Perché è difficile per un ateo credere in un essere superiore?

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Per spiegare come si arrivi alla divinizzazione di un soggetto basta guardare al “culto del cargo”, spiega tutto, certo che qualche millennio fa ci erano andati pesanti i visitatori, se non lo vogliamo capire è un’altro paio di maniche, ma allora perché i teologi ne hanno fatto tre religioni monoteiste? Significa che qualcosa c’è, c’era, è successo!

Poi quando i teologi hanno fatto il loro lavoro di divinizzazione, assegnando ad un unico soggetto l’appellativo di Dio, poteva andare bene per la loro epoca, però hanno nascosto 11 libri della Bibbia, cosa avevano di così scomodo? Oggi anche senza quegli 11 libri scomparsi o bruciati, riusciamo a comprendere tutto ugualmente, e non è difficile capire che in quel libro si parla della storia di un personaggio che gestiva un popolo con rigore militare. In un nuova lettura, consapevole e razionale, il famoso Dio scompare, si scopre che è pura invenzione.

Gli atei non sono un bacino di persone con la fede che non ha ancora trovato la velocità di fuga giusta dalla gravità della chiesa, non basta farlo riflettere, appellarsi ai sensi di colpa antichi e oramai dimenticati come fossero la chiave per riattivare quello che non siamo più.

Probabilmente all’inizio le religioni hanno avuto anche un ruolo fondante, regole giuste per alcuni popoli o situazione economico sociale locale, l’uomo ha bisogno di regole per convivere soprattutto con la nascita di centri urbani, dove la legge tribale è inaccettabile, poi ci sarà una ragione se il matrimonio è stato regolato, se esistono regole per il cibo, ma l’islam ha ben altre regole, gli ebrei anche, perché? La chiesa si propone come se fosse quella universale, l’islam come se fossero ancora una tribù dove il numero conta per non farsi sopraffare da quella che sta due valli più in là e gli ebrei per la superiorità economica con l’aiuto di una raffinata formazione mentale della torah, non è una bazzeccola leggerla senza punteggiatura e spaziatura. Mediatate. In Israele c’è un’elevata concentrazione di nobel e brevetti importanti.

Ma a parte queste considerazioni, credete in Dio? Allora che cosa vi rompe se al mondo c’è chi non ci crede, dovete andare in sbattimento se giorno dopo giorno intorno a voi aumentano coloro che affermano di non credere in Dio, qualunque Dio?

Siamo atei nostro malgrado, nonostante siamo agnostici, perché oramai si segue il ritmo delle festività che fanno parte della nostra cultura oltre che essere storia, feste carine come il natale che è il periodo dell’anno più difficile a causa della cattiva stagione, negli ultimi decenni non più, si potrebbe produrre senza alcun problema, ma prima dell’era industriale con la vita basata esclusivamente sull’agricoltura, aveva un senso, riunirsi intorno ad un fuoco, oggi invece si corre alla spiaggia a 5000 km, a godersi la vita in una spa o a sciare.

Essere atei non significa rinunciare alle nostre origini, ne deve essere una fonte di una necessaria riconversione, non succedono le parabole come nella bibbia.

È molto più facile che sia vero quello che c’è scritto nella Bibbia, che almeno è un testo che abbiamo, quindi, tangibile e consultabile, piuttosto che qualcuno dimostri l’esistenza di Dio.


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