Immolarsi in Ucraina come i monaci del Tibet ma per disperazione.

NON SIAMO SACRIFICABILI
NON SIAMO SACRIFICABILI
L’immagine proposta in copertina (un mix tra IA ed elaborazione successiva) è mediata per ridurre l’impatto e rappresenta esclusivamente una voce di protesta.
2–3 minuti

Ho appena visto un video proveniente dall’Ucraina che non mi sarei mai aspettato di vedere. Una video camera di sorveglianza collocata di fronte ad un tribunale ha registrato immagini drammatiche sulle conseguenze estreme a cui vengono spinti i cittadini a causa della mobilitazione con i reclutatori obbligati a prelevare i soggetti scelti con la forza ammanettandoli, non dopo una strenua lotta del prescelto spesso aiutati dai cittadini, a volte va bene a volte no.

Ma darsi fuoco, no!

Circa nel 2013 in Tibet ci fu una forte opposizione contro le politiche cinesi riguardo il loro territorio e in quell’anno i giovani monaci tibetani che si immolarono nella pubblica piazza per protesta arrivarono a 118. Un numero ragguardevole, ma pur nella tragicità parliamo di persone che si sono lungamente preparate per affrontare quel momento.

Non è il nostro caso.

⚠️ Seguono immagini forti.

Questa donna rivolta al tribunale della regione di Kiev, davanti al quale c’è un agente, lascia cadere la borsetta a terra e nell’altra regge del liquido infiammabile.

La donna di 35 anni inizia a versarsi il liquido addosso. L’agente capisce e inizia a scendere dalla scalinata.

Adesso è pronta a darsi fuoco, profitta del passaggio di due auto che bloccano l’agente per mostrare a braccia leggermente aperte come per dire “Avete visto quel che mi avete costretta a fare?“

Tra la prima e la seconda auto, passano 2,5 secondi, durante il quale l’agente vede e aspetta di correre verso il centro della rotonda.

La seconda auto non fa in tempo a passare, che lei si da fuoco.

L’agente dopo che ha visto che si dava fuoco per davvero, corre dentro in tribunale, prende un estintore d’emergenza ed esce di corsa. Sono passati appena 10 secondi.

Attualmente è ricoverata in un ospedale di Kiev con l’80% della pelle, ustionata.

È stato riferito che lei e suo marito avevano intentato una causa per il rinvio della mobilitazione, ma è stata respinta.

La sicurezza di morte certa se si va al fronte, è un dato assodato che tutti gli ucraini sanno, il fortissimo legame della coppia ha fatto scoppiare questa tragedia, probabilmente il gesto era stato preparato in previsione di una risposta negativa e, credo, all’insaputa del marito.

Il fatto che sia apparso su internet mi fa sperare che qualche impiegato delle istituzioni nelle possibilità di gestire le registrazioni delle telecamere di sorveglianza, abbia avuto il buon cuore di far sapere ai propri cittadini cosa sta accadendo, anche se penso che essendo nella regione di Kiev, la voce nella capitale si sia diffusa anche senza internet.

Per chi magari leggesse fra qualche anno questo post, dico che non si tratta di un caso psicologico disperato, perché tutto il paese sta opponendosi alla mobilitazione in mille modi come ho scritto in un post dedicato: A Napoli fingono per ottenere l’invalidità, in Ucraina fanno sul serio ma per salvarsi la vita. E molti non hanno avuto fortuna, sono morti cercando la libertà.

Fate circolare.

Grazie.


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