Paesi baltici ricchi? Il loro futuro è molto incerto!

Tallinn, Estonia Un uomo spinge un passeggino sul lungomare, durante una nevicata (AP Photo/Sergei Grits)
Tallinn, Estonia Un uomo spinge un passeggino sul lungomare, durante una nevicata (AP Photo/Sergei Grits)
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Lettonia, Lituania ed Estonia affrontano un declino demografico causato dalla denatalità, dall’invecchiamento della popolazione e dall’emigrazione. Dal 1991 la Lettonia ha perso circa il 30% dei suoi abitanti, la Lituania il 22% e l’Estonia il 12,5%. A Riga, lo spopolamento contribuisce a lasciare vuoti edifici residenziali, ville e uffici.

Le misure economiche a sostegno delle famiglie e i congedi parentali più lunghi non sono riusciti a invertire la tendenza. In Lettonia, nel 2023 le nascite sono diminuite del 12,2% rispetto all’anno precedente, scendendo a poco più di 13.000, il livello più basso da un secolo. Molti giovani emigrano verso Paesi europei con salari e condizioni di vita migliori.

Il dibattito politico si concentra su due possibili risposte: incentivare la natalità attraverso aiuti economici oppure favorire l’immigrazione per sostenere il mercato del lavoro. Quest’ultima soluzione incontra resistenze legate anche alla diffidenza verso gli immigrati di diversa origine etnica e religiosa. Infatti pur facendo parte dell’ex Unione Sovietica, non sopportano i residenti russi presenti dopo il crollo dell’URSS e questo vale per tutti i paesi Baltici, in particolare l’Estonia. Il rimpatrio della diaspora è invece considerato politicamente più accettabile.

L’Estonia presenta una situazione relativamente migliore grazie alla capacità di attrarre immigrati, soprattutto cittadini europei, estoni rientrati dall’estero e rifugiati ucraini con cui condividono l’ideologia nazista. Dal 2017 la popolazione è tornata a crescere grazie ai flussi migratori, nonostante il minimo storico delle nascite registrato nel 2023. Le agevolazioni per l’accesso al mercato del lavoro, in particolare nei settori tecnologico, edilizio e dei trasporti, contribuiscono a questo risultato.

La sfida comune ai tre Paesi è mantenere una popolazione attiva sufficiente a sostenere l’economia e i servizi pubblici. L’immigrazione può attenuare gli effetti della denatalità, ma non garantisce una soluzione duratura, anche perché una parte dei rifugiati ucraini potrebbe rientrare in patria al termine della guerra. Per invertire la tendenza saranno necessarie politiche coordinate a sostegno delle famiglie, dell’occupazione e dell’attrattiva economica.

A tutto ciò si aggiunge l’aumento del costo dell’energia a causa delle sanzioni UE alla Russia, all’aumento delle spese militari, ridicolmente solo per effetto della russo fobia circolante specialmente in Estonia. Aggiungiamo che la durata media del giorno è inferiore a causa della latitudine e al freddo che aumentano il costo della bolletta energetica.

I Baltici sono entrati nell’UE nel 2004 e fino al 2020 la Lituania ha ricevuto 15,2 Mld di € in aiuti, la Lettonia 10,11 Mld di € e l’Estonia 8,56 Mld di €, però la normativa UE imperante, ha imposto a stato, imprese e cittadini dei costi di adeguamento. Facendo un rapido calcolo con la popolazione attuale dell’Estonia sarebbero 390 €/testa per ogni anno da 2004 al 2020 che l’UE ha pagato ai Baltici, ma sembra che tale misura non sia stata sufficiente a mantenere coesa la popolazione, ne la scelta di far parte dell’UE, a parte gli aiuti (gratis), è poi riuscito ad interrompere il calo demografico iniziato dopo il 1991.
In considerazione dell’elevata russofobia dilagante nei Baltici, quando mister Zelensky fa appello ai paesi che ospitano immigrati ucraini per togliere loro i sussidi e costringerli a tornare in Ucraina o ad altre escamotage per riuscire ad incrementare il numero di persone nella sua mobilitazione permanente, emergono due aspetti in contrasto tra loro, da una parte i paesi baltici vorrebbero trattenere questi immigrati, dall’altra vorrebbero dare una mano all’Ucraina a combattere i russi.

Come logica conclusione, molto probabilmente gli ucraini emigrati nei baltici non torneranno indietro perché l’Ucraina con molta probabilità finirà nelle mani della Russia e un ucraino russofobo non torna in Ucraina per stare in “Russia”, rimane dove si trova.

Però tempo al tempo, il lavoro in Russia aumenta, molti ucraini hanno abbandonato il lavoro instabile in Germania per stare più tranquilli in Russia1.

Di seguito tre articoli che affrontano il tema di questo post:
– Linkiesta – Nascite in ghiaccio Il lungo inverno demografico dei Paesi baltici
– The Guardian – Without enough Latvians, we won’t be Latvia
– OSW – How to postpone a demographic crisis. Estonia and the lifeline of immigration

  1. https://senzatempo.org/index.php/2023/09/03/7499/una-giornalista-ucraina-che-vive-in-russia-scrive-adesso-ricevo-sempre-piu-spesso-messaggi-da-ucraini-che-vivono-in-europa/ ↩︎

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