L’impatto ambientale è ELEVATISSIMO.
Basta solo pensare agli incidenti con le petroliere con carico a bordo, a tutte le attività di pulizia delle stive fatte in alto mare, alla pratica di scaricare rifiuti tossici in fondo al mare affondando la nave stessa e incassando anche denaro dall’assicurazione.
Quando avviene un incidente con una petroliera con sversamento del greggio in mare, c’è una porzione di prodotto che affonda coprendo vaste aree del fondo marino uccidendo la vita, altra porzione che avendo un peso specifico più leggero non si deposita ma nemmeno galleggia, ma per fortuna buona parte galleggia consentendo recuperi con buone percentuali, senza considerare altre frazioni di greggio volatile che si immette nell’aria.
Includo i rifiuti perché anche quella è una merce, è un sotto prodotto della merce trasportata da altre navi o faceva parte del medesimo ecosistema.
Il mare nasconde in modo pressoché definitivo il nostro inquinamento, ma tutto ci torna indietro.
Come?
Pesci con contaminazioni da metalli e quant’altro.
Non c’è scampo, terra, acqua e cielo sono inquinati.
A titolo informativo c’è un’area nell’Oceano Pacifico in cui sembra si accumulino i rifiuti di plastica, la chiamano isola di plastica, una volta ce n’era solo una, questa è la seconda e copre 2,6 mln di km quadri, e se metto una fabbrica di plastica su una nave, avrebbe la materia prima gratis per sempre pulendo il mare e guadagnandoci facendo fare la spola ad altre navi per il trasporto della produzione “locale”.
Recenti ricerche dicono che il nostro mediterraneo non è molto dissimile.
In Adriatico 20/25 anni fa si poteva fare pesca sportiva e tornare in porto con qualcosa, provaci adesso! Ma qui subentrano anche altri fattori, la pesca forsennata ha arricchito una generazione (nel vero senso della parola), per poi chiedere sussidi (e li hanno avuti) dopo che il mare era stato depredato della fauna ittica superando la sostenibilità. Ora continuano la pesca altrove, ad esempio al largo del Senegal, mettendo in croce i pescatori locali che vivono di pesca.
In Adriatico e in generale nel Mediterraneo, di pesce ce ne sarebbe per sempre, basta darsi una regola su tempi e metodi, quantità, taglia del pescato. È tutta una questione di saper vedere e non di fare finta di non vedere. Ad esempio le città costiere con flotte di pescherecci spuntati dalla sera alla mattina non rendeva sufficientemente chiaro quali problemi avrebbero portato o dico fesserie? Perciò tutti i rispettivi sindaci e regioni hanno la loro responsabilità, ma però sono pronti ad elargire “aiuti” a chi si è arricchito senza rispettare le leggi del mare. Motivo? Per non creare disoccupazione.
Dobbiamo liberarci della stupidità della burocrazia, dobbiamo permettere al buon senso di prevalere ove questo abbia ragioni valide d’esistere, ovviamente.
Voglio riportare a titolo d’esempio il caso esemplare di questa signora che ha contribuito a pulire una spiaggia sarda, ma è stata multata in flagrante.
Edit_1
Assurdamente si fa una crociera sulle grandi navi per respirare aria di mare, ma in realtà ci si trova nel luogo con l’aria più inquinata di una metropolitana. Il motivo è determinato da ciò che esce dalle ciminiere della nave, i cui fumi di scarico sono tremendamente più nocivi di quelli di un diesel stradale, 30 volte di più per gli ossidi di zolfo. Il carburante più consumato dai propulsori navali di medie e grandi dimensioni è l’olio combustibile denso, comunemente detto Bunker Fuel o Fuel Oil. Il limite di zolfo è stato abbassato allo 0,1% all’interno dell’area portuale di VE, (ricordiamoci che il limite imposto alle autovetture è del 0,001% cioè 100 volte di meno). E poi ti dicono che l’inquinamento è colpa della tua Panda.
Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.
Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.