Credere che Dio, così come lo spiega la Chiesa, esista.
I teologi hanno scritto milioni di parole per farci credere a ciò, mentre per i fatti storici, riconosciuti da numerosi intrecci e richiamati da altre fonti, è sufficiente citarli per capire di chi si parla.
Io chi sono per dirlo?
Basta avvalersi delle traduzioni di Mauro Biglino dall’ebraico masoretico: ha dedicato anni a tradurre per le Edizioni Paoline.
Le sue traduzioni sono letterali e filologiche, frutto di un lavoro lunghissimo e inoppugnabile anche dopo numerosi confronti con esperti, teologi, esegeti e rabbini.
Il risultato finale è che, nei testi originali – di cui non si sa chi li abbia scritti – non vi è alcun termine che faccia riferimento al Dio come lo intendiamo noi. Esistono un termine singolare e uno plurale, utilizzati per identificare una classe di persone munite di certi poteri che raramente si facevano vedere.
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