Questa domanda mi ricorda la serie televisiva “Indagini ad alta quota” in cui vengono esaminati incidenti aerei dalla A alla Z, cercando le cause che hanno portato l’aereo a precipitare.
Effettuano ricerche delle scatole nere anche per anni. Conoscere gli aspetti tecnici di un incidente aereo è importante, perché solo in questo modo si riesce a ricorrere ai ripari, anzi è l’ultima azione obbligatoria al termine di ogni indagine, grazie alla quale potrebbero essere modificate delle norme, procedure, comportamenti, o corretto difetti costruttivi dell’aereo, e a volte un’intera flotta di aerei ha dovuto stare a terra fin che non ha ricevuto l’aggiornamento.
Lo sforzo profuso salva vite umane, aumenta la sicurezza dei voli e assicura le persone della loro sicurezza. Negli USA l’ente che si occupa di queste indagini è l’NTSB e sono piuttosto tosti e concreti nella ricerca delle cause dell’incidente.
L’NTSB ha pubblicato dei rapporti su almeno uno dei 4 voli precipitati il 9/11 del 2001? Io non ne ho visti. Se hanno partecipato alle indagini, erano sotto la sorveglianza dell’FBI. L’NTSB avrebbe cercato le scatole nere perché resistono ad impatti al suolo tremendi, per cui qualcosa ci si doveva aspettare di trovare, così avremmo potuto sapere di più su cosa è successo, anche riconoscere l’aereo dai frammenti, questo avrebbe eliminato molte dispute nate ovunque.
Non è andata così, l’NTSB (che è un’agenzia indipendente) è stata cortesemente messa da parte, le scatole nere non sono state nemmeno cercate.
Ora rivolgiamo l’attenzione alle torri crollate, le ragioni del crollo rimangono un po’ nel vago e soprattuto è stata eretta una cortina fumogena su aspetti rilevanti, alimentando sospetti quando oramai gli USA avevano già dichiarato guerra ad Al Qaeda ed invaso l’Afganistan.
L’organismo che doveva rispondere ad ogni domanda che si facevano gli americani, è un’agenzia governativa, il NIST, ma il rapporto che ha redatto sembra realizzato dall’FBI perché riguarda principalmente la sicurezza nazionale, il controllo dei mezzi di trasporto, gli individui e il collegamento ai DB dei terroristi presenti anche in territori stranieri per bloccarli con le verifiche biometriche se tentano d’usare mezzi di trasporto pubblico.
Nel rapporto del NIST del 2004, non vi erano nemmeno delle indicazioni a riguardo proposte di aggiornamento delle Norme costruttive per grattacieli o un invito agli enti normativi ad aumentare la sicurezza passiva. L’anno dopo il NIST emana norme sulla sicurezza nei grattacieli. Ok, ma non cantate vittoria subito, guardate un po’ come è andata a finire.
USA contro Norme Sicurezza e antincendio nei grattacieli, troppo care per i costruttori.
Per un edificio di 42 piani sono 13 milioni di dollari in più ai costi di costruzione. «La sicurezza non ha prezzo»
WASHINGTON – Due agenzie federali americane sono ai ferri corti per le norme sicurezza e antincendio sui grattacieli, che negli Stati Uniti vennero approvate dopo gli attentati e il crollo delle Torri gemelle a New York dell’11 settembre 2001. La General Service Administration (Gsa), che amministra gli edifici di proprietà federale, contesta le norme sulla sicurezza dei grattacieli basate sul rapporto di un altro organismo governativo, il National Institute of Standings and Technology (Nist), emanate nel 2005 dopo indagini sugli incendi nei grattacieli e di come si sarebbero potute evitare molte vittime negli attentati alle Torri gemelle se ci fossero state altri standard di sicurezza negli edifici.
USA contro Norme Sicurezza e antincendio nei grattacieli, troppo care per i costruttori.
Per un edificio di 42 piani sono 13 milioni di dollari in più ai costi di costruzione. «La sicurezza non ha prezzo»
WASHINGTON – Due agenzie federali americane sono ai ferri corti per le norme sicurezza e antincendio sui grattacieli, che negli Stati Uniti vennero approvate dopo gli attentati e il crollo delle Torri gemelle a New York dell’11 settembre 2001. La General Service Administration (Gsa), che amministra gli edifici di proprietà federale, contesta le norme sulla sicurezza dei grattacieli basate sul rapporto di un altro organismo governativo, il National Institute of Standings and Technology (Nist), emanate nel 2005 dopo indagini sugli incendi nei grattacieli e di come si sarebbero potute evitare molte vittime negli attentati alle Torri gemelle se ci fossero state altri standard di sicurezza negli edifici.
PETIZIONE – «Non c’era bisogno di un rapporto del Nist per comprendere che aumentando le scale di sicurezza si aumenta la possibilità di fuga degli occupanti», ha scritto acido David Frable, ingegnere per la sicurezza negl incendi del Gsa, come riportato dal New York Times (Nyt), all’International Code Council (Icc), che la prossima settimana dovrà decidere se mantenere o meno le nuove norme. «È incredibile che i soldi delle nostre tasse vengano spesi per ostacolare le misure di sicurezza», ha replicato Glenn P. Corbett, professore di tecnologie antincendio al John Jay College di New York, che, come altri sostenitori delle norme di sicurezza, è scandalizzato dal ruolo del Gsa in questo dibattito.
COSTI – Il vero nodo della contesa non è la sicurezza, ma i costi che questa comporta. Per un edificio di 42 piani, i costi aggiuntivi per le strutture antincendio e le scale di sicurezza sono pari a 13 milioni di dollari (9,15 milioni di euro), oltre a 600 mila dollari (422.550 euro) in meno all’anno in mancati introiti per affitti, dovuti al fatto che le nuove strutture occupano spazi e quindi non producono reddito, secondo i dati dei costruttori riportati dal Nyt.
MISURE – Tra le misure contestate, come una terza scala e misure antincendio capaci di resistere anche se colpite da una forza pari a mille libbre al piede quadro (circa 4,9 tonnellate al metro quadro) per edifici di oltre 40 piani, anche luci di sicurezza sulle scale in caso di black-out per edifici alti più di 23 metri (7-8 piani). Ma solo un piccolo numero di grattacieli soddisfa queste tre norme. «Se cambiamo la normativa, allora significa che non abbiamo imparato niente dalla tragedia dell’11 settembre», ha commentato Gary Lewis, un ingegnere che presiede uno dei comitati dell’Icc che ha recepito le raccomandazioni del Nist.
Faccio notare che un sistema antincedio in un grattacielo, usa acqua, non schiuma, polveri o CO2 per abbattere carburante in fiamme, ma hanno richiesto che sia resistente ad un impatto pari a 49 q.li a mt quadro.
Perciò in caso di impatto di un aereo contro un grattacielo, mi ritrovo con un sistema antincendio utilizzabile ma inefficace per spegnere carburante incendiato, tutt’al più eviti che si estenda a carta, mobili, tessuti, plastica, purtroppo il sito sarà accessibile quando il carburante ha finito di bruciare.
Per contro non hanno suggerito di realizzare strutture portanti più robuste agli impatti e resistenti al calore.
Questo dimostra che sanno benissimo che a buttare giù le tre torri del WTC non è stato ne il calore (a loro dire prodotto dal carburante) e ne la mancanza di resistenza della struttura portante dei grattacieli.
Altro aspetto curioso, dopo il 9/11 avrebbero dovuto prevedere delle norme di sicurezza che prevenivano il verificarsi di ulteriori attentati, hai visto qualcosa? L’incremento dei controlli negli aeroporti introdotti a pochi giorni obbligatoriamente in tutto il mondo, o eri con gli USA o contro. Noi come alleati, da quel giorni siamo diventati sempre più servitori. È quasi come se gli USA dopo quell’attentato avessero acquisito dei diritti speciali, in modo simile a quello degli ebrei dopo l’olocausto nel 1945.
Solitamente chi è al potere se la suona e se la canta come gli pare e ti fa credere altro, se è disonesto. Stringendo, chi ha il potere scrive la storia.
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