notizie viene confuso.

Io mi inalbero sulla questione Taylor Greene: bravissima, ma come viene usata mostra ipocrisia e perfidia. Taylor Greene si sente tradita da Trump, che non ha mantenuto le promesse del MAGA.

Taylor Greene è stata delusa: era una delle leader del MAGA. Trump avrebbe potuto seguire un percorso più coerente con le sue aspettative, ma lo scandalo Epstein e le pressioni interne hanno complicato tutto.

Se l’accordo storico Russia-USA non riesce, considerando anche il contesto Ucraina, si rischierebbe una guerra nucleare come soluzione estrema dei satanisti dietro Epstein, Rockefeller, Rothschild. La guerra nucleare rappresenterebbe un “sacrificio umano” enorme, molto più grave del Covid.

Non fatevi ingannare dalle piccolezze: Trump seguirà il piano che Taylor Greene voleva, se possibile, ma dovrà attraversare diversi passaggi.

Parliamo delle élite: Bill e Hillary Clinton testimonieranno sotto giuramento davanti al Congresso a fine mese.

Conduttore: Testimoniare sotto giuramento non è una cosa da poco. Che cosa potranno dire, secondo te?

Ma lasciami dire prima una cosa. Poche ore fa — ieri sera — la portaerei americana Abraham Lincoln è stata “attaccata”, tra virgolette, da un drone iraniano. Si trattava di un drone isolato: un episodio ridicolo, se vogliamo, più una provocazione che un vero attacco. Non è chiaro chi ci sia dietro: qualcuno dall’interno dell’Iran? Qualcuno dall’altra parte? Non lo so. Ma il segnale era chiaramente provocatorio.

La prima reazione di CNN e di altri media è stata: “Eccoci, ci siamo, è guerra”. Subito toni drammatici.

Poi è intervenuto il generale Manner in televisione, dicendo: “Non bisogna drammatizzare. È stato un piccolo errore, un episodio impensabile. Se qualcuno volesse davvero la guerra, non agirebbe in questo modo”. Ha spiegato che gli attacchi reali non si conducono così e ha concluso: “Non fatevi ingannare, non c’è alcun attacco iraniano. L’accordo va avanti”.

Il fatto che a dirlo sia stato un generale indica che il Pentagono è sotto controllo, o comunque che non c’è volontà di escalation.

Collegandomi alla questione Clinton: il Congresso li ha convocati a testimoniare. Il messaggio è chiaro: “Ci sono prove dei vostri rapporti con Epstein. Venite a spiegare”. Stiamo parlando di un ex presidente e di un ex segretario di Stato: non figure marginali.

All’inizio la linea sembrava di sfida: “Non ci andiamo”. Poi sono uscite le carte, con accuse che chiamano in causa Trump, Putin e altri — accuse giudicate da molti inconsistenti e gestite dall’amministrazione.

Un analista russo, riportato dalla Pravda — credo si chiami Nivic — ha commentato che lo scandalo potrebbe avere un effetto positivo: fermare i più irresponsabili. Dopo la diffusione di fotografie compromettenti e documenti, la situazione cambia.

Che cosa potranno dire i Clinton? Potrebbero dire molto. In teoria, se si considerasse l’entità dei presunti crimini, si arriverebbe alle pene massime previste dalla legge. Non credo però che si arriverà a tanto. Vedo piuttosto un allentamento, una sorta di resa: la presa d’atto che non hanno più alle spalle i poteri che pensavano di avere per sfidare Congresso e istituzioni.

Potrebbe perfino esserci un accordo implicito: non ostacolare un processo di stabilizzazione internazionale in cambio di un trattamento meno duro. Non sto dicendo che accadrà, ma che uno scenario del genere rientra nella logica politica.

Naturalmente, quando si parla di sedia elettrica o di pene estreme, il tono è ironico. Tuttavia, se si considera la gravità delle accuse discusse pubblicamente, si parla di reati che, in astratto, prevedono le pene più severe. Personalmente sono contrario alla pena di morte, ma il punto è un altro: l’enormità delle accuse.

Donald Tusk è intervenuto attribuendo la responsabilità a Putin. La domanda è: come si spiega una presa di posizione del genere da parte del presidente polacco?

È vero che tra Polonia e Russia esiste una storica ostilità, ma fare affermazioni così nette rischia di indebolire la propria credibilità. Perché arrivare subito a una conclusione del genere?

L’interpretazione proposta è quella della disperazione. C’è anche chi suggerisce che le “ondate epsteiniane” potrebbero estendersi alla Polonia, soprattutto se emergessero collegamenti con reti che hanno operato nell’Europa orientale. Secondo questa lettura, molte delle dinamiche legate allo sfruttamento e ai traffici non sarebbero state controllate da Mosca, ma da circuiti internazionali che avevano trasformato parte dell’ex spazio sovietico in un terreno di operazioni opache.

In questa narrazione, Putin sarebbe emerso proprio per interrompere quel sistema, non per sostenerlo. Una lettura che ribalta completamente l’accusa.

La Polonia, inoltre, viene descritta come uno dei Paesi più esposti alle operazioni occidentali, britanniche e a quelle riconducibili allo “stato profondo” americano. Per questo motivo, se lo scandalo dovesse allargarsi, potrebbe coinvolgere anche ambienti oggi allineati su posizioni fortemente anti-russe.

Lo stesso schema si è visto in Inghilterra: quando sui media è comparso il nome di Putin in qualche documento o contesto marginale, la conclusione immediata è stata “allora è stato lui”. Un riflesso quasi automatico, che viene interpretato come segno di difficoltà più che di forza.

In un recente incontro politico, la parte che fino a poco tempo fa appariva dominante sembrava invece dimessa, ripetitiva, priva di convinzione. A una votazione è risultata sconfitta. Non c’è più la compattezza di prima.

Se questo scandalo verrà gestito correttamente — nel senso che la verità emerga e sia messa al servizio della pace — allora potrebbero aprirsi nuovi spazi politici. Le conseguenze potrebbero vedersi anche in Italia.

Molti si chiedono perché gli italiani continuino a seguire una certa narrazione mediatica. Ma i media non sono entità autonome o eterne: sono strumenti. E quando i centri di potere che li sostengono entrano in crisi, anche quegli strumenti si indeboliscono.

Il rischio, semmai, è per chi ha aderito senza spirito critico a una sola versione dei fatti, affidandosi esclusivamente a testate come il Washington Post o il New York Times. Se il quadro dovesse cambiare, la loro posizione diventerebbe difficile da sostenere.

Conduttore: Sì. Alex, facciamo un intervento conclusivo. Secondo te, questo scandalo americano — e non solo americano — legato a Epstein, in che misura condizionerà l’andamento generale delle cose?

Alex Krainer: È difficile prevedere con precisione gli sviluppi. I documenti sono usciti da pochi giorni. Quello che si osserva, però, è che una parte del mondo politico sembra essere in preda al panico. Probabilmente è anche per questo che si è cercato subito di spostare l’attenzione su Putin, soprattutto attraverso media americani e britannici — in particolare britannici — senza presentare prove concrete.

Il caso, per come è stato costruito, appare poco credibile, quasi ovvio nel suo tentativo di distrazione. Più che una narrazione solida, sembra un segnale di disperazione, un tentativo confuso di deviare l’attenzione.

L’effetto principale, a mio avviso, sarà una perdita ulteriore di credibilità. In realtà quella credibilità era già compromessa, ma questo potrebbe rappresentare un colpo decisivo.

Il punto è che non esistono solo i cosiddetti “cattivi”. Esiste anche un gruppo molto più ampio di persone che hanno sostenuto le strutture di potere per convenienza: per denaro, per opportunismo, per interesse personale. Finché il sistema appariva solido, era possibile giustificarlo. Ora diventa molto più difficile.

Per questo penso che questi documenti possano accelerare la disintegrazione di un certo assetto imperiale. Inoltre, mettono sotto i riflettori un nome preciso: Rothschild.

Dai documenti emergerebbe un pagamento di 25 milioni di dollari a Epstein per “lavoro”, senza ulteriori specificazioni. Se si finanzia qualcuno per un’attività non chiarita, è legittimo chiedersi quale fosse la natura di quel rapporto. E se a quel finanziamento si collegano accuse gravissime — torture, abusi, pratiche orrende che stanno emergendo — allora il danno reputazionale diventa enorme.

Secondo questa interpretazione, quella famiglia sarebbe stata al centro dell’impero britannico e, più in generale, dell’architettura occidentale di potere. Se il loro nome viene associato stabilmente a questo scandalo, si tratterebbe di un colpo molto pesante.

È possibile che i media convenzionali, col tempo, tentino di far scivolare la vicenda in secondo piano. Ma il caso è troppo sensazionale per scomparire del tutto. Sui social network continuerà a circolare, e lì l’impatto reputazionale può essere ancora più forte.

Le conseguenze precise sono difficili da prevedere, ma è plausibile che gli effetti siano profondi.

Conduttore: Alex, quale sarà l’impatto dello scandalo Epstein sul quadro geopolitico e sulla credibilità delle élite?

Alex Krainer: — Guarda, finalmente si vede che Putin non è “il cattivo”, perché si oppone ai cattivi veri. Questo rafforza la credibilità della Russia sul piano internazionale, come paese che sostiene la famiglia, i valori e l’ordine contro chi sfrutta e abusa dei più deboli.

Allo stesso tempo, gli americani “filantropi” come Bill Gates, che fino a poco fa erano idolatrati in Europa, ora vedono crollare la loro immagine: la pubblicazione dei file Epstein rende evidente l’associazione con crimini, manipolazioni e sperimentazioni eugenetiche.

Epstein finanziava esperimenti eugenetici, connessi a Gates, Rockefeller, Roschild e altri. Si tratta di progetti di creazione e distruzione di razze, di esperimenti estremamente controversi. Il pubblico comincia a rendersi conto della portata delle operazioni: cannibalismo, tortura e altri crimini orrendi.

La reazione dei media convenzionali sarà tentare di minimizzare, ma sui social network e nelle reti alternative la storia rimarrà in evidenza, troppo spettacolare e sensazionale per sparire. Ci sarà inevitabilmente una perdita di credibilità profonda per gli attori coinvolti.

Questo scandalo potrebbe accelerare la disintegrazione dell’impero occidentale, mettendo sotto pressione famiglie come i Rothschild, che compaiono direttamente nei documenti come finanziatori di Epstein. Se paghi milioni per “lavori” senza specificarne la natura, diventa chiaro che finanziano azioni criminali.

Di conseguenza, si vede un effetto collaterale positivo: la verità emerge e può essere messa al servizio della pace. Le operazioni segrete e le manipolazioni vengono smascherate, offrendo una finestra di opportunità per un nuovo equilibrio geopolitico.

Vorrei ricordare la metafora di Confucio: “Quando un grande albero cade fa più rumore di una foresta che cresce.” Qui i grandi alberi del potere corrotto stanno cadendo, attirando attenzione e paura. Ma contemporaneamente i semi del nuovo ordine crescono silenziosi, senza clamore, con un potenziale di sviluppo positivo enorme. Dobbiamo osservare questi semi e sostenerli, perché rappresentano il futuro dell’umanità e delle prossime generazioni.

Questo è il momento della storia in cui grandi strutture cadono, ma le fondamenta del nuovo mondo stanno prendendo forma, più solide e più giuste. La transizione è delicata, ma il percorso è chiaro: dalla caduta del vecchio sistema emerge la possibilità di costruire qualcosa di migliore, duraturo e umano.


PS – A seguito della pubblicazione del video sul canale Il Vaso di Pandora, e prima di questo post, si è saputo che i Clinton testimoniano in modo condizionato, cioè non vi saranno registrazioni audio, video, fotografi o giornalisti, testimoniano a porte chiuse. Per cui ne sapremo come prima.


Lascia un commento

Categories: Geopolitica

Leave a reply