Se ciclicamente la stella esaminata viene oscurata parzialmente, anche con pochi pixel, questi rappresentano un corpo celeste. Si parla di variazioni di luminosità, ma si aspetta il risultato di più letture prima di confermare di aver scoperto un esopianeta per evitare che sia scambiato con il rumore di fondo.
Considera che la fotocamera di Kepler è da 95 mega pixel.
Questa modalità di ricerca è in grado di individuare solo i pianeti che hanno il piano di orbita intorno alla stella esaminata che combacia con Kepler, tutti gli esopianeti con piani d’orbita sufficientemente inclinati da non permettere di vederli passare davanti alla sua stella, non riusciremo mai a vederli se non in futuro con dispositivi più sensibili e tecnologie più sofisticate.
Si tratta quindi di un’osservazione indiretta, in base alla quale si riescono comunque a stabilire diverse cose, come velocità, dimensioni e orbita relativa rispetto al proprio sole, poi probabilmente in base al bordo di contrasto (ma qui servono ben più di una dozzina di pixel), sfumatura e colore, forse di arriva a valutare se ha un’atmosfera, se è un pianeta gassoso, la massa.
Penso che i dati di kepler servano per formulare le specifiche per futuri progetti che focalizzano l’attenzione solo su un ristretto gruppo di esopianeti, un migliaio, forse qualche migliaio e da qui ottenere maggiori informazioni e ricostruire a grandi linee la storia di quel sistema stellare e magari può anche permettere una migliore comprensione sul sistema solare. L’osservazione delle stelle ha permesso di confermare che il sole fa parte di un sistema binario, composto da due stelle gemelle, ma la nostra gemella non ha una luminosità sufficiente per essere visibile, ma è in grado di perturbare i pianeti esterni e asteroidi nella fascia di Kuiper.
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