Sembra per creare un sistema integrato di gestione delle operazioni complesse durante momenti in cui non c’è il controllo diretto da terra:
Robonaut 2 e Watson: destrezza cognitiva per le future missioni di esplorazione
Le future missioni di esplorazione richiederanno un livello di autonomia mai sperimentato prima nel volo spaziale umano. I piani di missione che prevedono fasi senza equipaggio di complessi veicoli spaziali con equipaggio, durante missioni nello spazio profondo, richiederanno una capacità autonoma coordinata, in grado di mantenere operativo il veicolo spaziale quando il controllo da Terra non sarà disponibile.
Una direzione promettente consiste nell’integrare l’intelligenza direttamente nella progettazione del sistema, sia attraverso l’impiego di principi di ingegneria dei sistemi allo stato dell’arte, sia attraverso la creazione di una rete cognitiva tra un veicolo spaziale o habitat intelligente e le diverse incarnazioni fisiche di agenti cognitivi.
Il lavoro qui descritto illustra gli sforzi compiuti per integrare Watson di IBM e altri servizi di cognitive computing nel robot antropomorfo Robonaut 2 (R2) del Johnson Space Center (JSC) della NASA.
Il documento discute inoltre le future direzioni che questo lavoro dovrà intraprendere.
L’obiettivo finale è realizzare un sistema cognitivo di gestione del veicolo spaziale capace di raccogliere senza soluzione di continuità i dati provenienti dai sottosistemi, determinare le azioni correttive necessarie e fornire i comandi per consentire l’esecuzione di tali azioni.
Questi comandi potrebbero essere destinati direttamente ai sistemi integrati del veicolo spaziale, oppure a un insieme di risorse robotiche collegate al sistema cognitivo.
Un’interessante collaborazione con Woodside offre un promettente analogo per i test sulla Terra: il controllo e la manutenzione di piattaforme offshore normalmente non presidiate presentano infatti vincoli simili a quelli delle missioni spaziali descritte.
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