Indice:
Premessa
Primo errore USA: ignorare la nascita di al-Qaida
Secondo errore USA: l’invasione del Kuwait.
Perché non era solo colpa del colonialismo
Le pressioni
La lettera che doveva scuotere l’occidente
Premessa
I sovietici attaccano l’Afganistan e dopo un po’ iniziano ad arrivare dei jihdaisti che vogliono combattere contro gli infedeli. Tra essi arriva Osama bin Laden, dicono invitato ad andare a combattere da un suo ex professore. Arrivato in Afganistan incontra dapprima Abu Ubaidah al-Banshiri un comandante militare, poi Ayman al-Zawahiri medico, ideologo e stratega politico-religioso egiziano, aveva partecipato alla jihad islamica nel suo paese e da linfa, vitalità e struttura a bin Laden già carismatico per gli aiuti che sta dando alla causa afgana. La fama e il valore di bin Laden arrivano velocemente in Arabia Saudita e in US, i principali contributori finanziari dei combattenti islamici nella lotta contro l’URSS.
Primo errore USA: ignorare la nascita di al-Qaida
Durante la guerra in Afganistan a combattere contro i sovietici non è arrivato un esercito ufficiale ma migliaia di jihadisti (coloro che fanno la guerra santa contro gli infedeli). In totale nei 10 anni si calcola che siano arrivati in diverse date, da diversi paesi rimasti per periodi diversi, circa 40.000 combattenti. In molti di loro si era accesa la fiaccola della rivoluzione e una parte è rimasta in Afganistan a fine guerra, che avvenne il 15 febbraio 1989, i più influenti si riunirono per parlare del futuro della jihad, formare un’organizzazione per estendere l’attività oltre i confini dell’Afganistan.
Il capo supremo, tuttavia, era Osama bin Laden, che deteneva il controllo finanziario.
Non erano solo una diaspora di veterani afgani, ma una nuova organizzazione con una propria agenda e ramificazioni internazionali ed estremamente convinti a far ritornare il vero islam nei paesi islamici.
Gli USA non si accorsero che era nata al-Qaida, un mostro che cresceva autonomamente, andavano bene fin che combattevano e morivano contro i sovietici ma da perfetti ignoranti non si rendevano conto che le motivazioni religiose e ideologiche per cui combattevano non si sarebbero spente a fine guerra.
Per gli USA erano ancora i jihadisti che hanno aiutato la politica estera USA a non esporsi troppo in Afganistan e non si sarebbero mai preoccupati di combattenti che usavano ancora i fucili della prima guerra mondiale, sandali e come rifugi le grotte, magari insieme a pecore. Questo atteggiamento quasi di benevolenza lo si legge e spiega perfettamente nella presenza di bin Laden (figlio e padre) ad una cena alla Casa Bianca insieme ad altri ospiti il 3 maggio 1989 con il presidente Bush senior.
La nascita di al-Qaida è l’evento più ignorato dagli USA che si rivelerà un errore molto tempo dopo, tutti i jihadisti che parteciparono ai combattimenti fecero un salto qualitativo sia ideologico che di preparazione al combattimento.
Dopo la fine della guerra in Afganistan i jihadisti ritornano a casa e in pochi anni il fuoco acceso che avevano dentro ha fatto sorgere disordini in alcuni paesi, e immagino a causa delle rivendicazioni islamiche. Avvennero disordini pesanti in Algeria, Egitto, Bosnia e Cecenia, musulmani contro musulmani per il controllo politico. Questo era il potere dei jihadisti dopo la partecipazione alla guerra in Afganostan.
Secondo errore USA: l’invasione del Kuwait.
Nel 1990 quando alcune storie o fatti cominciarono ad essere raccontati la notorietà di Osama bin Laden, aumento enormemente. Dopo l’invasione irachena del Kuwait, Bin Laden in virtù della sua fama ed esperienza idonea a farsi ascoltare, si è rivolto direttamente ai regnanti sauditi offrendo le forze del suo gruppo di al-Qaida per difendere i pozzi petroliferi dell’Arabia Saudita in Kuwait. I combattenti del gruppo al-Qaida, grazie a persone come lui [bin Laden] ed alcuni egiziani, erano pronti ad offrire i propri servizi per risolvere all’interno del mondo islamico la faccenda. Un’operazione geopoliticamente molto meno rischiosa.
Purtroppo presso i regnanti vigeva una regola diversa, se gli USA si volevano sbattere in prima persona contro l’esercito iracheno, che lo facessero. Bin Laden si assicurò che dopo l’intervento USA in Kuwait, che prevedeva ingenti forze nel territorio saudita, gli americani se ne sarebbero andati. Quindi, la proposta di bin Laden fu respinta.
Un anno dopo la fine dell’intervento in Kuwait, gli americani avevano ancora le loro basi in Arabia Saudita e bin Laden sentendosi profondamente tradito torna in Afganistan e cominciò a denunciare pubblicamente quella presenza colonialista e a parlare contro il regime saudita. Arrivò a finanziare i dissidenti sauditi a Londra.
Questo è il secondo errore americano, l’inizio della divaricazione di bin Laden dal mondo in cui ha sempre vissuto che elegge gli USA a nemico n°1 a ruota Israele.
Tutti i passaggi successivi sono errori in conseguenza del bivio storico tra un certo tipo di islam non in grado di separare la politica dalla religione e il mondo occidentale che non aveva capito che i cammellieri arabi/islamici erano i soggetti a cui pagavano il petrolio e che alcune frange di loro con quel denaro intendeva iniziare ad esportare la jihad contro gli infedeli. Bastava non stuzzicarli per evitare quel che ne seguì.
Con ciò non è che ora abbiamo trovato la soluzione dei continui tra i paesi islamici e l’occidente, ci ha pensato Israele con i suoi false-flag a spingere direttamente l’occidente contro gli stati islamici. Quello che qui raccontiamo è come siano state mal gestite le relazioni con il mondo arabo/islam, e se vogliamo ha origine dalla concessione delle terre che non appartenevano all’occidente, a un gruppo di ebrei sionisti per farci nascere Israele che costituisce una minaccia permanente alla sicurezza in Medio Oriente, ma questa è un’altra storia.
Perché non era solo colpa del colonialismo
Negli anni ’50 e ’60 un insegnante, Qutb, un egiziano che si definiva laico e considerava molti sceicchi “fuori moda”, fu inviato per sicurezza ad insegnare negli USA per due anni e al ritorno ebbe modo di descrivere la società americana così:
Qutb aveva studiato la letteratura e la cultura popolare americana; gli Stati Uniti, a differenza delle potenze europee, sembravano a lui e ad altri nazionalisti egiziani una potenza neutrale e amica, nonché un ideale democratico. In Colorado, tuttavia, Qutb incontrò un’America del dopoguerra diversa da quella che aveva trovato nei libri e visto nei film di Hollywood. “È sorprendente rendersi conto, nonostante la sua istruzione avanzata e il suo perfezionismo, di quanto primitivo sia in realtà l’americano nella sua visione della vita“, scrisse Qutb al suo ritorno in Egitto. “Il suo comportamento ci ricorda l’era dell’uomo delle caverne. È primitivo nel modo in cui brama il potere, ignorando ideali, buone maniere e principi“. Qutb rimase colpito dal numero di chiese in America – ce n’erano più di venti solo a Greeley – eppure gli americani che incontrò sembravano completamente disinteressati alle questioni spirituali. Rimase sconvolto nell’assistere a un ballo nella sala ricreativa di una chiesa, durante il quale il pastore, per creare l’atmosfera per le coppie, abbassò le luci e mise su “Baby, It’s Cold Outside”. «È difficile distinguere una chiesa da qualsiasi altro luogo adibito all’intrattenimento, o a quello che nella loro lingua chiamano “divertimento”», scrisse. L’americano era primitivo anche nella sua arte. «Il jazz è la sua musica preferita, ed è creata dai neri per soddisfare il loro amore per il rumore e per stuzzicare i loro desideri sessuali», concluse. Si lamentava persino dei suoi tagli di capelli:
«Ogni volta che vado dal barbiere torno a casa e mi rifaccio i capelli da solo».
Fonte: https://www.newyorker.com/magazine/2002/09/16/the-man-behind-bin-laden
Dal punto di vista di Bin Laden, gli americani non rappresentano soltanto una forza militare straniera. Sono la materializzazione, sul territorio che considera sacro, proprio di quel mondo occidentale che una precedente tradizione intellettuale islamista aveva già descritto come culturalmente e moralmente corrosivo.
Bin Laden prima del caso Kuwait non era a priori contro l’America, ma l’evoluzione ideologica che ebbe rese la presenza militare USA in Arabia Saudita non un problema geopolitico, ma l’arrivo di un modello culturale già considerato corruttore e incompatibile con la società islamica.
I nostri politici in occidente, dopo oltre 60 anni non lo hanno ancora compreso, e non si chiedono neppure perché devono o stanno seguendo agende extra-nazionali accogliendo migranti islamici in una quantità tale da rendere lo scontro sociale inevitabile. È indubbio che tutto il mondo islamico ha preso un certo impulso, riscontrabile anche in certi comportamenti dei migranti arrivati in Italia per evitare il carcere o la condanna a morte nel loro paese.
Le pressioni
Dopo i fatti del Kuwait, bin Laden nel 1991 torna in Afganistan, ma nel 1992 lo lascia stanco delle discussioni all’interno del gruppo e per la paura che l’Arabia Saudita cercasse di ucciderlo.
Arrivò in Sudan con le tre mogli e i 15 figli, poi lo raggiunse anche Zawahiri che non poteva tornare in Egitto.
Il Sudan era guidato dal re filosofo degli ideologi islamisti, Hassan al-Tourabi, laureato all’Università di Londra e alla Sorbona, che stava istituendo la Sharia e cercando di stabilire in Sudan la repubblica islamica ideale che Zawahiri e bin Laden desideravano nei loro paesi. Bin Laden si sentiva al sicuro e circolava senza scorta, si era messo pesantemente in affari, costruzione di strade, aeroporti, allevamenti di cavalli, addestramento cani, acquisto petrolio per il Sudan ed altro.
In parole povere fece in quattro anni più opere civili creando posti di lavoro, di quante ne faccia un corrispondente governo europeo di oggi. L’unica differenza sta nel fatto che anziché dare lavoro a uomini corrotti, lo dava a uomini di al-Qaida. Comprò una fattoria a Zawahiri con ampi spazi per addestrare le reclute e il confine con l’Egitto era il deserto prive di strade e controlli che gli permise di organizzare alcuni attentati.
Nel frattempo l’Egitto faceva pressione sull’Arabia Saudita affinché bin-Laden impegnasse Zawahiri in altre attività per non dire di consegnarlo. I tentativi sauditi di riappacificazione con bin-Laden non ebbero successo perciò costrinsero la famiglia bin-Laden a vendere la quota dell’azienda di famiglia detenuta da Osama bin-Laden e congelarne il ricavato insieme a tutti i conti correnti che aveva in Arabia Saudita, quindi, da quel momento poteva contare solo sulle attività in Sudan, infine gli tolsero la cittadinanza nel 1994.
Anche la sicurezza personale di bin-Laden non era più garantita, subì due tentatativi di omicidio da islamici, ma fallirono. Erano organizzati dai servizi segreti di Arabia Saudita ed Egitto. Zawahiri incrementò le guardie personali di bin-Laden.
La tabella che segue serve per vedere cosa dovette accadere prima che singole nazioni facessero delle azioni mirate per arrestare le attività terroristiche di al-Qaida che era nata per attivare l’islam delle origini nei paesi islamici ma poi dopo lo “sgarro Kuwait” il principale obiettivo da colpire erano la presenza militare USA e ambasciate in Medio Oriente e Africa.
| Data | Luogo | Obiettivo | Morti / Feriti | Organ.ne | Autore / Note |
|---|---|---|---|---|---|
| 12 Ott. 1990 | Il Cairo, Egitto | Rifaat al-Mahgoub, presidente del Parlamento | 6 / – | Egyptian Islamic Jihad | Zawahiri Problema interno egiziano |
| Ago. 1993 | Il Cairo, Egitto | Hassan al-Alfi, ministro dell’Interno | 2 / ~20 | Egyptian Islamic Jihad | Zawahiri Al-Alfi sopravvisse |
| 25 Nov. 1993 | Il Cairo, Egitto | Atef Sedki, primo ministro | 1 / ~20 | Egyptian Islamic Jihad | Zawahiri Sedki sopravvisse |
| Ott. 1993 | Mogadiscio, Somalia | Forze USA/ONU | 18 / 73 USA | Miliziani somali + rete Bin Laden | al-Qaida: addestramento e sostegno forze somale; il coinvolgimento diretto nell’abbattimento degli elicotteri non è dimostrato in modo equivalente (911 Commission) |
| Giu. 1995 | Addis Abeba, Etiopia | Hosni Mubarak | 2 / – | Egyptian Islamic Jihad | Zawahiri Il presidente egiziano Mubarak sopravvisse |
| 13 Nov. 1995 | Riyadh, Arabia Saudita | Centro di addestr.to Guardia Nazionale saudita utilizzato anche da americani | 7 / ~34 USA | Ispirato da Bin Laden; attribuzione operativa non definitiva | attribuzione ad al-Qaida non provata; la 9/11 Commission dice che nulla dimostra che Bin Laden avesse ordinato l’attacco, pur documentando un precedente progetto di al-Qaida contro un obiettivo USA in Arabia Saudita (911 Commission) |
| 19 Nov. 1995 | Islamabad, Pakistan | Ambasciata egiziana | 18 / 60 | Egyptian Islamic Jihad | Zawahiri; Wright lo definisce il primo grande attentato riuscito dell’EIJ sotto Zawahiri (The New Yorker) |
| 25 Giu. 1996 | Dhahran, Arabia Saudita | Khobar Towers, alloggi militari USA | 19 / 372 USA | Saudi Hezbollah | Non attribuirlo ad al-Qaida: l’inchiesta USA lo attribuisce principalmente/essenzialmente a Saudi Hezbollah; la 9/11 Commission rileva possibili elementi di coinvolgimento al-Qaida, ma non definiti (911 Commission) |
| 7 ago. 1998 | Nairobi, Kenya | Ambasciata USA | 213 / migliaia | al-Qaida + EIJ | al-Qaida, con forte componente egiziana; parte dell’operazione globale contro gli USA (The New Yorker) |
| 7 ago. 1998 | Dar_es_Salaam, Tanzania | Ambasciata USA | 11 / migliaia | al-Qaida + EIJ | al-Qaida, stessa operazione di Nairobi (The New Yorker) |
| 3 gen. 2000 | Aden, Yemen | USS The Sullivans | 0 / 0 | al-Qaida | al-Qaida, tentativo fallito: il battello sovraccarico di esplosivi affondò prima dell’attacco (911 Commission) |
| 12 ott. 2000 | Aden, Yemen | USS Cole | 17 / ~39 USA | al-Qaida | al-Qaida; operazione di Abu al-Hayr/Abu Jidal e Abd al-Rahim al-Nashiri sotto la struttura di Bin Laden (The New Yorker) |
| 11 set. 2001 | New York, Washington, Pennsylvania | WTC Pentagon, United 93 | 2.977 / migliaia | al-Qaida | al-Qaida; operazione culminante della sequenza |
Ma ad un certo punto al-Qaida dovette lasciare il Sudan a causa di quello che definisco un gesto irrispettoso nei confronti dell’autorità del paese da parte di Zawahiri.
Cosa avvenne?
Dopo l’attentato all’ambasciata egiziana in Etiopia, i servizi segreti egiziani seviziarono riprendendoli due giovani legati alla rete di Zawahiri. I ragazzi furono ricattati e costretti a piazzare microfoni nelle abitazioni dei membri della Jihad Islamica. Un tentativo di utilizzare uno dei due per piazzare esplosivi fallì perché i sudanesi se ne accorsero ed arrestarono entrambi i ragazzi.
Zawahiri ottenne di poterli avere per interrogarli, invece li fece giudicare da un tribunale islamico per tradimento con condanna a morte con esecuzione e diffusione della confessione registrata. Si comportò come se fosse il tribunale di uno stato parallelo e ovviamente le autorità dello stato ufficiale ospitante, già sotto la pressione di Arabia Saudita e USA, non tollerarono questo gesto. Bin Laden, la sua famiglia nel frattempo aumentata e seguaci si trasferirono in Afganistan il 9 maggio 1995 perdendo un investimento di 300 milioni di dollari.
Occorre però fare una precisazione, 7 dei 13 attentati indicati nella tabella furono oggetto, prima che avvengano, di avvisi o allerte del Mossad verso la CIA, ma vennero tutte sminuite o non credute. Addirittura un avviso arrivò nove mesi prima e dissero, nonostante l’evidenza, che non vi era relazione tra l’attentato e l’allerta ricevuta. Ma in base a come andò la storia, intuisco che vi fosse una traiettoria precisa, spingere tutta al-Qaida a considerare l’Afganistan come l’unico luogo dove potevano stare al sicuro e poi successivamente attendere il “botto” troppo grande a cui sarebbe seguito un intervento militare massiccio. Ma non in Sudan dove probabilmente non c’erano tutti. Oppure, gli USA volevano colpire l’Afganistan usando come scusa i Taliban e la cattura del capo di al-Qaida. Oppure gli USA sono stati indotti in questa traiettoria grazie alle manipolazioni degli eventi da parte del Mossad.
Molte guerre fatte dagli USA in Medio Oriente da quando è nata Israele, seguono uno schema simile. Questa è l’opinione che mi sono fatto ma se non ci sono prove documentate sui singoli eventi, non posso ignorare quella che a me piace chiamare “la traiettoria“.
La lettera che doveva scuotere l’occidente
In data 7 gennaio 2001 Osama bin Laden scrisse una lettera in due lingue, urdu e inglese, la inviò alla redazione di un giornale pakistano, Nawa-i-Waqt, per la pubblicazione. Anche la FBIS, (Servizio informazioni trasmissioni estere) si accorse della lettera pubblicata e la mise insieme a tutte le altre informazioni raccolte su Osama bin Laden in un unico file che contemplano il periodo che va dal 1994 al 2004. Quindi l’inglese che ho fatto tradurre in automatico a DeepL non si sa se è la versione inglese di bin Laden e una versione tradotta dalla FBIS dall’urdu.
Da rilevare che il primo che si accorse del rilascio di questa raccolta di info su Osama bin Laden in un pdf di 289 pagine in inglese pubblicato dalla FBIS, fu Wikileaks e precisano che il file presenta problemi di riconoscimento ottico OCR [nella versione inglese] ma a noi interessano solo due pagine.
Il quotidiano pubblica la “lettera” di Usama Bin Ladin che invita a uno Stato islamico “globale”.
Rawalpindi Nawa-i-Waqt in Urdu 07 Jan 01 pp 1, 11
[Report by Ikramullah]
[Testo tradotto da FBIS] Lahore — In occasione dell’’Id al-Fitr, ho ricevuto una lettera inaspettata. Alla fine della lettera è scritto il nome di Usama Bin Ladin in urdu e in inglese; tuttavia, sulla lettera non compare alcuna firma di Usama Bin Ladin. Oltre all’indirizzo, sulla busta è scritta in grassetto la parola «personale». La lettera, inviata tramite la redazione di «Nawa-i-Waqt», esprime la determinazione a fondare un nuovo Stato islamico. Sono certo che questa lettera sia stata spedita a molte persone. È stampata su carta colorata di alta qualità. Il timbro postale sulla busta indica che è stata spedita da Lahore. Per il momento, questa lettera viene pubblicata senza alcun commento. Ma una cosa è evidente: si tratta di una lettera dal pensiero rivoluzionario. Che l’autore di questa lettera sia Osama bin Laden o un suo rappresentante in Pakistan, spetta ai servizi segreti scoprirlo. Una mappa del mondo allegata alla lettera mostra i paesi islamici in verde. Accanto alla mappa è riportato anche un versetto coranico, che recita: «E tenetevi saldi, tutti insieme, alla Corda di Allah e non dividetevi tra di voi». All’interno della lettera è riportato un altro versetto coranico: «Che cosa vi è successo che non combattete per gli uomini, le donne e i bambini indifesi che pregano Dio dicendo: “O Signore! Portaci fuori da questa città i cui abitanti sono crudeli e mandaci qualcuno in nostro aiuto». Alla fine della lettera sono riportati i nomi di tutti i paesi islamici i cui confini geografici sono stati cancellati per formare un nuovo vasto Stato con il nome proposto di Stato Islamico Globale. Di seguito è riportato il testo di questa lettera:
“Figli e figlie dell’Islam! Assalam-o-Alaikum [Saluto]. Siete ben consapevoli dei problemi che il mondo musulmano sta affrontando in questo momento. In questo contesto, vorrei rivolgervi alcune richieste. Tutti i movimenti e gli sforzi attualmente in atto da diverse piattaforme per l’affermazione dell’Islam sono, singolarmente, degni di rispetto. Qualunque sia il movimento Tu sei legato a una fonte di benedizione per noi. Tuttavia, oggi La nazione musulmana ha bisogno di un obiettivo comune e forte, affinché ogni suo membro scenda in campo per adempiere alla promessa fatta a Dio Onnipotente, seguendo l’esempio dato dal Profeta Ibrahim. Oggi, i ruoli del Faraone, di Cesare e di Cosroe sono stati assunti da Israele e dagli Stati Uniti, che per primi hanno occupato la nostra Moschea di Al-Aqsa, verso la quale il nostro Santo Profeta recava le sue preghiere. E ora queste cosiddette potenze hanno messo gli occhi sulla Sacra Kaaba e sulla Moschea del Profeta. A soli settanta chilometri dalla Sacra Kaaba, esse sono pronte a mettere in atto questa orribile cospirazione. Voi siete i successori di Khalid bin al-Walid e di Tariq bin Ziyad. Voi siete il popolo amato di Ali [cugino e genero del Santo Profeta]. Voi siete la nazione del Profeta che pregava per noi ogni notte. Oggi, ogni membro del mondo musulmano concorda sul fatto che tutti i paesi musulmani del mondo, i cui confini geografici sono definiti in base a nazionalità, geografia, discordie religiose, colore della pelle e razza, dovrebbero essere uniti in un unico Stato musulmano, dove gli uomini non governino altri uomini. Dovrebbe esserci un unico califfo per l’intero Stato, la cui capitale dovrebbe essere La Mecca. Dovrebbero esserci un’unica moneta e un unico sistema di difesa per questo Stato, e il Sacro Corano dovrebbe costituirne la costituzione. Il nome proposto per questo vasto Stato è «Stato Musulmano Globale». Desidero congratularmi con voi perché, per grazia di Dio, a partire da oggi abbiamo intrapreso il compito di raggiungere un obiettivo estremamente importante e significativo: il predominio dell’Islam su tutte le altre religioni. Indipendentemente dal movimento o dall’organizzazione a cui appartenete, dovete diffondere questo messaggio dalle vostre rispettive piattaforme in modo tale che diventi la voce dei due miliardi di musulmani, affinché si possano intraprendere misure concrete il prima possibile. Figli e figlie dell’Islam! Il conto alla rovescia è iniziato. Avete il programma davanti a voi e Dio vi ha indicato una meta alla vostra portata. La lotta iniziata dagli eroi di Karbala sta per giungere alla sua logica conclusione nei prossimi anni. L’eroe della battaglia di Badr [guerra combattuta tra musulmani e infedeli all’epoca del Santo Profeta] uscirà vittorioso dal disastro durato 1.400 anni, se Dio vorrà. Musulmani! Insorgete come una tempesta e distruggete le potenze diaboliche. Che Dio ci aiuti tutti. Amen, un servitore dell’Islam, Usama Bin Ladin.“
[Descrizione della fonte: Nawa-i-Waqt di Rawalpindi in urdu — il secondo quotidiano pakistano per tiratura, molto stimato]
Opsss, gli USA aiutano i ribelli afgani per 10 anni dal 1979 al 1989 a combattere i sovietici, 12 anni dopo dalle medesime terre, dagli stessi combattenti che avevano ricevuto aiuti umanitari e militari, arriva l’annuncio di un loro progetto di uno stato islamico unico che unisce i paesi islamici in un ipotetico: “Stati Uniti Islamico”.
Boommm. 💣
Per una cosa simile hanno fatto fuori Gheddafi e permesso che la Libia si dividesse in fazioni perennemente in lotta tra di loro.
Era il 7 gennaio 2001 e anche se in occidente non c’era uno straccio di giornale che pubblicasse questa lettera, la CIA lo sapeva. Dimenticavo… anche il Mossad!
Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.
Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.