Qualunque frutto che tu raccolga nella Foresta Amazzonica è “naturale” e che io ritengo stia al di sopra del “bio”, poi ci sono i prodotti biologici, quelli ottenuti da “coltivazioni intensive” a seguire ed in fondo alla classifica “gli OGM” che metto direttamente nel cestino.
Naturale
Ciò che cresce spontaneamente nelle foreste contiene il massimo del nutrimento, ma meglio cibarsi dei soli frutti che mangiano anche gli animali e non toccare gli altri.
Biologico
Il biologico è ottenuto solo per coltivazione di piante rispettando un preciso protocollo, quindi si scelgono quelle che producono frutti commerciabili e resistenza agli insetti per ridurre a zero l’uso di prodotti chimici ma una lotta integrata usando solo gli strumenti della natura.
Si tratta di una strategia complessa che non entra nella testa dei contadini anziani perché applicando certi metodi bio, avrebbero perdite elevate di produzione perché le loro piante sono resistenti ai prodotti chimici ma non hanno difese contro gli attacchi di insetti.
Il bio parte dal suolo e finisce un istante prima che il frutto sia consumato.
Dopo una opportuna riconversione culturale e del terreno i frutti raccolti sono più nutrienti e senza residui da fitofarmaci o altri prodotti chimici non ammessi nel bio, spesso anche il sapore è migliore.
Dal punto di vista del consumatore possono sorgere critiche perché a volte puoi trovare un ospite all’interno della frutta, oppure tende a marcire più in fretta ma sono le solite critiche che provengono da chi vive un po’ fuori dal mondo in riferimento a chi ha perso ogni contatto o rispetto della natura e guarda al cibo come un servizio dovutogli e a cura di altri.
Dei frutti bio si può mangiare anche la buccia rifornendoci in questo modo anche della pectina, oppure grattugiare quelle di un limone per fare un risotto. In ogni caso il bio è adatto per un’economia a km 0, non per essere consumato in un paese a 12.000 km di distanza.
Un’alimentazione bio se equilibrata e bilanciata contribuisce ad una migliore salute e difesa preventiva da un ampio spettro di malattie, oppure se ti ammali ti passa più facilmente. Il bio preserva la biodiversità territoriale e produce gli alimenti più adatti per alimentare chi vive in quel territorio. È facile intuire che l’andamento del consumo dei grassi dipende dalla latitudine in cui vivi e che ogni ricetta dovrebbe essere consumata dove è nata, anche se in via eccezionale, puoi per una volta mangiare un piatto scandinavo o indiano, quando le cose che ci fanno bene sono diventate sistemiche, altrimenti rischiano d’alterare le nostre abitudini creando nuovi problemi per certificazioni, salute ed economici legati alla presunta libertà commerciale, cioè il globalismo.
Visto che il tema è il biologico, consiglio di leggere questo pdf che lo spiega molto bene in ogni suo aspetto.
https://agricoltura.regione.emil…
Coltivazioni intensive
Tutto quello che non è consentito nel bio, qui è consentito. Dopo l’ultimo trattamento devono aspettare un certo tempo prima di raccogliere i frutti. Rimangono sempre dei residui anche se togli la buccia ai frutti.
Il terreno e l’ambiente soffrono con l’uso dei prodotti chimici che sono responsabili del calo sensibile delle api.
OGM
È quanto di più lontano dal bio si possa immaginare, i frutti sono stati geneticamente modificati per poter resistere meglio al famoso erbicida Glifosato o Roundup (nome commerciale) e poterlo applicare tutte le volte che è necessario senza nuocere alle coltivazioni e bisogno di fare delle rotazioni nei campi.
L’impatto ambientale è catastrofico perché dopo 10 anni si è visto che devono raddoppiare le applicazioni di glifosato.
In Argentina con la soia ci sono numerosi casi di malattie ai bambini e nascituri, qualche anno fa un documentario in TV sconvolse l’opinione pubblica tedesca.
In Canada sul grano, che importiamo grazie ai trattati commerciali, danno il glifosato prima del raccolto per farlo seccare perché non c’è abbastanza sole per concludere la maturazione come in Italia.
Quel grano finisce nella pasta dei maggiori produttori italiani in forma diluita per superare le analisi chimiche e rientrare nei limiti imposti dalla normativa.
Inoltre non vi sono prove di terze parti sufficientemente approfondite e non attaccabili che dimostri che i prodotti OGM fanno bene.
A parte l’alimentazione umana, vi sono altri punti contro:
– impoverimento del terreno
– monoculture (senza rotazione)
– impiego intensivo di glifosato
– i contadini devono acquistare obbligatoriamente le sementi dai produttori dei fitofarmaci
– dagli stessi devono acquistare in quantità sempre maggiore i trattamenti chimici
– i contadini sono stretti in una morsa finanziaria con costi in aumento e prezzi di vendita ribassati per eccesso di produzione (in India con il cotone ci sono stati numerosi casi – 200 – di suicidio, fino a che non hanno trovato il modo di fare senza la Monsanto ottenendo un migliore prodotto e in maggiore quantità).
Forse chi legge su QUORA e mangia carne, non sa che gran parte dei mangimi usati per alimentare gli animali da allevamento sono di derivazione OGM e che nei prodotti per alimentazione umana è concessa una contaminazione fino ad un max dello 0,9%.
Negli USA le lobby hanno ottenuto che nelle etichette dei prodotti alimentari non sia mai presente la dicitura “Contiene OGM” o “Prodotto OGM”.
Perché ho scritto degli extra rispetto alla domanda di base?
Perché le cose buone come il bio non si riescono ad apprezzare fintanto che non si ha chiaro cosa sia l’alternativa.
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