Gli U.S. come pensano di indebolire le ambizioni cinesi su Taiwan?

Credito immagine: GalaxySpace (sono suoi i satelliti della costellazione cinese).
Credito immagine: GalaxySpace (sono suoi i satelliti della costellazione cinese).
La lotta commerciale tra U.S. e Cina con annesse dimostrazioni di forza militare, sta costringendo le aziende americane a cambiare strategia. Questo sarebbe sufficiente a dimostrare chi, tra i due, ha il miglio deterrente.
7–10 minuti

La Cina studia il conflitto Russia-Ucraina, identifica gli aspetti che potrebbero interferire o costituire, comunque, un problema per la Cina stessa.

Uno degli aspetti che piace poco alla Cina è la collaborazione di Elon Musk con il governo USA nel garantire una connessione internet veloce tramite la sua rete di satelliti Starlink nei luoghi isolati in Ucraina. I cinesi pensano che Starlink non sia solo una costellazione privata, ma che esista una collaborazione con i militari.

Per la Cina Starlink è un problema indipendentemente da Taiwan.

La stazione spaziale cinese ha già dovuto effettuare per due volte delle manovre di emergenza per schivare i satelliti Starlink.

Un satellite Starlink è stato trovato in una campagna cinese da un contadino.

I cinesi ritengono che i satelliti di Starlink debbano essere abbattuti, ergo, il satellite trovato dal contadino è l’unico o ve ne sono altri? Da parte USA (la società Starlink) totale silenzio in merito.

Il motivo di tanta preoccupazione da parte della Cina nei confronti di Starlink è evidente, ha il potenziale di trasmettere in tempo reale informazioni dal territorio cinese su aspetti che vorrebbero mantenere segreti, più di tutte quelle che riguardano i militari, a potenziali nemici.

La Cina nel 2021 ha deciso che avrà la sua costellazione di satelliti. Sarà in grado d’usare lo standard 5G già in uso dal 50% dei cinesi.

Ma i militari cinesi cosa avranno voluto implementare nei satelliti della loro costellazione? Per loro è un’occasione ghiotta per spiare oppure distruggere qualche satellite Starlink con un laser? Lo hanno già fatto?

La Cina ha affermato ripetutamente negli ultimi mesi che teme il dominio di Starlink, e possa diventare una minaccia per la sicurezza nazionale, soprattutto se questi dispositivi vengono utilizzati clandestinamente dalle forze armate statunitensi.

La Cina in definitiva teme le tecnologie USA contro le quali si trova sempre in arretrato e che a sorpresa una di esse diventi un trojan (o altro) molto temuto e combattuto a suon di regole imposte in modo sempre più rigido per poter accedere commercialmente al loro bacino di 1,5 mld di utenti.

D’altronde la Cina non ha nascosto che se non ottengono certi risultati tramite le normali vie commerciali, ritengono adeguato ottenerli con la forza.

In questo contesto ogni mossa commerciale o militare nei confronti di Taiwan ha come unico scopo d’offrire una conveniente sponda e toglierla al controllo USA.

Taiwan, sia per la Cina che per gli USA, non è solo un pezzo di roccia popolato, ma su di essa prospera da decine di anni con tecnologie sempre all’avanguardia, la TSMC.

Ecco il cuore del problema.

Sede della TSMC a Taiwan.

In Cina si è parlato pure di nazionalizzare la TSMC, più di recente hanno preteso che sui chip di TSMC ci sia scritto Made in RPC e non Made in Taiwan.

TSMC potrebbe avere difficoltà a ricevere la sabbia dalla Cina, da cui ricavano i loro wafer di chip.

L’interesse della Cina per TSMC è così elevato che faranno di tutto per entrarne in possesso ma preservando la sua integrità.

Ciò è esattamente quel che gli U.S. vogliono evitare a tutti i costi.

Nel frattempo TSMC, per ragioni commerciali e un po’ pensando al futuro sta realizzando una fabbrica in Arizona per produrre chip a 5 nm, una versione ottimizzata per i Mac della Apple in attesa dei 3 nm. L’avvio della produzione di serie è per inizio 2024 con 20.000 wafer (da cui non so quanti chip riescano a ricavare), ed ho l’impressione che la produzione sia appena idonea a garantire le forniture al mercato interno.

La nuova fabbrica di TSMC in Arizona, ha forse costretto la Cina ad affrettare il suo piano strategico sia commerciale che militare o quanto meno ad aggiornarlo.

Ricordiamo che il volume di iPhone venduti in Cina è elevatissimo e i suoi chip sono prodotti da TSMC. La linea di assemblaggio degli iPhone ed altri prodotti di Apple è di Foxconn in Cina, ma potrebbe essere montato anche in stabilimenti realizzati in altri paesi.

La Foxconn ha di recente realizzato una fabbrica di assemblaggio in USA, ma sembra per prodotti top di gamma della Apple. Anche se tutto sembra risolto, rimangono grossi problemi nella filiera di fornitura a partire dalle materie prime utilizzate per esempio dalle batterie che gli vengono fornite da Samsung della Corea del Sud oppure dalla Sunwoda Electronic, con sede in Cina.

La Apple come molte altre aziende hanno parte dei componenti dei loro prodotti che provengono dalla Cina e se questa invade Taiwan riusciranno a cavarsela ancora, ma non in due giorni, serviranno due o tre anni per mettere a punto nuovi accordi commerciali.

Ma il cuore di tutto rimane TSMC per molte aziende clienti, non solo per Apple, e una sua nazionalizzazione da parte della Cina potrebbe dare un grosso e duraturo contraccolpo ai mercati ed un passaggio di mano indesiderato di tecnologie.

In questo modo la Cina avrebbe ottenuto quel che voleva, evitare che tecnologie straniere diventino un problema di sicurezza nazionale.

Di certo questa complessa situazione di equilibri commerciali e ambizioni della Cina per TSMC, non è priva di idee risolutive, tali da rendere vano ogni sforzo cinese di annettere Taiwan.

I servizi di intelligence U.S. e britannici sono così convinti che la Cina un giorno annetterà Taiwan da progettare un sistema automatico che in caso di “conferma dell’invasione cinese” distrugga le fabbriche TSMC.

Ciò renderebbe amara una vittoria cinese e nello stesso tempo permetterebbe agli USA di mantenere un profilo militare di basso rischio, consapevoli che dovranno aprire nuovi canali diplomatici con Pechino per riprendere almeno parte dei commerci precedenti.

Consideriamo che da quell’ipotetico momento, tutti i prodotti informatici potrebbero subire aumenti considerevoli e vedere il tempo di consegna di un’autovettura molto lungo a causa della scarsa disponibilità di chip, nel mentre la Cina offrirà ai mercati occidentali una miriadi di prodotti (auto comprese) a prezzi più che vantaggiosi.

L’EU dirà di no per sostenere la linea USA?

Nel frattempo gli USA potrebbero chiedere alla fabbrica olandese che costruisce i macchinari per la produzione dei chip di non fare forniture alle fabbriche cinesi di chip.

L’invasione di Taiwan da parte della Cina, sarà ricordata come la battaglia dei chip, ma anche come il punto più basso raggiunto dagli USA in politica estera e diplomazia da 50 anni a questa parte quando negli USA c’era Henry Kissinger (tutt’ora vivente a 99 anni).

La visita di Nancy Pelosi (senatrice USA) a Taipei ne rappresenta il punto più basso.

Questa bibliografia sull’argomento “chip” dimostra come sia dirimente nella lotta commerciale U.S./Cina:

Lo scenario disastro di Apple in Cina è reale per FBI e MI5

Taiwan: il piano segreto Usa in caso di attacco cinese

Il legame tra Musk e il Pentagono spaventa la Cina. E lui la loda… – Formiche.net

Ecco come gli USA vogliono bloccare l’invio di chip alla Russia

Sequestrare Taiwan e i chip di Tsmc. La Cina getta la maschera

Quasi completata la nuova fabbrica TSMC in Arizona

China’s answer to Starlink: GalaxySpace planning to launch 1,000 LEO satellites & deliver 5G from space? – Technology Blog


Edit del 08/08/22

Ci sono due modi di fare affari ma uno dei due mette in crisi l’altro.

Quello di Nancy Pelosi attaccata alla poltrona e professionista della politica, la quale pur di strappare l’approvazione del congresso USA per consistenti finanziamenti per eventuali operazioni militari sull’altro versante dell’oceano Pacifico, effettua una visita lampo a Taipei, capitale di TAIWAN che ha avuto come conseguenza logica e prevedibile da chiunque, un’esercitazione cinese che simulava un attacco a Taiwan obbligando la Pelosi a lasciare l’isola solo al termine.

Una visita che ha spostato l’asticella più vicino ad un probabile conflitto a causa di una sempre più probabile invasione cinese di Taiwan.

Inutile dire che le conseguenze per le aziende USA che hanno fornitori sia a Taiwan che in Cina, sarebbero gravi.

Per esempio, Apple acquista chip dalla TSMC poi li spedisce in Cina alla Foxconn. In caso di conflitto ogni spedizione via aerea o mare sarebbe impedita in ogni direzione perché sede di operazioni militari.

Quindi, quale sarebbe il secondo modo di fare affari, per esempio da parte di Apple e sicuramente seguita da altri marchi del mondo IT?

Ricordate che la Cina ha richiesto che sui materiali provenienti da Taiwan volevano che ci fosse scritto Taiwan, China oppure Taipei cinese?
Non era una richiesta per fare pressione, ma una richiesta ufficiale (obbligo) altrimenti la dogana sarebbe stata inflessibile e avrebbe respinto al mittente i materiali con ripercussioni sulla disponibilità di smartphone, PC e quant’altro.

Peraltro sembra che sia una norma di vecchia data su cui la dogana cinese ha sempre chiuso un occhio ma che dopo la visita della Pelosi vuole applicare rigidamente.

Apple ha immediatamente avanzato ai propri fornitori la richiesta d’adeguarsi e di compilare correttamente i documenti di trasporto per evitare problemi. Ad Apple non frega nulla di cosa ci sia scritto tra RPC o Taipei cinese, non aumenta il costo del prodotto finale, ma consente di continuare a produrlo e venderlo.

Ecco che l’atteggiamento egoistico della Pelosi ha fatto venire le palpitazioni a molte aziende USA, anzi, le ha danneggiate mentre lei ottiene, magari 20 mld di $ per far produrre sistemi d’arma e ottenere dalle aziende coinvolte finanziamenti (legali in USA) per la prossima campagna elettorale.

Il mondo va male, perché ognuno guarda solo il suo orticello.

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