Alla domenica i cinema si riempivano, alla sera in pizzeria, il sabato si cercava di emulare “La febbre del sabato sera”, molte discoteche aprivano il pomeriggio con musica della hit del momento, molte altre la sera con musica dal vivo ma chiudevano a un’ora decente e soprattutto il volume del suono, già alto era ancora accettabile, (negli anni ’80 c’è stata una corsa indecente tra discoteche a chi spara più decibel).
Se eri fortunato d’abitare vicino ad un bar, frequentato solo dai “grandi” (i più vecchi di te) poteva essere un’occasione per entrare nel giro e imparare a giocare a carte (era il nonno che a casa ti insegnava), oppure a giocare a biliardo (qui ci pensava il papà), comunque si rimaneva lontani da alcol e birra e si tornava prima delle 24:00.
La vita non veniva mai sconvolta nelle abitudini, tutte rimanevano nel sostenibile, ma non tutti quelli che abitavano in città ce la facevano, la droga era già un problema ma solo per i figli di “papa”.
Io in quegli anni ero capace di leggere un libro a settimana e nell’80% dei casi di fantascienza, si andava in biblioteca per le ricerche e anche per vedere se c’era qualche ragazza che conoscevi, non avevo la TV e nemmeno la corrente elettrica fino al ‘76, mi piaceva dipingere, facevo atletica leggera 7 allenamenti a settimana in un periodo in cui lo sport di massa non si era ancora avviato e quando ti vedevano passare per strada correndo a piedi suscitavi un misto tra ilarità e curiosità.
Erano gli anni dell’austerity ’73~’74, quello vero con tutte le macchine ferme la domenica e durante la settima a targhe alterne su tutto il territorio nazionale eccetto chi per questione di pubblica utilità doveva spostarsi in auto come i medici. Così la domenica quando si faceva allenamento e si passava per la strada, anziché stare in fila indiana, ci mettevamo in parata per tutta la carreggiata per km di corsa. Indimenticabile.
Sono gli anni in cui si è vista arrivare sul mercato la 128, ma le FIAT erano piene di difetti a causa dei continui scioperi negli stabilimenti FIAT, e di sistemi di controllo non troppo efficienti, ma erano trattative difficili, l’inflazione correva a due cifre arrivando a toccare il 18%.
Ma il bello era poter girare con un motorino a presa diretta pagando la miscela 150 lire a litro (0,0774 €/litro), meno divertenti erano i carburatori che alimentavano i cosiddetti cinquantini che spesso ti lasciavano a piedi e avevi sempre con te un kit di chiavi e una candela di scorta dentro all’opportuno “bussolotto” di latta appeso sotto il sellino.
Tutte le amicizie, contatti, conoscenze, non erano fittizie ma tutte reali. Alle fiere e sagre locali si partecipava sempre, si vedevano tutti, un po’ di meno quando andavi in chiesa alla domenica, attività da svolgere tassativamente, pena sgridate pazzesche.
Molti film li ho visti nella canonica, si pagava molto meno che andare al cinema ma molto presto iniziai a vedere le proiezioni nelle vere “sale cinematografiche”.
Abitando in campagna, tutto il cibo era a km ZERO nel vero senso della parola, debbo fare uno sforzo per ricordare quello che si comprava, … ah, ricordo, sale, zucchero (scontato in sacchi da 50 kg), formaggio (scontato), farina, olio, quando a natale si faceva il panettone secondo antica ricetta si comprava una lista di ingredienti, ma sto già elencando quisquilie.
Non si andava al mare con tutta la famiglia, era impossibile, chi lavora la terra e ha anche poco bestiame lavora 365/365, si mandavano i figli al mare o in montagna presso le suore che avevano un bagno con spiaggia separata dalle altre con rete metallica per non perdere i pargoletti in affidamento.
Verso la fine degli anni ’70 è stata ridotta l’età per avere accesso al voto da 21 a 18, ho fatto in tempo a votare per il referendum dell’aborto prima di arrivare a 21. Erano anni in cui andava a votare almeno l’80% degli aventi diritto.
A scuola c’erano parecchi movimenti studenteschi, erano nati i decreti delegati con cui si eleggevano i rappresentanti per cercare di disciplinare quello che appariva in modo evidente una coda irrazionale dei movimenti studenteschi degli ultimi dieci anni e nati sul finire degli anni ‘60. Con mia sorpresa giunsi secondo per numero di voti ricevuti.
Quando giravi per strada vedevi solo italiani autoctoni, io ho visto il primo nero andando in chiesa, era un prete, non si vedevano cinesi, non c’erano “vu cumprà”, erano anni in cui gli unici aerei che vedevo erano quelli militari a reazione che venivano a fare le esercitazioni sopra la mia abitazione per ragioni topografiche, era impossibile non fermarsi a guardare quando uno di loro sopra la nostra casa saliva in verticale (immaginate il frastuono) fino a diventare un puntino e poi spegneva il motore e si capovolgeva con la punta rivolta al terreno tornava giù e noi ad aspettare con il fiato sospeso il momento in cui lo riaccendeva (nessuno parlava) e non rilasciavano scie chimiche, anzi, vedevi il fumo di scarico nero, passavano la barriera del suono a 2000 mt dal suolo e nessuno si allarmava, oggi scuoto la testa sconsolato quando in migliaia fanno suonare i centralini se per un caso fortuito un aereo militare deve fare una missione urgente per identificare un aereo senza credenziali e supera la barriera del suono, addirittura devono rilasciare un comunicato ufficiale (ma per favore).
Non c’erano supermercati, era il fornaio locale che vendeva le cose più utili, ma c’era lo scarpolino e magari molti giovani d’oggi non sanno nemmeno cos’è, c’era il sarto (quando compravi un vestito spesso era necessario adattarlo), era il periodo del Loden ma i nonni usavano ancora il tabarro, i jeans sono arrivati verso la fine degli anni ’70 e molti pantaloni erano a zampa d’elefante ed era una moda apprezzata dai giovani, comiciarono a diffondersi i veri Ray-ban firmati, erano ineguagliabili, lo rimangono anche oggi, li acquistai, ora non so più che fine hanno fatto, ho guardato su internet e prenderei 100 € a venderli.
Questo e tanto altro ci sarebbe da dire.
Negli anni ’80 ho iniziato a lavorare tosto e si inizia a perdere il contatto con la realtà, nel senso che ti guardi in giro un po’ di meno, il mondo del lavoro era un universo nuovo, difficile, di competizioni.
Non è vero che negli anni ‘70/’80 non vi fossero computer 🙂
A cavallo tra i due decenni presi uno ZX Sinclair prima che Commodore e Amiga spopolassero con i primi giochi. “Space Invaders” era solo un gioco da bar di fianco al flipper. Purtroppo il mio Sinclair aveva una ROM da 8 kb e solo (udite, udite) 1 kb di RAM e il basic precaricato, il processore un clone dello Z80. Un’espansione di RAM esterna da 64 kb costava 350.000 Lire, molto più del Sinclair. Lo collegavo a un televisore in b/n e come supporto di massa esterno un registratore/riproduttore di cassette. Fu così che imparai il BASIC con il manuale in inglese (che non conoscevo), riuscivo a fare un cerchio perfetto usando degli asterischi e avanzavano pochi byte.
Anni dopo, lessi che nel 1986 un possessore di un Sinclair come il mio, forse con qualche aggiunta non standard come un modem e i famosi 64kb di Ram, collegandosi alla rete telefonica bucò il server militare francese Cray-1, all’epoca un supercomputer, che usavano per analizzare i dati dei test atomici che i francesi facevano alle isole Mururoa.
Avevo la consapevolezza dell’unicità di quell’esperienza, non ho mai parlato con un altro possessore di un Sinclair, eravamo mosche bianche. Oggi succede esattamente il contrario, è facilissimo trovare qualcuno che ha il tuo cellulare o computer.
Per lavoro misi le mani anche su un Apple II, su cui sviluppai qualcosa grazie ai rudimenti di basic appresi fortunosamente.
Ma non mancai all’appuntamento dello SMAU del 1982 dove appariva il computer della Apple, LISA con interfaccia grafica, SO Unix, multitasking, (due utenti diversi potevano salvare due file con lo stesso nome ed estensione nella medesima directory), aveva una suite di cinque programmi per la produttività in ufficio, una connessione alla linea telefonica, mentre l’IBM si affacciava sul mercato con il suo primo PC a linea di comando.
Nel ’85 non resistetti e presi un MacintoshPlus con le cui caratteristiche riuscivo a crearmi anche del lavoro.
In quegli anni divertendomi a mettere le mani sui computer mi sono fatto delle basi, ma non iniziai a fare il programmatore (come si vede nel mio profilo sono un Perito Industriale, ma non avevo difficoltà, programmare mi piaceva), perché, all’epoca gli stessi negozi ti davano copie di tutto quello che circolava. Fare un gioco? Come facevi a proteggerlo!
Comunque si stava aprendo una porta gigantesca, quella dell’era informatica che si era appiccicata a tante persone e chi vendeva PC faceva soldi a palate.
Il germe informatico di allora ha portato all’iPhone, FB e Quora e quant’altro, ed io ne ho vissuto la nascita dai primi stadi evolutivi.
In questi medesimi anni si verificavano in Italia parecchi attentati, e vi sembrerà strano ma ricordo esattamente dove ero e cosa facevo quando rapirono A. Moro e quando avvenne la strage alla stazione ferroviaria di BO.
Chi viaggiava in treno non temeva che si fermasse per guasti, ma per paura di attentati, specialmente in galleria nel tratto BO-Roma.
PS
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8 risposte a “Come vivevano i ragazzi negli anni ‘70/’80 che non avevano cellulare, computer ed internet?”
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Umberto Parise
· 6 anni fa
Una finestra spalancata sul passato, lettura davvero gradevole…☺️ -
Cristiana Bini Leoni
· 8 anni fa
molto esaustivo! io forse sono un poco più giovane, comunque mi ricordo lunghissime estati passate sul “muretto” con chiacchiere senza fine e il massimo era riunirsi per formare una scalcinata “band” e cantare le canzoni che conoscevamo… Gli attentati mi hanno sfiorata, ma ricordo benissimo che fermarono mio padre in divisa da pilota Alitalia e mia madre che era bionda perché corrispondevano esattamente ad una coppia ricercata durante il rapimento di Moro… Mi ricordo che quando andavo all’estero (all’epoca l’Alitalia mandava i suoi piloti in sosta negli scali dei voli più lunghi: per esempio Singapore per arrivare in Australia o Rio de Janeiro per arrivare in Argentina) ero strabiliata dagli shopping center, i nostri centri commerciali arrivati soltanto molti anni dopo… E i miei amici erano sempre stupefatti di trovare a casa mia prodotti da tutto il mondo che adesso si trovano facilmente in qualunque supermercato… 🙂 -
Giovanni Bertagna
· 8 anni fa
Che tuffo nel passato, sembra tutto lontano anni luce dal quotidiano… leggendo mi hai fatto ricordare tempi andati che, per molti aspetti, ho vissuto anche io… anche se qualche anno dopo, ma non troppi! -
Jack Grind
· 6 anni fa
Anche io ho iniziato con un Sinclair ZX81 se ricordo bene, 1kb di ram… primi rudimenti di Basic poi passati su commodore vic20 e C64. Bella lettura la tua risposta, molto piacevole e mi ci ritrovo. -
Giovanna Nigro
· 6 anni fa
Quanti ricordi! -
Carmen Ranaldo
· 5 anni fa
Anni da non dimenticare….Vivere in una cittadina meridionale…con il mare in città e la possibilità di farti il bagno.. vicino casa per quattro mesi all’anno…con gli amici…era il massimo. Pericoli zero…e liberta.’assoluta . e con la fortuna di avere dei genitori comprensivi.Oggi ….non so se i ragazzi vivano meglio.. anzi mi picerebbe leggere qualche loro commento. -
Bartolomeo Bresci
· 2 anni fa
I jeans non sono arrivati alla fine dei ’70… 😉 -
Luca Tartaro
5 anni fa
Adolescente maschio + Anni ‘70 + Quartiere Periferia = Motorino.I ragazzi lo sapevano benissimo e già all’età di 12 anni iniziavano a trapanare le orecchie dei genitori. Perché se non avevi la moto eri un solo per sempre, escluso da tutte le compagnie. Le possibilità poi di cuccare una morosa si riducevano a percentuali da prefisso telefonico.
Io stesso, che ero un topino da biblioteca lontano quindi da certe logiche, notando la febbre che aveva sconvolto i miei contemporanei, riuscii dopo varie insistenze a farmi regalare a 15 anni un motorino, soprannominato dopo poche settimane “Killer” perché era talmente sbilenco che tutti cadevano e si facevano male. Ma racconterò di lui un’altra volta.
Il risultato più evidente di tale febbre collettiva fu comunque un altro. Nel giro di poco tempo tutti si trasformarono in meccanici e carrozzieri provetti, c’era gente che girava coi cacciaviti in tasca. Molti dialoghi iniziavano ormai con “oggi la moto faceva uno strano rumore…”. “Ah sì, dicci dicci…”
Nella foto, presa ai box del quartiere, un fiero adolescente mostra orgoglioso al mondo il suo bolide, motocicletta di cui gli espertissimi indovineranno subito modello e peculiarità.

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8 comments
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Umberto Parise
· 6 anni fa
Una finestra spalancata sul passato, lettura davvero gradevole…☺️ -
Cristiana Bini Leoni
· 8 anni fa
molto esaustivo! io forse sono un poco più giovane, comunque mi ricordo lunghissime estati passate sul “muretto” con chiacchiere senza fine e il massimo era riunirsi per formare una scalcinata “band” e cantare le canzoni che conoscevamo… Gli attentati mi hanno sfiorata, ma ricordo benissimo che fermarono mio padre in divisa da pilota Alitalia e mia madre che era bionda perché corrispondevano esattamente ad una coppia ricercata durante il rapimento di Moro… Mi ricordo che quando andavo all’estero (all’epoca l’Alitalia mandava i suoi piloti in sosta negli scali dei voli più lunghi: per esempio Singapore per arrivare in Australia o Rio de Janeiro per arrivare in Argentina) ero strabiliata dagli shopping center, i nostri centri commerciali arrivati soltanto molti anni dopo… E i miei amici erano sempre stupefatti di trovare a casa mia prodotti da tutto il mondo che adesso si trovano facilmente in qualunque supermercato… 🙂 -
Giovanni Bertagna
· 8 anni fa
Che tuffo nel passato, sembra tutto lontano anni luce dal quotidiano… leggendo mi hai fatto ricordare tempi andati che, per molti aspetti, ho vissuto anche io… anche se qualche anno dopo, ma non troppi! -
Jack Grind
· 6 anni fa
Anche io ho iniziato con un Sinclair ZX81 se ricordo bene, 1kb di ram… primi rudimenti di Basic poi passati su commodore vic20 e C64. Bella lettura la tua risposta, molto piacevole e mi ci ritrovo. -
Giovanna Nigro
· 6 anni fa
Quanti ricordi! -
Carmen Ranaldo
· 5 anni fa
Anni da non dimenticare….Vivere in una cittadina meridionale…con il mare in città e la possibilità di farti il bagno.. vicino casa per quattro mesi all’anno…con gli amici…era il massimo. Pericoli zero…e liberta.’assoluta . e con la fortuna di avere dei genitori comprensivi.Oggi ….non so se i ragazzi vivano meglio.. anzi mi picerebbe leggere qualche loro commento. -
Bartolomeo Bresci
· 2 anni fa
I jeans non sono arrivati alla fine dei ’70… 😉 -
Luca Tartaro
5 anni fa
Adolescente maschio + Anni ‘70 + Quartiere Periferia = Motorino.I ragazzi lo sapevano benissimo e già all’età di 12 anni iniziavano a trapanare le orecchie dei genitori. Perché se non avevi la moto eri un solo per sempre, escluso da tutte le compagnie. Le possibilità poi di cuccare una morosa si riducevano a percentuali da prefisso telefonico.
Io stesso, che ero un topino da biblioteca lontano quindi da certe logiche, notando la febbre che aveva sconvolto i miei contemporanei, riuscii dopo varie insistenze a farmi regalare a 15 anni un motorino, soprannominato dopo poche settimane “Killer” perché era talmente sbilenco che tutti cadevano e si facevano male. Ma racconterò di lui un’altra volta.
Il risultato più evidente di tale febbre collettiva fu comunque un altro. Nel giro di poco tempo tutti si trasformarono in meccanici e carrozzieri provetti, c’era gente che girava coi cacciaviti in tasca. Molti dialoghi iniziavano ormai con “oggi la moto faceva uno strano rumore…”. “Ah sì, dicci dicci…”
Nella foto, presa ai box del quartiere, un fiero adolescente mostra orgoglioso al mondo il suo bolide, motocicletta di cui gli espertissimi indovineranno subito modello e peculiarità.

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