Come si riesce a guarire dalla dipendenza da cibo? Qual è la differenza psicologica tra l’essere magri e grassi?

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Non si guarisce, si può solo passare dalla dipendenza di certi cibi a quella di altri cibi.

Prima che mi si dica che non ho capito la domanda, la mia risposta riguarda tutti, ad eccezione di coloro che non possono fare a meno di pensare al cibo e procurarsene ad ogni occasione senza una misura della reale esigenza calorica, nutrizionale e di concetto di salute, poi non è detto che anche questi ultimi trovino un piccolo appiglio in ciò che segue.

Prima di tutto ritengo la parola “dieta” l’equivalente di una tortura solo a pronunciarla per chi deve seguirne una. Il motivo è ovvio, una dieta, qualunque essa sia propone restrizioni verso determinati cibi e/o nella quantità d’altri, di punto in bianco.

I motivi per me sono un paio:
– dipendenza
– mancanza di consapevolezza.

Sulla dipendenza è molto facile rispondere, c’è è reale e tangibile per tutti quelli che hanno dovuto seguire una dieta, soffrono a non poter accedere al loro cibo gradito, questo di per sé dovrebbe bastare per convincere chiunque.
L’industria alimentare difficilmente immette sul mercato prodotti che la gente non vorrebbe più ricomprare, sanno esattamente cosa introdurre nel cibo per ottenere da subito il gradimento e la voglia di riassaggiarlo in funzione del target per assicurarsi che i loro affari vadano per il meglio, ovviamente rimanendo all’interno delle norme stabilite nel paese dove vorrai venderlo.
Ad avvalorare la tesi della dipendenza ci sono anche degli studi che dimostrano quanto i cibi gustosi attivano la produzione di dopamina, come alcune droghe. DIPENDENZA DA CIBO 
Altri studi hanno provato che per portare il nostro cervello a pensare al prossimo pasto con i cibi di una dieta ideale, essa deve durare almeno sei mesi, permettetemi di dire che è un po’ come imparare una lingua, prima o poi cominci formulare i pensieri direttamente nel nuovo idioma.
Raggiunto questo stadio hai una nuova dipendenza, si spera verso cibi salutari.

La maggioranza mangia qualunque cosa gli piaccia pensando d’averne diritto senza alcuna valutazione e consapevolezza di alcuni parametri, eccetto quello di soddisfare i propri desideri ritenuti primari e da proteggere da pressioni per rinunciarvi o sostituirli con altri migliori. Qui manca totalmente la consapevolezza di cosa si sta facendo con il cibo che si mangia e di qual’è lo scopo principale.
Si dovrebbe mangiare solo quello che fa bene al tuo organismo e quando ne ha bisogno.
Ci si dovrebbe informare dettagliatamente di tutto quello che si mangia, cosa c’è che non fa bene, consolidare questa informazione e trovare dei sostituti fino a che i cibi cattivi non li hai sostituiti tutti.
Non importa quanto tempo ci vorrà, ma l’importante è iniziare e possibilmente coinvolgere chi vive con te per evitare di fare la fine di colui che a tavola diventa “diverso” mandando in frantumi i buoni propositi e anche al raddoppio della spesa e quant’altro. Si comincia con l’incrementare il consumo di cibi della tua terra, aumentare la quota bio, eliminare tutti i cibi con additivi inutili, le bevande gasate, i superalcolici, i fritti, e ridurre gradualmente di un bel po’ anche latticini e suoi derivati, carni rosse, puntare su prodotti integrali e usare le cotture migliori per mantenere gran parte dei micronutrienti.
Si tratta di farsi una cultura, con fatica e determinazione, variando spesso fonti e generi, oggi il mercato offre grandi possibilità, non si tratta di diventare vegani o vegetariani, si tratta d’eliminare quello che non fa bene, e attuare una specie di ricondizionamento che nel lungo tempo farà solo bene, apporterà dei benefici anche all’intestino se si attua un giusto bilanciamento di calorie/proteine/grassi/minerali/vitamine con verdure/pasta/legumi/frutta/bevande vegetali/. C’è da dire che non si smette mai d’imparare, ma una volta che hai raggiunto un certo stadio di adattamento, cominci a pensare alla spesa con in testa il nuovo cibo. Mediamente, come già indicato, servono 6 mesi per consolidare una scelta di un prodotto alimentare.

Anche i pasti si dovrebbe riorganizzare, ma sarebbe una scusa per dilungarmi, però spendo due righe solo per coloro che mangiano continuamente in modo compulsivo. Bere acqua non serve a nulla perché esce dallo stomaco troppo rapidamente lasciandoti la fame, fatevi ogni tanto un frullato di verdure che contengono poche calorie e fanno volume aggiungendo lì l’acqua perché non potrà uscire dallo stomaco se prima non è stato processata la verdura, non è buona? Aggiungete un po’ di spezie, un mix di coriandolo, curry e curcuma tutto in polvere, una spruzzatina basta e pochissimo sale rosa. In questo modo si frenano i danni per le troppe calorie ingurgitate con un perché, uno scopo, in modo sistematico per raggiungere un obiettivo con piena consapevolezza.

Occorre avere un senso civico a riguardo la propria salute in contrapposizione dell’industria alimentare che è in grado di proporti dei cibi così gustosi che tu vanti il diritto di mangiarli facendo il loro gioco a danno (nel tempo) della tua condizione fisica.

Mangiare non deve essere una moda dettata dai piatti che i vari chef stellati propongono in TV o si vedono realizzare rapidamente da mani esperte, non servono 10 o 15 ingredienti, alla sera basterebbe un’insalata con olio extra vergine di oliva della Sicilia, sale rosa e pane integrale magari di grani antichi italiani e tutto bio, sono TRE ingredienti. È un pasto che ti consente di digerire tutto prima d’andare a dormire al contrario di chi aspetta la sera per mangiare una fiorentina con la digestione che termina poco prima d’alzarsi la mattina dopo.

Di esempi se ne possono fare a bizzeffe ma la consapevolezza per me è la migliore amica per evitare una dipendenza alimentare, ops, modificare la dipendenza alimentare.

Per quanto riguarda l’aspetto psicologico di chi è grasso e chi è magro non posso dire gran ché ma vedo persone che si vantano della loro stazza come fosse una cosa rassicurante, un po’ come accade presso certe popolazioni indigene dove il proprio capo è bene che sia grasso perché è sinonimo di potere, fino ad arrivare ad una tribù in Etiopia che fa la cerimonia del grasso. Il link potrebbe contenere immagini fortihttp://www.dagospia.com/rubrica-….
In definitiva chi ingrassa smisuratamente spesso ha una forte insicurezza e dovrebbe farsi aiutare a risolverla.

Invece se sei a posto ma la bilancia segna tre kg in più rispetto al valore che ti eri proposta di non superare e vai in disperazione, proprio non lo capisco, questo non è un problema alimentare, ma di relazione con il proprio corpo e mi piacerebbe leggere di qualcuno che esamina quest’aspetto meglio. Nel mondo della moda Oliviero Toscani, vedi questo post: Anoressia, Oliviero Toscani ha passato il segno, pubblicò la foto di una modella anoressica per sollevare un problema che veramente mette in crisi più di una ragazza che per corrispondere ad un’immagine si rendono oggetto di atroci privazioni alimentari andando a vomitare spesso quello che mangiano, perdendo il senso della misura e del proprio benessere perché affrontato di nascosto senza alcun controllo e tutto questo non è molto diverso da chi vuole cambiare altri parametri del proprio corpo, come seni e labbra per le donne e capelli per gli uomini ma anche qui ci sono delle forme devianti e fobiche che andrebbero curate dallo specialista giusto, piuttosto che passare dal chirurgo sempre condiscendente solo per denaro.


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