Il Regno Unito sapeva che l’espansione NATO era una provocazione ai russi.

Tony Blair e John Major che ridono
Tony Blair e John Major che ridono – (immagine IA)
Per centinaia di volte i militari britannici hanno affermato che l’invasione russa dell’Ucraina è stata “non provocata”, ma documenti declassificati raccontano una storia diversa.
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Documenti britannici declassificati del 1997 mostrano che il governo del Regno Unito era consapevole che l’espansione della NATO verso l’Europa orientale sarebbe stata percepita dalla Russia come una provocazione. Pur sostenendo l’allargamento dell’alleanza, Londra riteneva opportuno procedere gradualmente per evitare tensioni eccessive con Mosca. I documenti indicano inoltre che la Russia, sotto Boris Eltsin, cercava garanzie contro l’adesione di Ucraina e Paesi baltici, mentre negli Stati Uniti molti funzionari consideravano già allora inevitabile il futuro ingresso degli Stati baltici nella NATO.

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‘Provocazione palese’

I documenti britannici mostrano che tra il 1995 e il 1999 la leadership russa espresse ripetutamente una forte opposizione all’espansione della NATO verso est, in particolare all’eventuale adesione di Ucraina, Stati baltici e altre ex repubbliche sovietiche. Mosca considerava questa prospettiva una «palese provocazione» e una minaccia diretta alla propria sicurezza. I funzionari britannici riconoscevano che tali questioni erano particolarmente sensibili per la Russia e che Boris Eltsin ne era profondamente preoccupato. Nonostante ciò, il processo di allargamento della NATO proseguì e gli Stati baltici entrarono nell’Alleanza nel 2004. Il testo evidenzia quindi una differenza tra la narrativa successiva secondo cui l’invasione del 2022 sarebbe stata «non provocata» e la consapevolezza, documentata negli anni Novanta, che l’espansione della NATO sarebbe stata percepita dalla Russia come provocatoria.

«I timori russi erano reali»

I documenti britannici mostrano che, a metà degli anni Novanta, il governo di John Major considerava autentiche e comprensibili le preoccupazioni russe riguardo all’espansione della NATO. Secondo i resoconti diplomatici, i leader russi temevano soprattutto l’accerchiamento strategico e lo spostamento verso est di truppe e infrastrutture dell’Alleanza. Major, Solana e altri funzionari occidentali riconoscevano che l’adesione degli Stati baltici e di altre ex repubbliche sovietiche sarebbe stata particolarmente sensibile per Mosca. Per questo il Regno Unito proponeva inizialmente un allargamento graduale e limitato, accompagnato da una relazione privilegiata con la Russia e da rassicurazioni sulla presenza militare della NATO vicino ai suoi confini.

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Blair e Major hanno rassicurato la Russia sull’espansione della NATO

«Una legge per conto proprio»

I documenti mostrano che, anche dopo l’arrivo di Tony Blair e i tentativi britannici di costruire una cooperazione più stretta con Mosca, la Russia continuò a considerare l’espansione della NATO una minaccia. Alla fine degli anni Novanta, l’opposizione russa fu rafforzata dagli interventi militari occidentali in Kosovo e Iraq, condotti senza autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Secondo valutazioni interne britanniche, molti russi ritenevano che Stati Uniti e NATO agissero unilateralmente, ignorando gli interessi della Russia e utilizzando l’allargamento dell’Alleanza per ridurne ulteriormente l’influenza strategica in Europa. Complessivamente, i documenti evidenziano che le preoccupazioni russe non erano considerate propaganda o pretesti, ma erano viste dai funzionari britannici come autentiche e profondamente radicate.

Per maggiori dettagli vai al link:
L’espansione della NATO ‘provocherebbe i russi’, ha capito il Regno Unito


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