La creatività è mettere a fuoco gli elementi che risolvono un problema, magari li aggiusti numerose volte ma permettono di trovare un punto d’equilibrio tra chi propone e chi ne fruisce.
Prendiamo ad esempio la sedia, che non necessita d’essere inventata, ma è possibile realizzarla in duemila modi e infinite forme, quando ne vedo alcune progettate da architetti le riconosco immediatamente, hanno quel tocco creativo che si vede subito e solitamente assolve al compito in modo superlativo.
L’innovazione presuppone di andare oltre, assemblare qualcosa che fino a ieri non era stato proposto e che spesso ha i connotati di un’invenzione, e proporlo solo se effettivamente è in grado di fare la differenza o aspettare il momento giusto e proprio per questa ragione in molte aziende determinate idee rimangono nei cassetti fino a quando non sono in grado d’essere vincenti sul mercato. Quest’ultimo passaggio deve essere valutato in modo molto obiettivo ed analitico, sarebbe sbagliato lasciarsi trascinare dall’emotività o dall’auto proclamazione. In questi casi meglio tutelarsi con brevetti.
In una prima stesura della risposta ho pensato di più alla parola “invenzione” e non “innovazione” perché sembrava il confronto migliore con il termine “creatività”, due aspetti molto interessanti in campo industriale ed artistico, trascurando il vero senso di “innovazione” che può tradursi come un ammodernamento, un aggiornamento, un metodo nuovo.
Ad esempio l’introduzione dei tablet nei banchi di scuola è un’innovazione, mentre il tablet stesso è un’invenzione e le sue forme o ingegnerizzazione opera di creatività.
Non vi è una creatività migliore di un’innovazione o viceversa in quanto si applicano o impiegano per risolvere aspetti di natura diversa.
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